rotate-mobile
Coronavirus

Coronavirus, 1.246 nuovi positivi e 199 morti in Lombardia. A Milano altri 269 casi in 24 ore

In un giorno 199 decessi, ma il Pirellone prosegue nella strada alla 'nuova normalità'

Altra giornata di battaglia al Coronavirus, quella di sabato 18 aprile, per Milano e la Lombardia tutta, che da ormai quasi due mesi fanno i conti con un'emergenza sanitaria pari - per usare le parole dell'assessore al Welfare lombardo, Giulio Gallera - a una "bomba atomica". 

I dati sui contagi continuano a essere in chiaroscuro: i positivi aumentano di circa mille al giorno, le terapie intensive e i reparti si svuotano, ma il conto dei morti è esageratamente alto. 

Coronavirus, contagi e morti in Lombardia

Sabato 18 aprile, giorno dell'ultimo aggiornamento ufficiale fornito dal Pirellone, arrivato alle 17.30, si registrano altre 1.246 persone positive - su 11.818 tamponi -, in lieve aumento rispetto alle 24 ore precedenti, quando era stato segnato un +1.041. A livello regionale il totale dei contagi sale quindi a 65.381. Sono 199 i nuovi decessi, per un totale - tragico - di 12.050.

Ancora in calo, di 24 unità, i ricoveri in terapia intensiva, che arrivano a 947: per il secondo giorno consecutivo dall'inizio dell'emergenza sanitaria si è scesi sotto ai mille pazienti. In totale i positivi Covid che si trovano in ospedale sono 10.042, - 585.

Coronavirus, contagi e morti a Milano

Milano è la provincia più colpita, in termini assoluti. Nella città metropolitana si registrano + 269 casi nelle ultime 24 ore, per un totale di 15.546 persone positive al Covid. Sotto la Madonnina, invece, i nuovi casi registrati nell'ultima giornata sono 95, per un totale di 6.421.

Questi i numeri provincia per provincia: Bergamo 10.629 (+39); Brescia 11.758 (+191); Como 2.439 (+154); Cremona 5.407 (+94); Lecco  2.039 (+25); Lodi  2.714 (+36); Monza e Brianza 4.020 (+67); Mantova 2.863 (+115); Pavia 3.536 (+88); Sondrio 937 (+71); Varese 2.106 (+85).

Il paragone con la guerra

Di guerra, con un paragone numerico che mette i brividi, ha parlato il commissario nazionale all'emergenza Domenico Arcuri. 

"Tra l'11 giugno 1940 e il 1 maggio 1945 a Milano sono morti sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale 2 mila civili, in 5 anni - ha detto sabato mattina nel corso di una conferenza stampa -. In due mesi in Lombardia per il coronavirus sono morte 11.851 civili, 5 volte di più. Un riferimento numerico clamoroso". 

"Oltre alla solidarietà che dobbiamo ai lombardi e alla consapevolezza della gravità dell'emergenza in quelle terre, dobbiamo anche sapere - ha concluso - che stiamo vivendo una grande tragedia, non l'abbiamo ancora sconfitta".

Altro "caso" sull'ospedale in Fiera

Intanto, l'ospedale in Fiera a Milano, costruito da zero - con soldi privati - per rispondere all'emergenza Coronavirus continua a essere un caso. Dopo le polemiche per lo scarso utilizzo - soltanto 10 posti letto occupati dall'inaugurazione - a far discutere adesso è il presunto trasferimento di pazienti in Fiera da ospedali che non sarebbero in situazioni di emergenza. 

Il primo a sollevare il caso è stato Michele Usuelli, consigliere regionale per Più Europa-Radicali. "Gravissimo - ha scritto sabato mattina in una nota -. Ho ricevuto ormai più di una segnalazione da medici in cui mi si dice che su richiesta politica regionale, e non per saturazione posti letto nei reparti, vengono fatti trasferimenti di pazienti verso la fiera. Cari primari e direttori di ospedali: non è più il momento di assecondare supinamente i desideri della Giunta se questi non hanno un razionale clinico. Non siate complici - ha attaccato -. Martedì uno degli emendamenti che presenterò in aula chiede di rendere trasparente il criterio di trasferimento dei pazienti intubati".

Via libera ai cantieri per ripartire

Dal Pirellone stanno comunque cercando di guardare avanti: il nuovo orizzonte è quello del 4 maggio, quando potrebbe essere avviata una lenta ripartenza. Le parole d'ordine sono riassunte da quelle "quattro D", che gli amministratori regionali hanno scelto come slogan: diagnosi, distanza, dispositivi e digitalizzazione. 

Venerdì, al termine degli "stati generali del patto per lo sviluppo" - un tavolo che si è svolto in streaming con esponenti di attività produttive, sindacati e università - se n'è aggiunta una quinta: Diritti.

L'obiettivo - ha spiegato la regione in una nota - è dare il "via libera ai cantieri, a partire da quelli pubblici. Al termine del confronto è emersa l'esigenza - in vista del ritorno alla cosiddetta 'nuova normalità' - della quinta D, quella dei Diritti, diritto alla sicurezza, al lavoro, alla mobilità e allo studio", conclude la nota. 

Una "Summer school" a Milano

Se riapertura sarà, un nuovo problema sul tavolo sarà quello di bimbi e ragazzi che, con le scuole ancora chiuse, rischiano di restare soli a casa. 

Per questo il sindaco di Milano, Beppe Sala, nel corso del consueto video "buongiorno da palazzo Marino", ha annunciato l'idea di una "Summer school". "Io all'orizzonte vedo una difficoltà generalizzata - ha detto il primo cittadino -. Stiamo capendo che le scuole rimarranno chiuse fino a settembre, addirittura ci sono dei dubbi su settembre, e al contempo c'è la possibilità che si torni a lavoro in maggio". Questo è un problema - ha detto - che "riguarda certo i padri, ma impatterà in maniera significativa sulle madri. Si rischia di scaricare su di loro un problema per la gestione dei bimbi". 

Quindi ecco l'idea: "A Milano ho chiesto all'assessorato di prepararmi una proposta per cercare di mettere in piedi una sorta di Summer school - ha fatto sapere il sindaco -, una modalità per dare una mano alle famiglie nella cura dei loro bambini".

Marchio Ce per il test di Pavia 

In tema di diagnosi, invece, il test sierologico messo a punto dal San Matteo di Pavia convince sempre più. L'esame - che verrà svolto attraverso un prelievo del sangue - servirà per fornire ai cittadini una sorta di patente di immunità. 

Nella giornata di venerdì lo stess test ha ricevuto la marcatura Ce: "È una grandissima soddisfazione - ha commentato il presidente della regione, Attilio Fontana -. La battaglia contro il Coronavirus è ancora lunga, ma grazie ai nostri ricercatori vinceremo noi".

Coronavirus, controlli e denunce

Nella giornata di venerdì, stando ai dati forniti dalla Prefettura, tra Milano e provincia sono stati controllati 4.368 negozi e 21.286 persone. 

In quattro sono stati denunciati perché trovati in strada nonostante fossero positivi al Coronavirus e quindi, almeno in teoria, costretti alla quarantena. Nel giro di 24 ore le forze dell'ordine hanno staccato 596 sanzioni, "destinate" a chi era uscito di casa senza una ragione valida. "Furbetti" anche tra i commercianti: in 12 sono stati denunciati per non aver rispettato le limitazioni e i divieti previsti dalle ordinanze. 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Coronavirus, 1.246 nuovi positivi e 199 morti in Lombardia. A Milano altri 269 casi in 24 ore

MilanoToday è in caricamento