Sesto, ospedale a rischio chiusura (per aiutare la Fiera). E la maggioranza non si fida... di sé

Ancora voci sui cambi all'ospedale di Sesto San Giovanni: punto nascite sempre più in bilico. La novità: in regione presentata interrogazione da esponenti della stessa maggioranza

L'ospedale in Fiera

Un reparto, una eccellenza, che rischia di chiudere per allargare indirettamente il turnover tra i medici. Un pronto soccorso ancora in bilico, di cui si parla sempre meno, poco, forse troppo poco. E una città che da un giorno all'altro rischia di trovarsi senza "pezzi" fondamentali di una struttura, pubblica, che serve quasi 100mila persone. Resta in bilico - e non poco - il futuro dell'ospedale di Sesto San Giovanni, che sembra sul punto di trovarsi coinvolto in una sorta di "gioco dell'oca" il cui traguardo finale potrebbe, e dovrebbe, essere l'ospedale in Fiera a Milano, che ha bisogno di medici, infermieri e personale sanitario per funzionare. 

La bomba era esplosa la scorsa settimana, quando si erano rincorse le prime voci su una possibile chiusura dell'area critica - pronto soccorso e terapia intensiva - e del punto nascite in una rimodulazione degli ospedali voluta da regione Lombardia, e messa in atto dalle Asst, per rispondere all'emergenza coronavirus

Sesto (quasi) senza ospedale?  

Stando a quanto era riuscita a verificare MilanoToday, l'idea era spostare dall'ospedale pubblico di Sesto - città in cui come presidio resterebbe solo la privata convenzionata Multimedica -  alcuni reparti. Pronto soccorso, rianimazione e sale operatorie traslocherebbero al Bassini - gestito sempre da Asst Nord Milano -, mentre punto nascite e ostetricia "volerebbero" verso il Niguarda.

Il perché di una decisione del genere vedrebbe - il condizionale è d'obbligo - sullo sfondo l'ospedale in Fiera, "l'astronave" da 20 milioni di euro, di soldi privati, voluto dalla giunta regionale come hub per la gestione dei casi covid. Con un quadro del genere, infatti, il Bassini si troverebbe con un surplus di dottori: a quel punto, quelli in esubero sarebbero poi dirottati verso Niguarda per coprire, davvero come in un gioco dell'oca, i colleghi a loro volta spostati all'ospedale in Fiera a Milano.

Cosa resta all'ospedale di Sesto?  

All'ospedale di Sesto, quindi, così resterebbe davvero poco. Stando sempre a quanto appreso, nella ex Staligrado d'Italia potrebbe resistere il pronto soccorso per 12 ore - ma soltanto con 2 infermieri per i pazienti che arrivano a piedi e senza possibilità di accettare le ambulanze di Areu -, gli ambulatori di oncologia per le visite e i tre reparti covid. 

Anche in questo caso, però, potrebbe esserci qualcosa che non torna: i medici chiamati a vigilare su una cinquantina di pazienti positivi - ricoverati nei reparti ordinari - sarebbero un paio, non di più. E soprattutto, in caso di peggioramento delle condizioni, a Sesto non ci sarebbero posti di terapia intensiva pronti ad accogliere i malati e sarebbe molto complicato trasferirli. 

La maggioranza interroga... la maggioranza

Da Asst e regione avevano subito specificato che nulla era stato deciso e l'assessore al welfare, Giulio Gallera, - che aveva anche replicato direttamente al consigliere del Pd, Pietro Bussolati - ci aveva tenuto a specificare che ogni scelta spetta ad Asst e che non c'era nessun documentio firmato dal suo assessorato. 

La difesa, però, non deve essere bastata se è vero, come è vero, che martedì a chiedere chiarimenti a Gallera sono stati i suoi stessi compagni di maggioranza. In consiglio regionale è stata infatti depositata una "interrogazione a risposta scritta" tra i cui firmatari ci sono tanti, tantissimi esponenti della Lega, che è il partito del governatore lombardo Attilio Fontana e che - da qualche mese - è anche lo stesso partito di Roberto Di Stefano, che di Sesto San Giovanni è il sindaco. 

Sul documento lasciato al Pirellone - il cui valore politico è "forte" perché è la maggioranza a chiedere chiarimenti a se stessa - ci sono le firme del capogruppo del Carroccio, Roberto Anelli, dei suoi colleghi di partito Max Bastoni, Silvia Scurati e Gianmarco Senna, di Viviana Beccalossi del gruppo Misto, di Manfredi Palmeri di Energie per l'Italia, di Franco Lucente di Fratelli d'Italia, di Giacomo Cosentino di ex Fontana presidente, di Paolo Franco di Cambiamo! e di Marco Alparone, esponente di Forza Italia, lo stesso partito di Gallera. 

Pronto soccorso e punto nascite a rischio

Nell'interrogazione, che riprende proprio quanto raccontato a fine ottobre, i consiglieri sottolineano che "Sesto ha una popolazione di 82mila abitanti", che "l'ospedale è il presidio principale dell'Asst Nord Milano", che "il punto nascita dell'ospedale effettua oltre mille nascite all'anno" e che "il pronto soccorso effettua oltre 40mila triage" in 12 mesi. 

Inoltre, i firmatari sottolineano che alcune strutture sono state recentemente ristrutturate e che rappresentano un'eccellenza per tutta la regione per poi chiedere all'assessore Gallera "se esiste la previsione da parte dell'assessorato al welfare di chiudere uno o più reparti dell'ospedale di Sesto San Giovanni per l'emergenza covid" e nel caso "quali siano i criteri adottati nella scelta di tali eventuali decisioni". 

A che servirebbero le chiusure? 

Chiudere il punto nascite - per ora stando a quanto risulta a MilanoToday l'idea di "serrare" l'area critica sembra accantonata, anche se non abbandonata - servirebbe innegabilmente solo e soltanto per ampliare il turnover tra i medici. 

Senza i parti, infatti, l'ospedale potrebbe liberare almeno due anestesisti che a quel punto potrebbero essere trasferiti verso altri ospedali. E gli ospedali sul "piatto" sono sempre gli stessi: Niguarda e Bassini di Cinisello o meglio ancora la Fiera di Milano. 

L'interrogazione ha inevitabilmente riacceso anche l'attenzione di Bussolati. "La chiusura del punto nascita dell’ospedale di Sesto san Giovanni è un'ipotesi sempre più reale. Questo nonostante le iniziali smentite dell’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera", ha attaccato in una nota. 

"Anche la maggioranza ha avuto un sussulto di dignità e deciso di mettere alle strette Gallera. Anche loro hanno dovuto prendere atto che quello che avevamo denunciato era vero. Bene che si intervenga insieme. L’obiettivo deve essere quello di evitare che si depauperino servizi territoriali essenziali e all’avanguardia a Sesto San Giovanni come in tanti altri territori che corrono lo stesso rischio. Gallera cambi direzione, a chiederglielo siamo sempre di più”. Compresa la maggioranza in regione. 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Covid, Lombardia verso entrata in 'zona arancione' da venerdì: cosa cambia

  • Milano, Lombardia diventa zona arancione: le faq per capire cosa si può fare e cosa no

  • La Lombardia diventa zona arancione: adesso è ufficiale. Ecco da quando e cosa cambia

  • "Ve matamos a todos", poi calci e pugni: il folle assalto della 'gang', 5 poliziotti feriti in metro

  • Lombardia verso la zona arancione: ma non c'è nulla da esultare. I numeri

  • Fontana: "Milano rimane zona rossa. Governo vuole mantenerla fino al 3 dicembre"

Torna su
MilanoToday è in caricamento