Coronavirus, in Lombardia la crescita non si ferma: oltre 2mila contagi e 381 morti in 24 ore

Fontana e i sindaci scrivono al premier chiedendo il "pugno duro". I nuovi dati in regione

Foto da pagina Fb ufficiale Esercito italiano

Lombardia sempre più in guerra con il Coronavirus. La regione è sempre più vicina a un'ulteriore serrata - ancora più dura -, si prepara ad accogliere i militari dell'Esercito che pattuglieranno le strade per verificare che chi è in giro abbia validi motivi e continua a fare i conti con la costante crescita di morti e contagi, che non si arresta.

Una "guerra" - come l'hanno definita più volte i vertici regionali - che va ormai avanti esattamente da 30 giorni, perché proprio un mese fa era stato scoperto il "paziente 1", il 38enne di Codogno che ora fortunatamente sta meglio.  

Coronavirus, i numeri di contagi e morti in regione

Quella di venerdì è stata l'ennesima giornata difficile per la regione, segnata dalla continua escalation dei numeri di contagi e morti. "I numeri di oggi sono numeri che confermano che c'è una crescita costante", ha commentato l'assessore al Welfare, Giulio Gallera, in apertura del solito punto delle 18 di venerdì 20 marzo. 

In Lombardia il totale dei positivi è pari a 22.264, con un incremento di 2.380 in 24 ore, ancora maggiore dell'aumento di 2.171 del giorno precedente. Le persone ricoverate negli ospedali sono 7.735 - con un + 348 pazienti - e 1.050 di queste si trovano nei reparti di terapia intensiva, che fanno segnare la presenza di 44 pazienti in più.

I morti invece sono arrivati a quota 2.549, 209 in più rispetto a giovedì: le vittime sono quindi 381 nell'ultima giornata. I guariti sono 4.235: "Sono persone che sono guarite - ha sottolineato Gallera -, non sono ancora diventate negative, ma sono guarite". 

Coronavirus, numeri di contagi a Milano

Crescita netta anche per Milano città. Sotto la Madonnina i casi sono arrivati a 1.550, con un aumento di 172 persone positive in un giorno. 

La situazione non è più rosea nella Città Metropolitana dove si contano 3,804 persone contagiate e in 24 ore sono stati registrati 526 nuovi casi. "È comunque inferiore alla crescita di ieri - ha evidenziato Gallera -. Quello che vediamo oggi è figlio di quello che è successo 10 giorni fa e guarda caso torniamo all'8 e al 9 marzo, quando tutti erano per strada e io venendo in ufficio sono rimasto allibito vedendo migliaia di persone nei parchi e centinaia per le strade". 

"Confidiamo - ha auspicato Gallera - che l'aumento sia figlio di quel weekend folle e che da lunedì si noti un rallentamento". 

"Combattiamo stando in casa"

"Il 20 febbraio ore 21 arrivava sul mio cellulare la chiamata del primo paziente positivo e dopo un mese siamo qui - ha detto lo stesso Gallera ripercorrendo le tappe di questo mese da incubo -. È cambiata la nostra regione ed è cambiato il nostro modo di vivere. Come sistema sanitario abbiamo reagito immediatamente, con una forza incredibile, mettendo in campo immediatamente le misure straordinarie necessarie, via via crescenti". 

"Giorno per giorno questa strada la stiamo percorrendo tutti. I medici, gli infermieri, grandi eroi che in questi trenta giorni hanno dedicato tutto se stessi senza chiedersi neanche cosa stava succedendo, ma buttandosi al lavoro sempre più bardati. E così abbiamo imparato a vedere la loro forza e la loro sofferenza. Ma anche ognuno di voi, cittadini, ha iniziato ad essere sempre più protagonista di questa battaglia - ha proseguito l'assessore -. E la cosa più bella è che tanti stanno combattendo questa battaglia rimanendo in casa, lo dobbiamo fare sempre di più". 

"Il virus si nutre del corpo dell'uomo: se lo trova si nutre di questo, se non lo trova muore. E quindi il concetto è che noi dobbiamo fare di tutto per evitare di essere contagiati - ha ribadito -. Questa è la battaglia dei lombardi, ognuno la deve combattere sapendo che è il protagonista". 

Sala: "Chiudiamo i tabacchini a Milano"

E proprio per vincere questa battaglia, il sindaco di Milano ha in mente - come la regione - una serie di misure più restrittive. 

