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Coronavirus

Riapertura ospedale Alzano? "La chiese il dg del settore Welfare Cajazzo"

La dichiarazione choc di un anonimo primario di Alzano al Tg1. La replica di Regione: "Infangato un bravissimo dirigente che si è ammalato di Covid sul campo"

Domenica 23 febbraio. Due giorni prima, Mattia, paziente 1 di Codogno, è ricoverato per Coronavirus. All'ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo, provincia di Bergamo, due pazienti al pronto soccorso sono positivi allo stesso virus. Il pronto soccorso viene chiuso per diverse ore, poi viene riaperto. Come se nulla fosse. Le cronache di quei giorni si focalizzano su Codogno, che sembra essere l'unico focolaio italiano del Covid-19. Non è così. Il contagio da Coronavirus in Val Seriana si rivelerà, nel giro di pochissimi giorni, ancora più esponenziale. Ma, contrariamente a Codogno, dove viene subito istituita una zona rossa in dieci Comuni con esercito a controllare le strade e ospedale chiuso fino a data da destinarsi, in provincia di Bergamo non accade niente. Anzi, il pronto soccorso del Pesenti viene riaperto dopo poche ore. E la vita quotidiana a Bergamo e in Val Seriana prosegue come nulla fosse. Per giorni resta lettera morta la raccomandazione dell'Iss (Istituto superiore di sanità) di istituire una zona rossa in corrispondenza del focolaio bergamasco. Perché qualcosa accada occorre aspettare l'8 marzo quando l'intera Lombardia diventa zona rossa.

Il dramma di Bergamo (che solo ad aprile viene superata, per numero di positivi, prima da Milano e poi da Brescia) è tutto qui. Si calcola che in alcuni Comuni i morti di marzo 2020 siano stati dieci volte quelli di marzo 2019. Per il capoluogo la proporzione è di quattro volte tanto. La magistratura sta ora indagando sulla riapertura (improvvida) del pronto soccorso del Pesenti. E il Tg1, giovedì sera, ha intervistato, sotto anonimato, un primario dell'ospedale. Le sue dichiarazioni sono uno choc.

La telefonata ai primari: «Riaprite tutto»

Spiega il dottore: «Domenica 23 c'è stata una riunione con tutti i primari e i capi dipartimento. Ci hanno chiesto cosa fare con il pronto soccorso, in quel momento chiuso. Tutti noi abbiamo espresso il nostro parere: "chiudiamo l'ospedale". C'era stata Codogno due giorni prima. Si discuteva come fare, a un certo punto arriva la telefonata del direttore generale dell'assessorato al welfare Luigi Cajazzo. Che dice: "non si può fare, perché c'è almeno un malato di Covid in ogni provincia. Non possiamo chiudere oggi Alzano, tra mezz'ora Cremona, tra due ore... Quindi riaprite tutto". Noi non sapevamo che poi Alzano sarebbe stato l'epicentro italiano, sapevamo solo di Codogno e che avremmo dovuto seguire la strada di Codogno». Alla domanda che cosa avessero pensato, la risposta è drammatica e sconvolgente: «Se noi tecnici dipendiamo da loro, siamo morti».

«L'indomani mattina - prosegue il medico - ho cercato di capire quali fossero i dispositivi di protezione individuali che avevamo. Abbiamo chiesto: "non dovremmo mettere le mascherine?". E ci hanno detto: "Ma non le abbiamo"». Ben presto l'ospedale di Alzano Lombardo è diventato terreno di contagio. Medici, infermieri, pazienti. «I colleghi del pronto soccorso hanno fatto cose incredibili», spiega il primario anonimo.

La risposta della Regione: «Infangato un dirigente che si è ammalato di Covid sul campo»

La giornalista del Tg1 spiega di attendere una risposta della Regione, che però non è arrivata in tempo per il servizio al telegiornale. Ma, dopo la messa in onda, la replica arriva. Da parte di Davide Caparini, assessore leghista al bilancio,  Ed è una replica decisamente arrabbiata. «Medici, scienziati e dirigenti che da settimane lottano per strappare pazienti da una morte tremenda trattati come delinquenti da quello che fu un telegiornale autorevole», scrive Caparini: «Con un'aggravante, che una giornalista senza scrupoli ha infangato un bravissimo dirigente convalescente di Covid ammalatosi sul campo».

«Questa è la dimostrazione - prosegue Caparini - di quanto sono caduti in basso nel disperato tentativo di assolvere gli unici colpevoli dei ritardi nell'adottare quelle misure di contenimento che proprio la sanità lombarda invocava da giorni. Non a caso la Rai è la televisione di Stato. La tv della vergogna».

I cittadini vogliono sapere (e lo meritano)

Nessuno al momento può sapere se le dichiarazioni del primario di Alzano al Tg1 siano rispondenti a verità. Cajazzo, ex poliziotto (è stato capo della squadra mobile a Lecco), prima di approdare nel 2018 alla direzione Welfare è stato direttore dell'Istituto Tumori di Milano. Il suo curriculum è di tutto rispetto. Il suo impegno da quando l'emergenza Covid-19 è sbarcata in Lombardia è innegabile. Ed è vero che si è ammalato di Covid-19 "lottando" sul campo. 

Tuttavia, la durissima replica dell'assessore Caparini non sembra essere ciò che i cittadini chiedono in questo momento. Il 23 febbraio, 80 chilometri più a sud, dieci Comuni venivano blindati. Lo stesso giorno si decise di riaprire il pronto soccorso al Pesenti. Chi lo decise e perché? L'eroismo con cui si sta combattendo il Coronavirus negli ospedali lombardi è degno di massimo rispetto e verrebbe onorato più da risposte precise che non da contrattacchi. 

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