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Chef Rubio ai fornelli in Darsena: "a Milano per dimostrare che Salvini dice menzogne"

Il cuoco ospite speciale alla serata CusCus Clan(destino) per dire no al razzismo

facebook.com/pg/rubiochef

Martedì 3 luglio Chef Rubio si è messo all'opera in Darsena in occasione della serata Cus Cus Clan(destino), iniziativa solidale ideata dall’Unione Sindacale di Base per dire no al razzismo. Il cuoco ex rugbista, come riportato da una nota di Usb, ha commentato la propria presenza dicendo che era doverosa "in un periodo storico in cui si inneggia all'odio, c'è tanta disinformazione e l'uomo medio è accecato dalla propaganda nazionalista e dal razzismo". Rubio ha anche sottolineato: "Sono a Milano per dimostrare che ciò che dice Salvini sono menzogne".

L'iniziativa

Gabriele Rubini ha partecipato attivamente alla preparazione del cuscus, che è stato poi servito con diversi condimenti da una cucina mobile allestita in Darsena, insieme a bevande battezzate con nomi inneggianti alla cultura antifascista, come "l'amaro del Partigiano" e il "caffè zapatista". Scopo dell'evento, che ha visto aderire molte realtà e associazioni, era quello di raccogliere i fondi necessari per garantire una borsa di studio alla  figlia di Soumaila Sacko, il delegato sindacale dell’Usb, di origine maliana, assassinato a fucilate il 2 giugno nella piana di Gioia Tauro. Al contempo, la manifestazione ha voluto riunire le forze che "resistono e si oppongono alla deriva razzista e xenofoba", quelle di "un paese intelligente e solidale", come scrivono gli organizzatori dell'Unione. Lo Chef Rubio sul suo profilo Facebook ha definito Cus Cus Clan(destino) "una lezione di umanità".

Nel corso della serata c'è stato un collegamento video in diretta con l'iniziativa analoga che si è svolta al Caffè Nemorense del Parco Virgiliano di Roma. Inoltre, è stata presentata la squadra di calcio del Sant Ambroeus FC, prima formazione iscritta regolarmente a un campionato FIGC e composta esclusivamente da profughi e richiedenti asilo, ed è stato reso omaggio ad Abdouli Guibre, il 19enne burkinabé ucciso a sprangate nel 2008 da due baristi italiani, padre e figlio, che lo accusavano di aver rubato un pacchetto di biscotti.

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