"Milano deve essere un fronte di resistenza per noi stessi, per la nostra salute, ma anche perché se carichiamo di più il sistema sanitario questo crolla - ha spiegato il primo cittadino meneghino al Tg1 delle 20 di venerdì -. Il tema è non portare altri contagiati in ospedale, bisogna pensare anche a dei sistemi di sorveglianza attiva a casa. Il punto è questo: io penso molto ai medici che stanno facendo un lavoro incredibile, ma non possiamo sovraccaricarli ulteriormente".

Quindi, sulle chiusure: "Per noi è sbagliato chiudere i supermarket alla domenica perché già ora ci sono code e affollamento e se riduciamo gli orari può darsi che diventa peggio. Bisogna continuare con saggezza sapendo che via via si chiude, ma si tutelano le filiere essenziali come farmaci e alimentari. Noi stasera come sindaci dicevamo «chiudiamo anche i tabacchini, ci spiace ma a mali estremi, estremi rimedi»".

"I numeri non stanno andando bene"

L'ultimo aggiornamento ufficiale dal presidente di regione Lombardia, Attilio Fontana, era invece arrivato alle 13.40 di venerdì 20 marzo con il consueto punto stampa, che è stato aperto da "un momento di ricordo e vicinanza alle vittime e ai parenti delle vittime che stanno vivendo questa tragedia".

"I numeri non stanno andando bene, né come numero legato alle infezioni, né come numero di persone decedute - aveva subito sottolineato il presidente del Pirellone -. Abbiamo avuto un incontro coi sindaci, durante il quale abbiamo deciso di predisporre un elenco delle richieste, compatibili con le nostre possibilità, quindi con le nostre competenze, che avanzeremo al presidente del consiglio". 

114 Militari e "pugno duro"

"Ieri ho già fatto una serie di richieste. Una, quella legata all'uso dell'Esercito, è stata accolta in una maniera limitativa per ora, perché si parla di 114 militari - aveva preannunciato il governatore -. Penso si debba aggiungere uno zero per iniziare a discutere seriamente del problema, ma mi sembra che sia positivo che la richiesta sia stata accolta dal governo e sono assolutamente convinto che ne arriveranno altri". 

I militari, dell'operazione Strade Sicure, saranno quindi da ora impegnati per i controlli sulle uscite e sul rispetto del decreto "io resto a casa". Non solo Esercito a pattugliare le strade, però. Perché Fontana e i sindaci vogliono il "pugno duro" e lo hanno chiesto ufficialmente. 

Video | La locale col megafono a Milano: "Restate a casa"

Fontana e i sindaci scrivono al governo per le nuove chiusure

"Tra le ulteriori e numerose richieste fatte pervenire oggi dalla Regione e dai sindaci al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che si propone rimangano in vigore fino al 30 aprile, si segnalano - ha informato la regione venerdì sera - la sospensione dell'attività degli Uffici Pubblici, fatta salva l'erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità; la sospensione di tutti i mercati settimanali scoperti cittadini; la sospensione delle attività inerenti ai servizi alla persona - fra cui tabaccai, parrucchieri, barbieri, estetisti -; la chiusura delle attività degli studi professionali salvo quelle relative ai servizi indifferibili; il fermo delle attività nei cantieri temporanei; la chiusura dei distributori automatici cosiddetti 'h24' che distribuiscono bevande e alimenti confezionati; il divieto di praticare sport e attività motorie svolte all'aperto, anche singolarmente".

Restano aperte, invece, le edicole, le farmacie, le parafarmacie ma deve essere in ogni caso garantita la distanza di sicurezza interpersonale di un metro.

"Se dovessero essere disattese - aveva evidenzato il presidente lombardo in conferenza - emaneremo un provvedimento per limitare queste attività che riteniamo incompatibili. Questo perché purtroppo - aveva ribadito in conclusione Fontana - i numeri non stanno andando verso un cambio di tendenza, ma stanno ancora e, purtroppo in maniera importante, aumentando".

"Ancora troppa gente in giro"

Poco prima, il vicepresidente del Pirellone, Fabrizio Sala, aveva sottolineato che l'analisi delle celle telefoniche - iniziata proprio per vedere quanta gente ancora si sposti da casa - continua a restituire dati al di sotto delle aspettative. 

