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Polo comprate, ma mai usate: e i carabinieri devono stare al caldo con la giacca 'invernale'

La 'battaglia' dei sindacati milanesi: "Polo per i celerini". Ma dai vertici prendono tempo

Fermi, sotto il sole, con il casco pronto per essere indossato e la giacca invernale addosso. Il tutto mentre le loro nuove maglie Polo, con tanto di patch e "distintivi", stanno al fresco nell'armadio. I sindacati milanesi dei carabinieri, Nuovo sindacato carabinieri e Unarma su tutti, hanno iniziato nei giorni scorsi la loro personalissima battaglia in vista dell'estate per cercare di convincere i vertici dell'Arma a dare il via libera affinché i militari in strada - "i celerini", come si definiscono orgogliosamente loro stessi nei comunicati - possano indossare la maglietta durante le fasi più "calme" della giornata lavorativa. 

Per regolamento interno, infatti, i carabinieri che svolgono operazioni di ordine pubblico sono costretti sempre ad avere tutto l'equipaggiamento, compresi giubbotto, lo stesso usato d'inverno, e basco, e questo - mettono nero su bianco le sigle - pregiudica, e non di poco, "la tutela della salute dei lavoratori". Così, dopo aver raccolto le lamentele dei ragazzi del 3° Reggimento Lombardia - gli stessi "celerini" che per giorni hanno controllato la zona rossa di Codogno agli inizi dell'emergenza Coronavirus -, il Nuovo sindacato carabinieri è partito "all'attacco". 

I carabinieri che implorano una Polo (che ci sarebbe)

"Il personale operativo dei nostri reparti antisommossa chiede, anzi invoca, anzi implora che si possa indossare un indumento 'fantasmagorico' , per i Vertici, cioè la maglietta tipo Polo dell’Arma dei Carabinieri - scrivono dal sindacato, con un filo di sarcasmo, in una lettera datata 28 maggio -. Già perché proprio l’Arma, come tutte le altre istituzioni in divisa dello Stato e non, la maglietta Polo ce l’ha, peccato che gli altri la indossano tranne noi".

Stando a quanto verificato e riferito dal Nsc, infatti, le "Polo sono già state assegnate in numero assai cospicuo al personale dei nostri reparti" e nonostante questo "rischiano di giacere negli armadi degli operatori qualora non possano essere utilizzate", con un evidente "sperpero di denaro". 

In una seconda lettera del 9 giugno, con la solita ironia, il Nuovo sindacato carabinieri è tornato all'attacco. "Or dunque, dove eravamo rimasti? Con il precedente comunicato non si chiedeva di attivare un sistema antimissile o studiare nuove teorie su codici nucleari o strategie di attacco al nemico, no. Proprio no - dicono parlando ai loro vertici -. Si chiedeva di indossare un indumento che, al solo raccontarlo ai nostri cari, ai nostri amici od alle persone che vivono il quotidiano, può fin anche far strabuzzare occhi ed orecchie da tanto apparire inverosimile che lo si debba pure spiegare". 

E dal sindacato, a cui si è subito accodato anche l'altra sigla Unarma, ci hanno tenuto a sottolineare che non è una questione di moda o altro, ma semplicemente una questione di comodità e sicurezza sul lavoro, per affrontare al meglio il caldo estivo e avere un po' - scrivono - di "agio". E loro stessi hanno subito voluto chiarire che i carabinieri in strada chiedono di indossare la Polo "nei servizi statici, negli spostamenti e nei servizi di vigilanza armata", accettando però che in caso di "attivazione da turbative di ordine pubblico ogni operatore avrà l'obbligo di indossare la giacca e il relativo equipaggiamento". 

Le due lettere, però, sembrano essere cadute nel vuoto. E giovedì scorso la segreteria provinciale di Milano del sindacato ha fatto direttamente appello al Comando generale dell'Arma sottolineando che "si tratta di una tematica sentita dalle migliaia di militari interessati". Le Polo, intanto, aspettano negli armadi. 
 

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