A Milano 'casa Alba': un centro d'accoglienza 'arcobaleno' per le donne senza una casa

La struttura è nell'oratorio di via Boffalora. Fondi raccolti da aziende e Arcigay Milano

Un nuovo spazio per chi ha bisogno di aiuto. Un nuovo angolo di città per chi ha meno degli altri. In via Boffalora, alla Barona, ha aperto "Casa Alba", un centro dedicato alle donne senza fissa dimora che - ha spiegato il comune - "amplia la rete dell’accoglienza predisposta in città nell’ambito del piano freddo". 

La struttura si trova nell’oratorio di Santa Bernadetta e potrà ospitare fino ad un massimo di 20 donne che, inviate dal Centro Sammartini del comune, troveranno lì un posto sicuro dove dormire, oltre a due pasti caldi, cena e prima colazione.

È "il frutto di una mobilitazione del privato e del privato sociale che hanno deciso di collaborare con l'ammministrazione comunale seguendo un modello di 'azione generativa' che, in virtù di una redistribuzione delle risorse presenti sul territorio a favore dei suoi abitanti, anche di quelli più fragili e in relazione con il comune, riesce a costruire risposte e progetti capaci di svolgere un’importante funzione sociale" hanno spiegato da palazzo Marino.

La firma sull'iniziativa infatti è anche di Arcigay Milano, che ha raccolto i fondi tramite il "Rainbow Social Fund", istituito in occasione del Milano Pride 2020 per "supportare la città di Milano in occasione dell'emergenza sanitaria dovuta al covid 19, per la costruzione di progetti per chi è più in difficoltà".

“Un segnale di attenzione importante verso le fragilità di Milano - il commento dell’assessore alle politiche sociali e abitative, Gabriele Rabaiotti -. Nella difficoltà la città sa esprimere con forza la capacità di tenere insieme storie e radici anche molto diverse tra loro: l'associazionismo, la cooperazione sociale e le imprese profit. Queste esperienze interrogano in modo molto profondo il ruolo del pubblico, e quindi le modalità di azione delle amministrazioni locali e delle istituzioni pubbliche in generale chiamate a costruire un confronto con le tante e diverse capacità presenti nella società e nel sistema imprenditoriale e che se chiamate in causa, sono pronte e disponibili a dare il loro contributo nella realizzazione di importanti progetti per i territori e la città. Ne avevamo discusso durante i tavoli di lavoro di FareMilano e questo intervento ne è una prima dimostrazione. Ora più che mai non possiamo fare a meno di queste relazioni e di queste potenzialità che devono trovare occasioni concrete e di valore per esprimersi. Abbiamo individuato questo bisogno perché il tema della presenza femminile tra i senza fissa dimora merita un’attenzione particolare: molto spesso si tratta di persone che hanno subìto forme di discriminazione ed esclusione e che, restando per strada, sono più esposte al rischio, anche di violenza. Per questo siamo molto grati a tutta la rete che ha attivato il progetto, con l’auspicio che si tratti solo di una prima sperimentazione, di un modello che possa venire replicato e rafforzato in futuro”. 

“L’apertura di ‘Casa Alba’ - gli ha fatto eco la responsabile Anna Ajelli, dell’associazione sviluppo e promozione - è stata resa possibile da una cordata di soggetti che, allargandosi, ha messo a disposizione le proprie risorse e le proprie capacità: ai volontari dell’associazione Sviluppo e Promozione, capofila e ideatrice del progetto, la Comunità pastorale Giovanni XXIII, il Decanato Navigli, Emergency con il proprio supporto sanitario, le Brigate solidali, l’associazione di promozione sociale Cisonoanch’io. Questa è la dimostrazione che quando si fa rete, coagulando le forze e le peculiarità, è possibile rispondere ai bisogni del territorio in modo mirato e proficuo”.

"Grazie alla generosità di aziende e privati cittadini, che nonostante l'anno complesso non si sono tirati indietro, i fondi raccolti dal Rainbow Social Fund verranno utilizzati per finanziare progetti dedicati alle persone in condizioni di fragilità sociale, come un housing assistito per le persone Lgbt+ inserite in percorsi di assistenza gestiti dall'Arcigay Milano - ha annunciato palazzo Marino -. Fra gli altri scopi del fondo vi sono anche progetti in collaborazione con il comune di Milano, ed è proprio questa la scia in cui si inserisce la scelta di appoggiare l’apertura di Casa Alba".

“Con il Rainbow Social Fund e la destinazione di parte dei fondi raccolti al progetto Casa Alba, la comunità Lgbt+ ribadisce la propria presenza e la sua natura sociale e politica: lavorare per il bene comune e nel rispetto di tutti è infatti la colonna portante del nostro movimento - ha sottolineato Fabio Pellegatta, presidente di Arcigay -. Il progetto è stato particolarmente apprezzato e sentito dal nuovo direttivo del CIG Arcigay Milano: dobbiamo ricordarci che le donne sono tuttora una fascia della nostra popolazione particolarmente esposta a violenze, discriminazioni e più in generale difficoltà. Siamo particolarmente orgogliosi di poter avviare il servizio di Casa Alba, nella speranza che in futuro vi siano sempre più realtà pronte a supportare queste iniziative.”

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