"I numeri degli spostamenti sono ancora troppo alti. E guardando le fasce orarie, abbiamo dei picchi importanti alle 18 e alle 19 e alle 12 alle 13. La gente in questi orari si sposta di più e lo fa per motivi lavorativi vista l'apertura delle attività produttive e professionali", aveva spiegato. 

"Il dato che abbiamo rappresenta circa l'85% del totale della popolazione lombarda, pertanto è più che affidabile. È importantissimo rallentare il contagio da coronavirus - aveva concluso Sala - perché la vita umana non ha prezzo e noi ogni giorno lavoriamo per tutelarla. Contenere la diffusione del virus, tuttavia, serve anche a livello economico: le nostre micro, piccole e medie imprese stanno subendo un forte impatto negativo che se dovesse proseguire per altro tempo ne minaccerebbe la sopravvivenza".

Foto - I dati sullo spostamento attraverso l'analisi delle celle telefoniche

spostamenti celle telefoniche 20 marzo-2

Le perdite di introiti per mostre e musei

Ed è un periodo nero anche per le mostre milanesi e i Musei Civici che, stando a quanto riferito da Filippo Del Corno, assessore alla cultura, stanno perdendo 400mila euro a settimana. Palazzo Marino lavora per prolungare gli allestimenti fino all'estate, in modo da non perdere le mostre temporanee attualmente sospese.

Ma Del Corno ha lanciato anche un "grido d'allarme" per tutto il comparto culturale e dello spettacolo, compresi cinema e teatri: è possibile che la ripresa sarà lenta, anche dopo che l'emergenza sanitaria sarà cessata.

Altra stretta sui negozi e uffici

Già giovedì sera il presidente di regione aveva fatto sapere di aver sentito telefonicamente il premier Giuseppe Conte per far approvare misure più rigide per cercare di contenere l'emergenza. Il governatore - aveva annunciato lui stesso con un post su Facebook - aveva richiesto "misure stringenti, dopo aver fatto presente la situazione sempre più grave che sta vivendo la Lombardia".

Queste le proposte del presidente di regione a Conte, poi ribadite venerdì mattina in conferenza: "Utilizzo dell’Esercito come presidio, insieme alle Forze dell’Ordine, per garantire il ferreo rispetto delle regole vigenti, partendo dalle ‘corsette’ e dalle passeggiate in libertà", "chiusura degli studi professionali e degli uffici pubblici, salvo per le attività indifferibili", "fermo dei cantieri" e "uteriore limitazione delle attività commerciali", con i supermercati e i negozi aperti che potrebbero seguire orari diversi.

"Spero - aveva concluso il governatore - in aggiornamenti nelle prossime ore per capire se e in quale direzione il Governo vorrà muoversi".

Mattarella chiama Fontana: "Ok a militari"

La nuova strada, almeno per l'impiego dei militari, era sembrata già tracciata giovedì sera, quando era arrivato il via libera del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini: "D'intesa con il ministro dell'Interno Lamorgese ho dato piena disponibilità all'utilizzo dei militari impegnati in 'Strade Sicure' per la gestione dell'emergenza coronavirus - aveva spiegato -. Le Forze Armate sono pronte a fare la loro parte".

D'accordo anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che venerdì mattina ha telefonato a Fontana per esprimere "la vicinanza e la solidarietà dell'intero Paese alla Lombardia". 

"Durante il colloquio - aveva poi fatto sapere il governatore - ho rinnovato al Presidente Mattarella la necessità di utilizzare l'Esercito a supporto delle Forze dell'ordine per rendere più serrata e stringente la rete dei controlli mirati al rispetto delle regole. Mi sembra di poter dire che il Presidente Mattarella abbia condiviso la mia richiesta diretta al bene e alla tutela della salute della collettività". 

"Il Presidente della Repubblica - aveva concluso il governatore - mi chiesto di portare il suo saluto a tutti i lombardi e in particolare ai medici, agli infermieri, ai volontari, che combattono con instancabile tenacia questa battaglia".

Coronavirus, venerdì assalto ai supermercati a Milano 

I primi effetti di un'ipotetica nuova stretta ai negozi si sono visti subito venerdì mattina a Milano, dove si è verificato un nuovo assalto ai supermercati, come già successo nei giorni immediatamente successivi al decreto del governo che trasformava la Lombardia in una zona rossa nel tentativo di contenere l'emergenza.

