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Caccia, eliminati i 55 giorni massimi di stagione venatoria in Lombardia

Regole più larghe approvate in commissione dalla Regione: la soddisfazione della giunta e la rabbia degli animalisti

Regione Lombardia prosegue nella modifica delle regole sull'attività venatoria. I consiglieri regionali, in commissione, hanno approvato alcuni emendamenti alla legge regionale in vigore per eliminare, anzitutto, il limite di 55 giornate di caccia all'anno. Con un secondo emendamento si misureranno le distanze tra i capanni seguendo la morfologia del terreno e non la linea d'aria. Infine si impedirà la revoca di autorizzazioni ai capanni in seguito alla riforma del catasto, che ha eliminato la classe "fabbricati rurali". 

Caccia, in Lombardia è escalation

"Crediamo fortemente nell'utilità della caccia e vogliamo agevolare l'attività venatoria aggiornando la normativa alle esigenze di cacciatori e territorio", ha commentato entusiasta Fabio Rolfi, leghista e assessore all'agricoltura. Per il politico del partito di Salvini, il limite di 55 giornate di caccia "impediva ad alcuni cacciatori di concludere la stagione". Lo stesso Rolfi dichiara apertamente che l'eliminazione di questo limite consentirà in futuro di estendere il periodo di 'prelievo' di alcune specie come il cinghiale.

L'assessore parla di "semplificazione amministrativa", citando le nuove modalità di segnatura dei capi sul tesserino che ora può essere fatta anche dopo avere raccolto il capo. "Il nostro obiettivo è rendere più chiara la normativa e più sicura l'attività. La sburocratizzazione è tra le linee guida della nostra amministrazione e i provvedimenti approvati oggi vanno proprio in quella direzione", afferma.

Gli animalisti contrari

Tutt'altra reazione quella di Riccardo Manca (vice presidente di Animalisti Italiani Onlus), che inizia ricordando che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato. "Le vittime della caccia, dal primo settembre al 9 novembre, ammontano a 9 morti e 24 feriti", commenta Manca: "La caccia è un massacro legalizzato di vite umane e non umane, le istituzioni non possono restare sorde di fronte alla sempre crescente sensibilità degli italiani nei confronti della vita degli animali". E Manca rinnova l'appello al ministro dell'ambiente Sergio Costa per estendere lo stato di calamità agli animali selvatici nelle undici Regioni che hanno richiesto lo stato d'emergenza, Lombardia compresa, dopo i recenti temporali. 

"Bisogna dare la possibilità agli animali sopravvissuti al maltempo di riadattarsi a un territorio sconvolto e irriconoscibile, spesso anche impercorribile. Tutto il mondo animale deve prepararsi ad affrontare un duro inverno. E’ inaccettabile che in una situazione naturalistica tanto devastata si pensi addirittura di estendere lo svolgimento della caccia. La Regione sta venendo meno ai suoi obblighi di responsabilità verso la tutela degli animali selvatici", conclude Manca.

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