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Coronavirus, ospedali più liberi. Ma a Milano la curva cresce: +480 contagi in un solo giorno

Meno persone hanno bisogno delle terapie intensive ma a Milano i casi aumentano

Continua a calare la pressione sugli ospedali lombardi ma a Milano continuano a crescere i casi di Coronavirus. Nella sola giornata di mercoledì 22 aprile all'ombra della Madonnina si sono registrati 161 nuovi casi (7.116 il totale) e non va meglio nella Città metropolitana dove sono state scoperte altre 480 persone positive al tampone (il totale è arrivato a 17mila).

In tutta la Regione sono state trovate 1.161 persone positive su 13.502 tamponi effettuati, il totale è così arrivato a 69.092. Le persone ricoverate negli ospedali lombardi sono 10.509, 817 di queste si trovano in terapia intensiva (34 in meno rispetto alla giornata di martedì) e 9.692 nei reparti (113 in meno rispetto alla 24 ore precedenti). Le persone dimesse dalle strutture ospedaliere sono state 1.147 e la cifra complessiva è arrivata a 42.820. Non si fermano, invece, i decessi: in un giorno il virus ha ucciso altre 161 persone.

In numeri assoluti la provincia lombarda più colpita dal Coronavirus è sempre quella di Milano. Seguono Brescia (12.178), Bergamo (10.848), Cremona (5.706), Monza e Brianza (4.253), Pavia (3.798), Mantova (2.977), Lodi (2.787), Como (2.681), Varese (2.302), Lecco (2.109) e Sondrio (1012).

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Coronavirus, diversi i casi "sommersi"

Le persone positive al coronavirus in Lombardia potrebbero essere molte di più rispetto a quelle dei dati ufficiali. Lo avevano detto gli scienziati. E lo si evince dai dati di AllertaLom, l'applicazione attraverso cui la Regione sta "mappando" i casi nelle province lombarde; dati forniti dal vicepresidente della Lombardia, Fabrizio Sala, durante un collegamento con Skytg24 nel pomeriggio di mercoledì 22 aprile.

L'applicazione è stata scaricata da 1 milione e 100mila utenti "e abbiamo raccolto più di 2 milioni e 200 mila questionari, perché il questionario va compilato più volte — ha spiegato Sala —. Adesso suggeriamo di compilarlo ogni giorno. Abbiamo anche aggiornato la nostra applicazione per permettere che su un cellulare possano compilare il questionario più utenti".

"È emerso che - ha riferito Sala - il 5,9% di quelli che hanno inviato il questionario hanno almeno due sintomi marcati di Covid, e di questo 5,9% il 2,1% ne ha tre. Questo ci dà una statistica su più del 10% della popolazione della presenza di contagio". E questi dati cosa vogliono dire? Attraverso qualche semplice operazione matematica si scopre che le persone che presentano almeno due sintomi sono circa 64.900.

Scoprire nuovi focolai con l'analisi delle acque nere

L'acqua delle fogne può essere utile per capire se ci sono casi di coronavirus. Lo si evince in una ricerca che dell'Istituto superiore di sanità (Iss) che verrà pubblicato nei prossimi giorni; studio redatto dopo una ricerca sul campo condotta a Milano e a Roma dal gruppo guidato da Giuseppina La Rosa del Reparto Qualità dell'acqua e Salute del Dipartimento Ambiente e Salute.

E la scoperta potrà essere molto preziosa nella fase 2 dell'emergenza perché proprio attraverso le analisi delle acque nere si potrà monitorare in modo indiretto la circolazione del virus ed evidenziare precocemente una sua eventuale ricomparsa. Attraverso questo sistema gli scienziati saranno in grado di circoscrivere rapidamente nuovi focolai

Via ai test sierologici

Da giovedì una nuova arma per combattere il virus arriverà dai test sierologici sviluppati al San Matteo di Pavia. Si comincia con le aree lombarde più colpite dal virus: Lodi, Cremona, Bergamo e Brescia. Poi i test arriveranno nelle altre province, compresa Milano, che al momento sembra quella in cui la curva dei contagi da Coronavirus fa più fatica a scendere. 

Ad annunciarlo nella serata di martedì è stato l'assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera. "Da giovedì 23 aprile partiremo con i test sierologici nelle aree più colpite dal Coronavirus. Dal 29 aprile, le analisi saranno estese a tutta la Lombardia", ha detto.

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A cosa serve il test e chi lo farà

"Ad oggi, i test che verranno proposti ai cittadini sono stati messi a punto con l'Irccs San Matteo di Pavia e consistono in un prelievo ematico - ha spiegato Gallera - che serve per verificare se un organismo ha sviluppato gli anticorpi e se questi sono neutralizzanti per il virus".

"Per iniziare, effettueremo i test a categorie di cittadini ben definite: i cittadini ancora in quarantena fiduciaria, soggetti sintomatici, con quadri simil influenzali, senza sintomi da almeno 14/21 giorni segnalati dai Medici di Medicina Generale alle Ats; i contatti di casi asintomatici o con sintomi lievi, identificati dalle Ats a seguito dell'indagine epidemiologica già prevista ma senza l'effettuazione del tampone nasofaringeo per ricerca di Sars-Cov-2, anch'essi ancora in quarantena fiduciaria", ha chiarito l'assessore.

"Alle persone che corrispondono a queste caratteristiche verranno proposti questi test con modalità definite dalle Ats. Costoro dovranno presentarsi in uno dei centri prelievi concordati con le Aziende Socio Sanitarie Territoriali di riferimento. L'esito dei test effettuati sarà comunicato alle Ats di competenza e agli stessi cittadini". 

"La prossima settimana - ha concluso Gallera - le analisi saranno estese a tutta la Lombardia, con priorità alle medesime categorie di persone". Da Regione Lombardia hanno comunicato che ulteriori dettagli sui centri prelievi e sulle relative tempistiche saranno diffusi nei prossimi giorni.

La (vecchia) polemica di Sala sui test

La scorsa settimana, quando da regione avevano annunciato l'imminente avvio dei test per il rilascio della "patente di immunità", il sindaco di Milano, Beppe Sala, aveva criticato la scelta di non partire subito con Milano.

"Leggo che in regione Lombardia dal 21 aprile si faranno 20mila test al giorno. Bene, dove? - aveva detto il primo cittadino -. In altre province ma non a Milano? Ma come - aveva chiesto provocatoriamente Sala -, non è Milano il problema? Rendiamoci conto". 

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