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Coronavirus, come procede l'epidemia a Milano e in Lombardia: tutti i dati

L'epidemia sta crescendo ma il tasso di crescita sembra essere diminuito rispetto ai giorni scorsi

Donne e uomini. Medici e pazienti. Infermieri e tecnici di laboratorio. Ci sono vite intere dietro ai numeri della pandemia che sta sconvolgendo Milano e la Lombardia. E per capire come si sta muovendo il virus (purtroppo) bisogna focalizzarsi sulle cifre. Bisogna mettere a confronto i dati, le curve. Bisogna lavorare come degli studenti di quinta liceo scientifico alla seconda prova dell'esame di maturità.

Due ondate diverse

In Lombardia il primo caso di coronavirus era stato trovato il 21 febbraio. La situazione, tuttavia, aveva iniziato ad aggravarsi negli ultimi giorni del mese per poi precipitare a marzo. Lo si nota dal numero dei pazienti covid presenti negli ospedali: tra il 1° e l'8 marzo i casi nelle strutture ospedaliere si erano quintuplicati passando da 512 a 2.616. Un aumento esponenziale che aveva portato il governo Conte a dichiarare tutta la Lombardia "Zona arancione" (l'8 marzo) e poi a dichiarare il lockdown in Italia.

La seconda ondata in Lombardia ha iniziato a montare a inizio ottobre, come dimostrano i dati delle ospedalizzazioni, gli unici in grado di restituire il "polso della situazione". In 31 giorni i pazienti negli ospedali sono passati da 333 a 4.425. In un mese, sostanzialmente, il numero di malati iniziale è aumentato di tredici volte. Le prime (timide) limitazioni per frenare l'ascesa sono scattate sabato 17 ottobre: bar chiusi alle 21 e ristoranti alle 23. Le vere prime vere restrizioni (coprifuoco, centri commerciali chiusi e didattica a distanza per le superiori) sono scattate il 22 ottobre.

L'unica vera costante, o quasi, è la contagiosità del virus: grazie a questa caratteristica riesce a mandare il tilt le strutture sanitarie. Era successo in primavera e anche in questa seconda ondata gli ospedali della Regione sono in affanno. Ma le due ondate hanno sia numeri che linee diverse. Non è una interpretazione, lo dimostrano i numeri e i grafici.

In questa seconda ondata a parità di persone ricoverate ci sono molti meno pazienti in terapia intensiva. Il 1° marzo negli ospedali della Regione c'erano 512 persone (406 nei reparti, 106 in rianimazione), il 12 ottobre ce n'erano 513 (463 nei reparti, 50 in rianimazione).

Il tasso di crescita è decisamente più basso: il 10 marzo le persone ricoverate erano 3.785 (3.319 nei reparti, 466 in rianimazione). Il 22 ottobre erano 1.841: 1.685 nei reparti e 156 in rianimazione. Negli ultimi giorni, inoltre, sebbene le cifre stiano crescendo in modo assoluto, il tasso di crescita sta leggermente calando.

La curva delle ospedalizzzioni cresce meno rapidamente

Il 20 ottobre la Commissione indicatori del Pirellone stimava che entro i 31 ottobre ci sarebbero state 600 persone nei reparti di rianimazione della Regione. L'ultimo giorno di ottobre, tuttavia, i ricoveri in terapia intensiva erano sì aumentati ma si erano fermati a quota 392.

Non solo: abbiamo cercato di tracciare una linea per capire come potrebbero proseguire i ricoveri ma tutte le equazioni che abbiamo ricavato studiando i dati dei giorni precedenti davano risultati sensibilmente più alti rispetto alle cifre pubblicate quotidianamente dalla protezione civile. 

Ciò non vuol dire che l'epidemia sta regredendo (siamo in una fase espansiva e servono interventi per fermarla) ma la curva si sta leggermente stabilizzando con il passare dei giorni. Un intervento drastico come il lockdown potrebbe servire per piegare in modo significativo la curva.

Milano, come è cambiata la situazione

Meno affidabili ma significativi per capire come sta andando la situazione sono i dati sui nuovi positivi al coronavirus a Milano. I casi all'ombra della Madonnina si sono decuplicati da inizio a ottobre: il 1° ottobre i casi in città erano circa 110, da venerdì 23 ottobre sono (quasi) stabilmente sopra i mille. Ma dal 23 ottobre non si è verificato quell'incremento esponenziale che aveva caratterizzato i primi giorni del mese. Sono aumentati (e su questo non si discute) ma in maniera  meno marcata.

Il primo a notare un lievissimo appiattimento della curva era stato Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università degli Studi di Milano. "In Lombardia si sta registrando un appiattimento della curva dei casi gravi, che non è più in crescita esponenziale. Un elemento positivo, ma, certo, la riduzione del riempimento dei mezzi pubblici e gli altri interventi annunciati potranno rivelarsi ancor più efficaci — aveva detto lo scienziato nella giornata di lunedì 2 novembre —. Se io stesso ho parlato di lockdown periodici per gestire questa fase di convivenza con il virus, tipo una settimana ogni mese, ci tengo però a precisare che si tratta di una possibilità evitabile, se lavoreremo bene. C'è la possibilità di controllare la curva: possiamo farcela".

Dove scaricare il modulo dell'autocertificazione

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