File venivano segnalate praticamente fuori da ogni supermercato, dal centro alla periferie. In coda tanta gente preoccupata, tornata con i trolley come non si vedeva dall'inizio dell'emergenza. All'Esselunga di via Fuché, una delle più frequentate nel capoluogo lombardo, alle 7 del mattino la coda si articolava sui 4 lati del grande isolato. Al vicino Carrefour in piazza Diocleziano, altra lunga coda e apertura contingentata negli orari, con ingresso di una sola persona per famiglia. 

Scene simili anche fuori dall'Esselunga di viale Suzzani, con il serpentone di persone in attesa che girava attorno all'edificio, tanto che è dovuta intervenire la polizia locale per riportare la calma. Lo stesso film già visto giovedì a Pioltello, dove oltre 300 persone si erano messe in fila fuori dall'Esselunga. Anche lì era stato necessario l'intervento delle forze dell'ordine. 

Nel pomeriggio, poi, il governo ha specificato - con una nota ufficiale - che i negozi alimenti, i supermercati e gli ipermercati "resteranno aperti nel fine settimana".

Foto - La coda fuori dall'Esselunga di viale Suzzani

fila esselunga suzzani-2

I supermercati riducono gli orari

Intanto, proprio per "motivi di sicurezza" e per "offrire un servizio più efficace", i supermercati hanno iniziato a ridurre gli orari di apertura. Dopo Coop - che ha ufficializzato la chiusura dei suoi negozi per due domeniche - anche Esselunga ha deciso di "razionalizzare". 

"In attesa di eventuali disposizioni governative – si legge in una nota diffusa venerdì mattina dalla catena fondata da Bernardo Caprotti – Esselunga razionalizza gli orari di apertura dei suoi punti vendita per garantire ulteriore sicurezza alla clientela e ai suoi collaboratori e contribuire a ridurre il flusso delle persone fuori casa". 

"Da sabato 21 marzo fino a venerdì 3 aprile, nei negozi in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto, Liguria e Toscana nei giorni feriali verrà anticipata alle ore 20 la chiusura e la domenica l'orario di apertura sarà dalle 8 alle 15.".

Scelta simile per Conad: “Dato l'eccezionale momento e la volontà di agevolare l'applicazione delle indicazioni del Governo e delle regioni, Conad ha suggerito ai propri soci imprenditori di limitare l'apertura dei punti vendita nelle prossime due settimane, dal lunedì al sabato fino alle ore 19,00”, si legge sul sito, che annuncia anche le chiusure per domenica 22 e 29 marzo.

Carrefour invece resta aperto tutti i giorni dalle 8.30 alle 19 e la domenica dalle 8.30 alle 15.

"Chiudere il trasporto pubblico"

Sulla stessa lunghezza d'onda del governatore si era schiarato anche l'assessore Gallera. "Penso vada chiuso fortemente il trasporto pubblico locale, vediamo sempre metropolitane strapiene o i treni pieni di persone: penso che questo sia un elemento dirimente, la gente deve andare al lavoro con un mezzo proprio o le aziende si organizzano", le sue parole venerdì mattina ad Agorà

"Bisogna stringere ancora di più", aveva ribadito, sottolineando come sia necessario anche un "irrigidimento delle misure anche sul fronte delle attività produttive, ma è il Governo che deve mettere in campo queste misure. La Regione non può imporre alle attività produttive di rimanere chiuse. Ci stiamo interfacciando con il Governo. Pensiamo a tutto ciò che non è necessario, che non è filiera agroalimentare ed energia, come i negozi di elettrodomestici. Si potrebbero chiudere alcuni servizi e uffici pubblici, gli uffici per le licenze edilizie o commerciali, le attività dei professionisti, le società di revisione, si può fare molto di più". Noi le soluzioni le vogliamo condividere con il Governo", con il quale "c'è un dialogo positivo".

"In molti ospedali non ci sono più letti"

"Sono passate quasi due settimane e pensavamo che fosse sufficiente, invece il traguardo è qualche chilometro più in là. Dobbiamo stringere i denti ma ce la faremo - aveva continuato Gallera giovedì interpretando i numeri di quel giorno -. È necessario che tutti abbiano un atteggiamento responsabile, vediamo i risultati di domenica. State lontani anche dal vostro coniuge, anche dai vostri familiari".

