Morto in autostrada per il branco di cinghiali, i politici: "Subito il contenimento"

Maggioranza e anche fette di opposizione in Regione per provvedimenti urgenti. Enpa: "Non strumentalizzare l'incidente, uccidere i cinghiali è antiscientifico e non risolve il problema"

Cinghali (Pixabay)

Un branco di cinghiali attraversa l'autostrada e nel conseguente tamponamento a catena ci scappa il morto, per la cronaca un 28enne. Ma anche diversi feriti tra cui alcuni bambini. E' successo sull'A1 tra Lodi e Casalpusterlengo alle 4 di mattina del 3 gennaio. E la parola "cinghiali" ha subito scatenato il putiferio. Agricoltori, cacciatori, politici locali e politici nazionali si sono espressi - e quasi a senso unico, chiedendo interventi decisi. Dalla parte opposta poche voci tra cui quella dell'Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali), soggetto di diritto pubblico che ha chiesto con dignità ma risolutamente di rispettare le leggi e non lasciarsi andare a facili emozioni.

Il primo comunicato giunto alle redazioni è stato quello di Coldiretti Lombardia, associazione di rappresentanza degli imprenditori agricoli tra le più grandi e attive anche sui mass media. Senza mai citare espressioni come "contenimento" o "uccisione", Coldiretti Lombardia ha citato i 400 incidenti stradali che sarebbero stati provocati dai cinghiali nella sola regione dal 2013. 

Per Coldiretti "la sicurezza nelle aree rurali e urbane è in pericolo", dato il raddoppio degli esemplari in Italia in dieci anni, perché "gli animali selvatici distruggono i raccolti, sterminano gli animali, causano incidenti". Di conseguenza "non è più solo una questione di risarcimenti danni ma un fatto di sicurezza delle persone che va affrontato con la dovuta decisione". 

Regione e ministro: sì al "contenimento"

Già, ma quale "dovuta decisione"? Coldiretti non ne parla, ma un politico come Fabio Rolfi, assessore regionale all'agricoltura, leghista e molto vicino alle posizioni di Coldiretti (la simpatia è reciproca) scrive, in una nota, la parola esplicita: "contenimento". Per Rolfi è necessario modificare la Legge 157/92, che assegna il compito agli agenti di polizia provinciale: bisogna che ci pensino anche "gli operatori volontari", che, a scanso di equivoci, sono "cacciatori formati".

L'assessore vede una "presenza eccessiva di fauna selvatica" (tutta?) e la considera "un'emergenza". Ma ammette che i suoi appelli sono rimasti inascoltati a livello romano anche dal suo stesso partito, citando lettere inviate "ai ministri competenti", tra cui certamente un altro leghista, il pavese Gian Marco Centinaio, titolare del dicastero dell'Agricoltura. E riconosce infine che la responsabilità va anche ai gestori delle autostrade, che "devono effettuare un monitoraggio costante delle recinzioni" per impedire i contatti. Insomma, ammette che, se l'autostrada fosse stata protetta, nessun cinghiale l'avrebbe 'invasa'. 

Centinaio in realtà non manca d'esprimersi dopo l'incidente di Lodi. Il ministro parla di "piano non più rinviabile per gestire la questione cinghiali e altri animali carnivori". E intanto anche Cia-Agricoltura e Confagricoltura si manifestano, più o meno con le stesse parole.

Una politica nota per la sua amicizia con il mondo della caccia, Barbara Mazzali, consigliera regionale di Fratelli d'Italia, è ancora più diretta. "Il problema dei cinghiali in esubero si combatte solo con un rapido piano di abbattimenti per diminuirne il numero in maniera consistente". Tutto il resto "fa solo perdere tempo". Più chiara di così non si può.

Mazzali si toglie però anche un sassolino dalle scarpe e ne approfitta per criticare la delibera sulla gestione del cinghiale approvata dalla maggioranza (di cui fa parte pure lei) in Regione: "L'abbiamo giudicata inefficace e non risolutiva", spiega. Troppo morbida quella delibera? Le associazioni venatorie in effetti hanno lamentato il divieto di braccata nelle zone lombarde in cui il cinghiale va "eradicato". Solo che alcuni articoli pro-caccia, come uno di "All4shooters.com", scrivono che gli altri due metodi di caccia al cinghiale (in girata o da soli) sono semplicemente "meno spettacolari e divertenti" ma "altrettanto efficaci" della braccata. Ammesso che la caccia al cinghiale sia la soluzione, il problema è l'efficacia o il divertimento?

