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Una terapia intensiva (foto Martina Santimone per Areu)

Una terapia intensiva (foto Martina Santimone per Areu)

Coronavirus, lo studio sull'antinfiammatorio: "Utile per curare a casa i pazienti a rischio"

Lo studio è stato portato avanti dai ricercatori del San Raffaele di Milano. Ecco cosa dice

Non c'è una certezza granitica, ma secondo una ricerca del san Raffaele potrebbe essere sicuro trattare (prima ancora che arrivino in ospedale) i pazienti covid ad alto rischio con la colchicina, una molecola antinfiammatoria. Lo studio — pubblicato su Clinical Immunology — è stato condotto da Emanuel Della Torre, ricercatore dell'università Vita-Salute e immunologo dell'unità di immunologia, reumatologia, allergologia e malattie rare dell'Irccs, e coordinato da Moreno Tresoldi, primario dell'unità di medicina generale e delle cure avanzate. La ricerca descrive per la prima volta l'efficacia e la sicurezza del farmaco antinfiammatorio in pazienti Covid positivi ed evidenzia l'importanza di agire tempestivamente per la salute del paziente e anche per ridurre il rischio di un'eccessiva affluenza di casi critici negli ospedali.

"Lo studio - spiega Moreno Tresoldi, coordinatore del lavoro - è stato condotto nel mese di marzo, in piena pandemia. Abbiamo somministrato la colchicina in 9 pazienti domiciliari che, col passare dei giorni, avevano manifestato caratteristiche cliniche suggestive di un'evoluzione iper-infiammatoria". Covid-19 nella maggior parte dei casi, infatti, esordisce come una sindrome simil-influenzale che tende a risolversi da sola. In circa il 30% dei casi, invece, dopo una fase iniziale compare febbre elevata, tosse e affaticamento respiratorio.

Si tratta dei pazienti "più a rischio di ricovero e di supporto ventilatorio poiché la dispnea evolve rapidamente in un'insufficienza respiratoria" specifica Tresoldi. "La colchicina è stata somministrata con una dose di carico seguita da una dose di mantenimento dopo almeno cinque giorni di febbre superiore 38°", spiega Della Torre, prima firma della ricerca."Tutti i 9 pazienti trattati a domicilio - aggiunge- sono sfebbrati entro 72 ore con risoluzione della tosse e solo in un caso è stato necessario procedere al ricovero per un supporto di ossigeno a basso flusso".

Cos'è la colchicina e come funziona

La colchicina è una molecola estratta dalle piante del genere colchicum e, per le sue proprietà antinfiammatorie note fin dall'antichità, viene oggi considerata come terapia di scelta nella gotta, nelle pericarditi croniche e in malattie auto-infiammatorie caratterizzate da febbri periodiche, come la febbre mediterranea familiare.

"I meccanismi fisiopatologici responsabili della transizione da una fase pauci-sintomatica a una polmonite iper-infiammatoria in pazienti Covid-19 sembrano risiedere nell'attivazione dell'inflammasoma da parte del virus", spiega ancora Della Torre. "Nel nostro studio - continua - abbiamo deciso di usare colchicina per le possibili interferenze di questo farmaco con i meccanismi patogenetici implicati in Covid-19. Colchicina, infatti, agisce bloccando l'attivazione dell'inflammasoma, impedendo l'eccessivo accumulo di cellule infiammatorie nei tessuti, e, secondo alcuni studi, ostacolando l'ingresso del virus nelle cellule".

Sebbene siano necessari studi di dimensione maggiore per confermare questi risultati, "la nostra esperienza solleva spunti di riflessione importanti in termini di strategie terapeutiche e di politiche sanitarie" conclude Tresoldi. "Da un lato, considerato che si tratta di un farmaco diffuso in tutti i paesi del mondo, somministrato oralmente e a basso costo, colchicina rappresenta una molecola prontamente disponibile per il trattamento di Covid-19. Dall'altro, siamo fortemente convinti che agire sul territorio sia fondamentale per intercettare precocemente la risposta infiammatoria scatenata da SarsCov-2, evitare la progressione in insufficienza respiratoria di quadri clinici a rischio, e ridurre l'affluenza di casi critici negli ospedali e nelle terapie intensive".

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