"Siamo arrivati al punto in cui in molti presidi non c'è quasi più un letto disponibile - aveva confessato l'assessore regionale - non c'è più un luogo dove ricoverare qualcuno che arriva al pronto soccorso in attesa di trovare un letto in Lombardia".

In arrivo 53 medici cubani

“Il vero tema, oggi, è quello del personale - aveva poi ribadito in serata -. Più volte abbiamo parlato della possibilità di collocare fuori dalle città strutture che possano aiutare la ricettività delle persone che hanno bisogno di essere curate, ma per poter offrire cure adeguate abbiamo bisogno di personale”.

“Stiamo esplorando tutte le strade - aveva spiegato - e le attiviamo concretamente solo quando siamo in grado di portarle a termine, non lanciamo proposte per poi smentirle nei giorni successivi. Questa serietà ci ha portato ieri a chiedere di differire l’attivazione del Punto Medico Avanzato a Bergamo perché non avevamo la certezza di reperire il personale”.

L’assessore aveva poi annunciato che sono in arrivo “53 medici e infermieri cubani molto qualificati, che hanno combattuto l’Ebola. Saranno a Crema per alleggerire il lavoro”.

Appello ai consoli

"Il vice presidente della Croce Rossa cinese, arrivato mercoledì sera a Milano, ha confermato che la Cina vuole sostenere la battaglia della Lombardia con un contingente di medici e infermieri la cui attività sarà coordinata di Areu”, aveva annunciato l'assessore.

Gallera aveva anche fatto sapere di aver incontrato, insieme al sottosegretario alla presidenza della Regione Lombardia, Alan Rizzi, i 68 consoli presenti a Milano “ai quali ho chiesto di farsi portatori di un messaggio nei loro Paesi. Oggi la Lombardia ha bisogno, ma domani potremo aiutare noi. Tutti mi hanno confermato che ne parleranno con i loro Governi”.

"Lombardia è come Wuhan due mesi fa"

E proprio la delegazione cinese giunta in Lombardia giovedì mattinata aveva tirato le orecchie ai cittadini, già "minacciati" poche ore prima da Attilio Fontana per convincerli a restare a casa.

"Abbiamo fatto un sopralluogo a Milano, ci sono troppe persone in giro e nessuno indossa la mascherina. È il momento di bloccare il trasporto pubblico e le attività produttive", le parole del vicepresidente della croce rossa cinese, Sun Shuopeng. 

"Quello che sta succedendo in Lombardia è quello che è successo a Wuhan due mesi fa - aveva puntualizzato Sun Shuopeng -. E ne siamo usciti solo dopo un mese di quarantena, di blocco totale. È solo a quel punto che i medici hanno potuto cominciare a trattare i pazienti, così da superare il picco dell'epidemia".

La "gara" di solidarietà degli imprenditori

Fortunatamente una grande mano alla sanità lombarda e nazionale sta arrivando da quella che è una vera e propria gara, bellissima, di solidarietà, con donazioni milionarie che si susseguono ora dopo ora. 

L'ultimo colpo lo ha messo a segno Intesa Sanpaolo, che venerdì mattina ha annunciato di aver donato alla protezione civile 100 milioni di euro per "sostenere attività finalizzate a contenere e superare la diffusione del virus Covid-19". Tra i primi interventi previsti c’è l’incremento di 2.500 posti letto di terapia intensiva", si legge in una nota del gruppo.

Già nei giorni scorsi molti imprenditori e gruppi industriali avevano risposto presente. Silvio Berlusconi, "mr Moncler", Giuseppe Caprotti avevano donato 10 milioni di euro ciascuno per permettere a regione Lombardia di allestire il nuovo ospedale in Fiera. Giovedì sera, invece, A2a ha annunciato di aver destinato 2 milioni di euro per l'ospedale Papa Giovanni di Bergamo e per il fondo sociale lanciato dal comune di Milano. 

Pirelli, invece, ha donato 68 respiratori polmonari a regione Lombardia, che li ha "ritirati" venerdì mattina, oltre a 5.000 tute per utilizzo sanitario e 20.000 mascherine.

Conte: "Chiusure prorogate oltre il 3 aprile"

Giovedì mattina, prima ancora delle richieste di Fontana arrivate in serata e ribadite venerdì, il presidente del consiglio Giuseppe Conte aveva lasciato intendere che le misure di contenimento - quelle che hanno trasformato la Lombardia e l'Italia in una zona rossa - andranno avanti anche dopo il 3 aprile, termine - per ora - del decreto.

