Test sierologici, il caso Diasorin-San Matteo: per Consiglio di Stato accordo legittimo

A novembre il parere del Ministero della Salute confermava la validità dell'accordo tra l'azienda e l'ospedale per la ricerca sui test sierologici covid

Repertorio

L’accordo tra l'ospedale San Matteo di Pavia e la società Diasorin per lo sviluppo di test sierologici e molecolari diagnosici del covid è legittimo. A stabilirlo con una sentenza, giovedì, la terza sezione del Consiglio di Stato che ha riformato la decisione del Tar della Lombardia, il quale aveva invece reso nulla la collaborazione.

Secondo i giudici, validare e sviluppare un progetto di ricerca privato "non ha carattere di esclusività rispetto ad altri possibili progetti scientifici di altri soggetti privati" e quindi non è in contrasto con l'obiettivo istituzionale degli ospedali pubblici di "sostenere progetti di ricerca anche privati, e di validarli".

La sentenza depositata il 17 dicembre mette in luce "l’impossibilità di qualificare la fattispecie in termini di concessione di bene pubblico", ma anche il venire meno di un problema di concorrenza, "perché, a differenza del contratto di appalto e della concessione, strutturalmente non vi è una limitazione nella scelta dell’amministrazione ad un solo partner, la ricerca essendo 'aperta'", e la natura dell'accordo contestato non è esclusiva né escludente", ma invece aperta "alla valutazione di altre analoghe (anche contestuali) proposte di accordo".

A fine novembre anche il parere del Ministero della Salute (inviato al Consiglio di Stato tramite il Ministero della Ricerca Scientifica) sul caso dei test sierologici sviluppati da Diasorin in collaborazione con l'ospedale San Matteo era stato favorevole. Se la ricerca scientifica è su iniziativa di un soggetto privato - aveva affermato il Ministero - allora l'ospedale che la 'ospita' e che vi collabora non deve effettuare una gara pubblica. L'accordo, a primavera, aveva causato un contenzioso tra Diasorin e Technogenetics.

Sempre per la vicenda Diasorin-San Matteo a fine settembre la guardia di finanza di Pavia era andata a casa del governatore lombardo Attilio Fontana per copiare la messaggistica del suo cellulare. Una copia copia forense dei contenuti era stata effettuata anche sul telefono della responsabile della segreteria del presidente della Lombardia, Giulia Martinelli, che è anche l'ex compagna del leader della Lega Matteo Salvini. Né Fontana né Martinelli risultavano indagati nell'ambito dell'inchiesta dal Procuratore aggiunto Mario Venditti.

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