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Casa delle Donne esclusa dal bando e 'sfrattata' dopo otto anni

La protesta del direttivo dell'associazione: "Esclusi per un vizio di forma facilmente sanabile". La possibilità dell'assegnazione diretta non accettata dal comune di Milano

Esclusa per vizio di forma ("facilmente sanabile", specificano) dal bando per la nuova assegnazione degli spazi comunali di via Marsala, l'associazione Casa delle Donne affila le armi (politiche) e si prepara a resistere contro la chiusura dell'attività. Il bando è stato chiuso nel mese di agosto del 2021 e le buste sono state aperte il 28 gennaio 2022. Il vizio di forma ha però impedito di proseguire con la lettura del progetto presentato dall'associazione, attiva in via Marsala da circa otto anni.

Già alla scadenza del contratto di comodato d'uso, il comune aveva manifestato la volontà di valorizzare l'immobile attraverso un bando. Nel frattempo, la legge di bilancio approvata a fine 2020 consente alle amministrazioni comunali di assegnare direttamente spazi (sempre in comodato d'uso) alle associazioni che "promuovono la libertà delle donne". Nonostante questo, il comune di Milano ha proceduto comunque al bando e ora la Casa delle Donne, esclusa, lamenta una "burocrazia maschilista".

"Il comune di Milano - si legge in una nota dell'associazione - ha dimostrato di non voler riconoscere la peculiarità degli spazi delle donne, che non solo rispondono a bisogni specifici, ma reagiscono all’esclusione delle donne dalla sfera pubblica offrendo luoghi di libertà e forza. Inoltre, l’amministrazione comunale gestisce gli spazi comunali o come immobili da mettere a profitto, o come luoghi da assegnare solo attraverso i bandi, che sono strumenti amministrativi estremamente rigidi e che limitano moltissimo la partecipazione e la dimensione politica della gestione degli spazi".

"I bandi che sottendono una logica della gara, inducono alla competizione che fra donne diventa una manifestazione di miseria piuttosto che di valori. Questa è la logica che il femminismo ha da sempre denunciato e rifiutato. Per questo crediamo che sia necessaria un’ampia mobilitazione sullo statuto dei luoghi delle donne che coinvolga le donne della nostra città e le associazioni con cui siamo in relazione, perché la promozione della libertà femminile non può essere ridotta ad un fatto burocratico", conclude la nota.

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