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Giovedì, 26 Maggio 2022
Dossier La medicina territoriale

Lontano dal centro, lontano dai medici: le periferie milanesi senza cure di base

Mancano all’appello trecento medici di base: in città la maggior parte delle difficoltà sono tra Barona, Lorenteggio e Baggio

I medici di base mancano in tutta la città metropolitana, ma sono i quartieri e i comuni più distanti dal centro a soffrire in modo particolare. In questi territori, l’assenza dei medici di famiglia si inserisce in un contesto già fortemente penalizzato dalla scarsità di servizi dedicati ai residenti: servirebbero più banche, negozi, consultori e ambulatori. La situazione sembra destinata a peggiorare, visto che i giovani disposti a intraprendere questa professione sono sempre meno a causa della burocratizzazione del lavoro e delle borse di studio mal pagate. 

Secondo gli ultimi dati disponibili ottenuti da MilanoToday, nell’Agenzia di tutela della salute di Milano (Ats), che comprende il territorio della città metropolitana e della provincia di Lodi, lavorano circa 2.040 medici di base. A giugno del 2021 erano 2.096: più di 50 professionisti, in meno di un anno, hanno cessato la propria attività. Per risolvere queste difficoltà, la Regione sta cercando 316 medici di base da inserire nell’organico attuale, di cui quasi trecento nella città metropolitana e 71 nel Comune di Milano.

Le periferie milanesi

Nel Comune di Milano ci sono circa 800 dottori di famiglia.  I dati sono stati forniti dall’Ats di Milano in due momenti differenti, a inizio e fine aprile, con alcune anomale discrepanze nel calcolo dei medici di base presenti nei singoli municipi. Le informazioni utilizzate sono le più recenti e mostrano che le zone più in difficoltà sono quelle del municipio 6 e 7. In questi territori, il rapporto tra medici di base e abitanti è superiore alla media regionale di 1400 abitanti. I cittadini stanno protestando da mesi.

A giugno, per esempio, i residenti del quartiere di Giambellino hanno organizzato un sit-in, chiedendo alle istituzioni di prendere provvedimenti. Per strada, seduto su una panchina, c’era anche un signore piuttosto anziano che aveva in mano un cartello con scritto: “Siamo disposti a tutto, pur di ottenere un medico vicino a casa”. Quando mancano medici di base, sono soprattutto le persone più fragili a essere in difficoltà. Nel municipio 7, per garantire a ogni cittadino un dottore che possa dedicargli più di cinque minuti ogni sei mesi, servirebbero altri dieci professionisti. 

Un momento della manifestazione di giugno 2021 al Giambellino

La distribuzione dei servizi di assistenza primaria è male organizzata sia tra i diversi municipi sia all’interno dei municipi stessi, con quartieri più scoperti di altri. In generale, più si è lontani dal centro, più c’è la necessità di trovare nuovi professionisti. “Proprio per risolvere questo problema l’Ats di Milano ha deciso di indicare dei quartieri da assegnare in via prioritaria a chi si candiderà in un municipio o distretto particolarmente sofferente”, spiega Anna Pozzi, segretaria milanese della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg). Pozzi lavora come medico di famiglia a Pioltello da più di trent’anni: oggi gestisce quasi duemila pazienti.

In Lombardia mancano oltre mille medici di base

Cosa sono e a cosa servono le Agenzie di tutela della salute (Ats)

Le Agenzie di tutela della salute (Ats) sono le strutture attraverso cui la Regione organizza e gestisce l’offerta sanitaria sul territorio. Ne esistono otto in tutta la Lombardia. Sono nate con l’approvazione della riforma del 2015 e hanno sostituito le quindici Aziende sanitarie locali (Asl) che esistevano in precedenza. 

