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Sabato, 20 Aprile 2024
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Case a Milano troppo costose: 200 appartamenti Aler destinati agli infermieri

L'iniziativa della regione anche per non "pesare sui bilanci personali"

Un modo per aiutarli ad afrontare il "caro vita" milanese. E una strada per far sì che il quartiere abbia nuovi "punti di riferimento". Regione Lombardia ha scelto di destinare 200 case Aler, gli appartamenti di edilizia popolare gestiti dal Pirellone, agli infermieri in servizio negli ospedali meneghini. 

Lo ha deciso la giunta regionale approvando una delibera presentata dall'assessore Alessandro Mattinzoli, casa e housing sociale, di concerto con la vicepresidente e assessore al welfare, Letizia Moratti. "È una misura di grande valore. La categoria degli infermieri - ha detto Mattinzoli - è fra quelle che meritano massima attenzione sia per il servizio svolto quotidianamente sia per la dedizione, il sacrificio e la passione dimostrate in questi anni terribili segnati dalla pandemia. C'è un forte bisogno della loro professionalità e noi dobbiamo facilitare gli spostamenti in una città come Milano senza pesare sui bilanci personali e familiari". 

Questa sperimentazione inoltre - ha continuato l'assessore - è particolarmente densa di significato sociale. Introdurre nei nostri quartieri popolari figure come loro, o come quelle delle forze dell'ordine, rappresenta infatti, soprattutto per le persone più fragili che vi risiedono, un valido e rassicurante punto di riferimento. In questo modo attingiamo ad alloggi originariamente destinati alla vendita per sostenere i servizi pubblici essenziali. Un segnale istituzionale da parte di Regione Lombardia che ha sempre prestato grande considerazione anche per queste tematiche con lo sguardo verso il futuro".  

Tra le difficoltà di reclutamento del personale per gli ospedali milanesi c'è infatti, hanno sottolineato dal Pirellone, anche quello di trovare abitazioni a canone accessibile. "Da qui nasce quindi il progetto di destinare alloggi agli infermieri, soprattutto quelli di più recente assunzione", hanno ribadito dalla regione, spiegando che "tra i requisiti dell'accordo" c'è "anche il possesso di un Isee compreso tra 16.000 e 45.600 euro".

"Una sanità di prossimità - ha rimarcato Moratti - si concretizza anche attraverso provvedimenti come questi. Sono atti, infatti, che vanno incontro alle esigenze e alle necessità degli operatori consentendogli di poter essere al servizio delle nostre strutture sanitarie e della collettività con qualche pensiero in meno riguardo il proprio portafoglio. In questo modo, tra l'altro, possono anche affrontare, da soli o con le loro famiglie, la vita quotidiana un po' più serenamente. Un provvedimento che evidentemente - ha concluso - ci auguriamo possa avere una 'ricaduta' positiva anche su quelle strutture che più o meno recentemente hanno qualche difficoltà nel reperire personale". 

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