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Il grande caldo di questi giorni è un problema per Milano (e l'hinterland)

Siccità e grande caldo stanno mettendo in crisi le colture di mais e frumento

A Milano fa caldo. Terribilmente caldo. Sembra di essere in pieno luglio ma il calendario segna metà maggio. Tutto colpa di dell’anticiclone "Hannibal" che sta portando temperature tipicamente su tutta Italia. Ma all'ombra della Madonnina oltre alle temperature roventi c'è anche il problema della siccità. E il mix tra caldo africano e la scarsa disponibilità di acqua rischia di mandare in tilt le colture alle porte della città, come si legge in una nota della Coldiretti.

Osservato speciale è il mais che sta iniziando la sua crescita. Una fase delicata in cui con temperature superiori ai 30 gradi centigradi, la pianta va 'in blocco' per evitare la disidratazione. Se a questo si sommano le difficoltà di irrigazione che gli agricoltori sono costretti a fronteggiare a causa della mancanza di acqua, si rischia che venga compromesso il normale sviluppo della coltivazione e quindi della produzione. Situazione simile per il frumento che si trova invece nella fase finale della crescita.

Nei primi quattro mesi del 2022 – stando ai dati Arpa – sulla Lombardia si sono accumulati 109 millimetri di precipitazioni, il 56% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il risultato è che in Lombardia le risorse idriche attualmente immagazzinate nei grandi laghi, negli invasi artificiali e sotto forma di neve sono inferiori del 52% rispetto alla media del periodo 2006/2020.

Il livello del fiume Po al Ponte della Becca (Pavia) – secondo un’analisi della Coldiretti – è sceso a -2,7 metri rispetto allo zero idrometrico, più basso che a Ferragosto di un anno fa. "Il più grande fiume italiano è praticamente irriconoscibile con una grande distesa di sabbia che occupa la gran parte del letto del fiume fondamentale per l’ecosistema della pianura padana dove per la mancanza di acqua è minacciata oltre il 30% della produzione agricola nazionale e la metà dell’allevamento che danno origine alla food valley italiana conosciuta in tutto il mondo", commenta la Coldiretti.

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