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Emergenza pronto soccorso: in Lombardia mancano medici

17 pronto soccorso su 24 in Lombardia avrebbero bisogno di più professionisti

La carenza di specialisti negli ospedali lombardi continua a peggiorare. Lo segnala il sindacato Anaao Assomed in Lombardia, secondo cui nel 2025 mancheranno 177 medici di emergenza e urgenza. Sembra infatti che a soffrire siano in particolare i pronto soccorso, strutture messe sotto sforzo dalla riduzione dei posti letto per chi deve essere ricoverato e dai pochi presidi territoriali presenti sul territorio. Lo dice, in un'intervista all'agenzia Dire, il segretario lombardo di Anaao, Stefano Magnone, secondo cui le difficoltà dipendono "da un sistema vecchio" che non prevede un organico dedicato esclusivamente alla gestione del pronto soccorso.

17 p.s. su 24 hanno bisogno di più medici

La Società italiana della medicina di emergenza-urgenza ha condotto un'indagine riuscendo a raccogliere informazioni sulla gestione del lavoro in 24 pronto soccorso lombardi (in totale sono un centinaio). I risultati della ricerca sono stati presentati al congresso europeo di Eusem che si è svolto in questi giorni. Il 29% delle strutture ha comunicato di avere tra le 60.000 e le 80.000 visite annuali, il 17% tra le 80.000 e le 100.000. Numeri considerevoli che si accompagnano a una carenza di organico ormai endemica: 17 pronto soccorso su 24 hanno dichiarato alla Simeu di aver bisogno di più medici (nel 71% dei casi mancano tra i 4 e i 6 dottori). Nelle strutture più grandi dovrebbero lavorare tra i 20 e 25 professionisti, in quelle più piccole tra i 10 e i 15. Si cerca di coprire il fabbisogno con i liberi professionisti che lavorano per le cooperative e i medici provenienti da altri reparti. In diversi pronto soccorso (il 5%) le cooperative sono state utilizzate per più di 500 ore al mese. In 9 strutture su 10 meno del 20% dei medici è specializzato in Medicina d'urgenza.

Lavoro sempre meno attrattivo

I turni sono sempre più faticosi e il lavoro diventa meno attrattivo, anche perché non consente la possibilità di affiancare all'attività ospedaliera quella da libero professionista (come avviene invece nelle altre specializzazioni). Per questo motivo trovare medici disposti a dedicarsi al pronto soccorso e a specializzarsi in medicina d'urgenza non è facile. Secondo Magnone, "c'è un problema di valorizzazione della professione" che andrebbe risolto. Servono sicuramente più borse di specializzazione ma anche più tutele e carchi di lavoro gestibili. Con l'arrivo dei finanziamenti del Pnrr e la costruzione delle Case della comunità (i poli attorno a cui organizzare la medicina territoriale) il pronto soccorso potrebbe avere meno pazienti da dover smaltire: questo, ammesso che si riesca a trovare del personale medico e infermieristico da inserire nelle Case della comunità e si intervenga per aumentare i posti letto negli ospedali.

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