"I rigidi provvedimenti presi dal governo per contrastare l'emergenza coronavirus, dalla serrata di molte attività commerciali alla chiusura delle scuole, non potranno che essere prorogati alla scadenza", aveva annunciato il premier.

Coronavirus, morto carabiniere ricoverato a Milano

E dietro i numeri, dietro le fredde cifre, dietro le date di scadenza del coprifuoco, si nascondono storie di vite distrutte, cambiate per sempre dal Coronavirus. Come quella di Claudio Polzoni, 46 anni, che si è spento giovedì in un letto d'ospedale del reparto di terapia intensiva del Policlinico di San Donato Milanese. 

Claudio era un appuntato scelto dei carabinieri e prestava servizio alla centrale operativa di Bergamo, una delle province più colpite dal disastro sanitario. Il 13 marzo era stato ricoverato con tutti i sintomi tipici dell'infezione da Covid-19, poi confermata dal tampone di controllo. 

Il 46enne era stato attaccato agli strumenti per la ventilazione assistita ed era stato tenuto sotto stretta osservazione, ma poi giovedì pomeriggio il dramma. Claudio, subito ricordato sui social da tanti suoi colleghi, lascia una moglie e una bimba di dieci anni.

La strage silenziosa degli anziani

Di storie da raccontare ne avevano anche i 44 anziani che negli ultimi giorni sono morti in una casa di riposo di Mediglia. Il dato è stato fornito dalla Prefettura al sindaco Paolo Bianchi, dopo che lo stesso primo cittadino aveva raccolto gli sfoghi di alcuni familiari degli ospiti della Rsa e aveva chiesto chiarimenti. 

"A oggi - si legge nel documento - si sarebbero verificati 44 decessi di ospiti, non tutti determinati dalle complicazioni da Covid-19". Con l'ormai solita distinzione tra "morti di Coronavirus" e "morti con Coronavirus", i decessi strettamente legati al virus, stando a quanto appreso, sarebbero una ventina. Il numero, però, potrebbe essere destinato ad aumentare tragicamente. 

Sì perché - mette ancora nero su bianco la Prefettura - "all'interno della Rsa, attentamente seguita da Ats e città metropolitana, sono state effettuate verifiche a campione, con tamponi su personale sanitario e su ospiti" ed è "emersa una diffusione significativa del contagio che ha portato a ritenere gli anziani presenti complessivamente affetti da Covid-19". 

Coronavirus, gli agenti chiedono tamponi per tutti

Venerdì mattina è anche arrivata la richiesta dei poliziotti milanesi al governatore Attilio Fontana di avere maggiori tutele. "Gli operatori di sicurezza in questi giorni sono impegnati in prima linea ad assolvere tutte le attività di controllo del territorio finalizzate all'osservanza delle particolari prescrizioni imposte per contenere la diffusione del contagio da covid-19", si legge nella lettera firmata dal sindacato Siulp.

Quindi, da qui la proposta indirizzata ufficialmente al presidente a cui si chiede di "valutare l'opportunità di prevedere di estendere il tampone agli appartenenti alle forze di polizia". 

Coronavirus, i dati in regione Lombardia

- i casi positivi sono 22.264 (+2.380)

- i deceduti 2.549 (+381)

- i dimessi e in isolamento domiciliare: 10.930 di cui 4.295 con almeno un passaggio in ospedale (anche solo pronto soccorso) e 6.635 persone per le quali non si rileva nessun passaggio in ospedale 

- in terapia intensiva 1.050 (+44)

- i ricoverati non in terapia intensiva: 7.735 (+348)

- i tamponi effettuati: 57.174

Coronavirus, i dati di Milano e delle province

Bergamo: 5.154 (+509)

Brescia: 4.648 (+401)

Como: 380 (+42)

Cremoona: 2.392 (106)

Lecco: 676 (+146)

Lodi: 1.597 (+69)

Monza e Brianza: 816 (+321)

Milano: 3.804 (+526) di cui 1.550 a Milano città (+172)

Mantova: 723 (+87)

Pavia: 1.105 (+94)

Sondrio: 163 (+8)

Varese: 338 (+28)

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