A differenza delle Asl, le Ats non si occupano di erogare i servizi sanitari ma di pianificarli: sono, in un certo senso, il braccio operativo della Direzione generale Welfare della Regione. Ogni Ats è suddivisa in diverse Aziende socio sanitarie territoriali (Asst), che hanno invece il compito di offrire le prestazioni sanitarie sul territorio.

Nel corso della stesura dell’ultima riforma sanitaria, quella approvata a novembre del 2021, si è discusso ampiamente del ruolo delle Ats. Le opposizioni chiedevano di creare un’unica struttura che coordinasse il lavoro delle singole agenzie territoriali, ma questo non è avvenuto: la legge firmata dall’assessora al Welfare Letizia Moratti ha lasciato alle otto Ats l’onere di organizzare l’offerta sanitaria sul territorio e ha separato in modo ancora più netto i compiti di programmazione da quelli di erogazione.

Con le assegnazioni prioritarie, Ats cerca di indirizzare i medici a prendere posto in un determinato territorio, anche se più periferico e quindi meno appetibile. Nel bando di marzo tra le zone segnalate nel Comune di Milano ci sono Chiesa Rossa, Giambellino, Baggio, Quinto Romano, Muggiano: tutti quartieri distanti diversi chilometri dalla circonvallazione principale della città.

“Prima c’erano due mediche, una è andata in pensione l’anno scorso e l’altra a dicembre. Per adesso non sono state sostituite”, racconta Giada Rinaldi, presidente del Comitato di quartiere di Muggiano (municipio 7). Da tre mesi, quindi, i 3.000 abitanti del territorio sono senza medico di base. “Alcuni hanno trovato posto nel quartiere Olmi o a De Angeli, altri invece stanno ancora cercando un professionista che possa seguirli”, prosegue Rinaldi.

I residenti di Muggiano sono preoccupati perché il quartiere, giorno dopo giorno, si sta svuotando di servizi. “Non abbiamo neanche più una banca aperta in zona. Il primo bancomat disponibile è a Baggio”, aggiunge Rinaldi. Anche per questo motivo la perdita del medico di base fa ancora più paura: “Così diventiamo sempre meno attrattivi”. Per spronare qualche giovane specializzato ad aprire lo studio a Muggiano, il Comitato di quartiere ha stretto una convenzione con l’Azienda lombarda che si occupa di edilizia residenziale (Aler) affinché siano messi a disposizione locali a canoni agevolati. Bisognerà vedere quanti professionisti si candideranno al bando della Regione.

I comuni dell’hinterland

Anche al di fuori del distretto sanitario di Milano, nel resto della città metropolitana e in provincia di Lodi, esiste una distribuzione poco omogenea dei medici, con comuni che da tempo soffrono per l’assenza di medici a cui fare riferimento. Il distretto Rhodense e quello di Melegnano-Martesana sono in particolare difficoltà. In queste zone la Regione sta cercando rispettivamente 58 e 81 nuovi professionisti. I numeri non sono molto diversi da quelli del 2021: a giugno erano state individuate 62 posizioni vacanti nel Rhodense e 81 in Martesana. Significa che a distanza di un anno la situazione non è cambiata particolarmente e non sono state colmate le carenze.

“Per trovare una soluzione bisognerebbe immaginare una riforma strutturata della medicina territoriale”. A parlare è la sindaca di Pero, Maria Rosa Belotti. Il comune ha circa 11mila abitanti e fa parte del distretto sanitario del Rhodense. Belotti ci tiene a sottolineare che i problemi ormai esistono da tempo.  Nella frazione di Cerchiate negli ultimi due anni sono andati in pensione tre medici. Per mesi i tremila abitanti della zona sono rimasti senza medico di famiglia: poi nel 2021 è arrivato uno specializzando e a marzo del 2022 un nuovo medico. Oggi, quindi, sono in due. Secondo Belotti, in queste condizioni è fondamentale tutelare chi è anziano o ha cronicità radicate, “perché ha bisogno di avere vicino un dottore di riferimento”.

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