rotate-mobile
il caso

La bambola Trudi di Chiara Ferragni: "Non abbiamo mai ricevuto la donazione"

La redazione di Zona Bianca ha contattato la Ceo dell'organizzazione che avrebbe dovuto ricevere i proventi della bambola dell'influencer milanese

Nuove ombre sulle operazioni di beneficenza di Chiara Ferragni, che questa volta investono la bambola Trudi realizzata nel 2019 dall’influencer milanese. Secondo la regina dei social, la Trudi-Limited Edition venduta a 34,99 euro, tutti i profitti della vendita sarebbero andati all’organizzazione no profit Stomp Out Bullying che si occupa di combattere il cyberbullismo. Ma la Ceo dell'associazione non sarebbe d'accordo.

La bambola era stata messa in vendita e andata sold out in sole cinque ore e Tbs Crew (società di Ferragni) aveva confermato che tutti i ricavati erano stati devoluti all’associazione, sottolineando che “l’impegno nei confronti di tale organizzazione ha riguardato esclusivamente le vendite fatte sul canale eCommerce diretto e non anche su altri canali gestiti da terzi”. Una specifica doverosa, che, in effetti, non era stata fatta da Chiara Ferragni al momento della sponsorizzazione. 

Nei giorni scorsi era uscita la notizia relativa alla possibile indagine anche sulla Trudi-Limited Edition. A far suonare un nuovo campanello d’allarme è stata la trasmissione Zona Bianca trasmessa su Rete4. La redazione del programma, infatti, ha raccontato di aver contattato la Ceo e fondatrice di Stomp Out Bullying su LinkedIn, Ross Ellis, che avrebbe risposto: “Non sappiamo chi sia questa donna e non abbiamo mai ricevuto una donazione”, aggiungendo la richiesta di non essere più contattata. Chiara Ferragni, contattata per una replica, ha ribadito tramite una nota che avrebbe risposto solo alle autorità competenti. 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La bambola Trudi di Chiara Ferragni: "Non abbiamo mai ricevuto la donazione"

MilanoToday è in caricamento