Opposizione allineata

Chiedono di fare in fretta anche due consiglieri regionali del Partito Democratico, Patrizia Baffi e Matteo Piloni, lei lodigiana e lui cremasco. Vengono quindi dalla zona dell'incidente in A1, e pungulano la giunta a "stanziare fondi e attuare al più presto i piani di gestione, così come previsto dalla legge regionale approvata lo scorso anno, per permettere un più efficace contrasto alla proliferazione dei cinghiali". Chiedono che la questione sia "prioritaria" e aggiungono che "servono misure efficaci e immediate". Rileggendo le parole dell'assessore Rolfi si può ritenere che saranno senz'altro accontentati.

Sempre dall'opposizione si unisce al coro di chi chiede interventi urgenti il pentastellato Roberto Cenci, secondo cui il Movimento 5 Stelle aveva lanciato l'allarme in commissione agricoltura chiedendo "un controllo maggiore delle popolazioni e investimenti per l’installazione di dispositivi di protezione e dissuasione al passaggio degli animali" ma quest'allarme era rimasto "senza sufficiente attenzione". E si attende immediata attuazione delle "politiche di contenimento che abbiamo chiesto".

Interviene anche Federcaccia, per puntualizzare che, a suo dire, è come se a Lodi non fosse stata consentita la caccia al cinghiale. Spieghiamo: in linea teorica è permesso uccidere questa preda durante la stagione venatoria ma anche per tutto l'anno purché da parte della polizia provinciale e al momento non più dagli operatori formati (i cacciatori) per via di sentenze giudiziarie. La polizia provinciale, però, non avrebbe né uomini né strumenti per farla. 

Enpa: "Non strumentalizzare l'incidente"

Rispetto a queste posizioni che paiono quasi a senso unico in Regione, anche se in realtà di sicuro qualche consigliere dubbioso sulle politiche di contenimento c'è, la voce "fuori dal coro" che si fa sentire è quella di Enpa, l'Ente Nazionale Protezione Animali, che doverosamente premette solidarietà e cordoglio per la vittima dell'incidente stradale sull'A1. Ma aggiunge subito l'invito a "non strumentalizzare la vicenda per chiedere insensate e antiscientifiche campagne di sterminio contro i cinghiali e gli altri selvatici".

Finora, in effetti, le strategie di contenimento hanno visto il fucile al primo posto. Eppure i dati indicano che i cinghiali aumentano. Non sarà che le strategie migliori sono altre?, si chiede e chiede l'Enpa. Il quale, con il suo responsabile nazionale per la fauna selvatica Andrea Brutti, nota anche la contraddizione in cui cadono agricoltori, cacciatori e politici che contemporaneamente chiedono anche il contenimento con il fucile dei lupi, naturali predatori dei cinghiali. Effettivamente, uno dei motivi dell'aumento di esemplari di cinghiali è anche lo sterminio dei suoi predatori naturali.

Non manca una considerazione sugli incidenti provocati da impatti o presenza di animali selvatici. Nel 2017 sarebbero stati 138 con 14 morti e 205 feriti, contro un numero complessivo di 174.933 incidenti, 3.378 morti e 246.750 feriti. Dati di Asaps, associazione amici e sostenitori polizia stradale. Una delle varie fonti che, in assenza di un vero sistema di monitoraggio, possono correre in aiuto degli amanti delle statistiche. Ai quali piacerà anche sapere che, nella stagione venatoria di cinque mesi 2017/2018, in Italia, i morti da incidenti di caccia sono stati 30 (10 civili e 20 cacciatori). Il doppio in molto meno tempo. I numeri non possono da soli far decidere le politiche, ma aiutano a capire di cosa stiamo parlando.

Con questi numeri, Enpa chiede piuttosto che venga diffuso su larga scala un sistema anticollisione con sensori e telecamere, denominato "Life Strade", implementato a Terni e in altre province, che ha consentito di ridurre del 100% gli incidenti con animali selvatici tra il 2013 e il 2016.

Attenzione puntata sul gestore autostradale anche da parte di Wwf Italia, secondo cui qualche domanda va rivolta anche ad Autostrade per l'Italia, visto che per legge in Italia le autostrade sono transennate e non dovrebbe riuscire a passare nemmeno un gatto. L'incidente per il Wwf "non può diventare il pretesto per richiedere interventi 'straordinari' per il controllo delle popolazioni del cinghiale nel nostro paese, la cui proliferazione è risultato di una pessima gestione faunistico - venatoria condizionata da precisi interessi della lobby dei cacciatori".

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