Coronavirus

L'apertura di stadi e discoteche è una scelta politica

Così, Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell'Irccs Galeazzi di Milano

"È stata una scelta politica e un demandarne la responsabilità ai cittadini". Così, Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell'Irccs Galeazzi di Milano, ricercatore alla Statale e virologo, definisce la decisione del governo di portare la capienza di cinema e teatri al 100%, in assenza quindi del distanziamento ma sempre con green pass obbligatorio, della riapertura delle discoteche con capienza al 50% al chiuso, bypassando il parere del Cts che indicava, per i luoghi dell'intrattenimento una capienza al 35%; e dell'aumento al 60% della capienza per i palazzetti dello sport, dove possono tenervi concerti e manifestazioni varie.

"È la nuova normalità ma con prudenza, una scelta politica, un lancio in avanti ma non troppo però, perché non essendoci un manuale su questa gestione si è scelta la strada della flessibilità continua". Interpellato dalla 'Dire', Pregliasco spiega quindi come sia più che mai importante il nostro comportamento: "Ci vuole quindi la responsabilità dei singoli. Spero che questa decisione su riaperture e capienza non sia percepita come un liberi tutti, come un 'è finita'".

E sul distanziamento la scelta è politica? "Certamente in base all'andamento dell'epidemia è stata una valutazione, anche questa politica - risponde Pregliasco - con cui si è deciso di rischiare un po'. Un modo per dare ulteriore fiducia ai cittadini che, mi auguro, continuino a mantenere le misure di accortezza, quali mascherine, lavaggio delle mani. L'inverno potrebbe darci un colpo di coda dell'epidemia - ricorda però il virologo - dobbiamo considerare tale aspetto e trovare un equilibrio su questo, tra le tante esigenze. È molto complesso. Da adesso in poi è tutto demandato alla nostra responsabilità, alla ragionevolezza dei nostri comportamenti", sottolinea Pregliasco.

La ragionevolezza dei comportamenti in cosa si traduce? "Verificare quali sono le condizioni oggettive di un bar, di uno spazio pubblico prima di entrarvi - spiega Pregliasco - e magari continuare con il distanziamento anche laddove non previsto, così come la mascherina sempre al chiuso, il lavaggio delle mani".

Come dire, evitare i cinema affollati: "Non possiamo obbligare gli altri al distanziamento, non più previsto in sala ma - precisa lo studioso - se ognuno mantiene un po' di distanziamento laddove questo è possibile è molto meglio. Speriamo in ogni caso che non ci sia un ritorno indietro - si augura Pregliasco - ce lo diranno i dati che emergeranno, dal prossimo mese verosimilmente, se andremo incontro a questa eventualità".

In ogni caso, aggiunge il direttore del Galeazzi e anche presidente Anpas, "la politica si è assunta una responsabilità importante che ha demandato ai cittadini. Per questo dobbiamo ricordarci che la pandemia è ancora tra noi, avere una convivenza civile con il virus, mantenere un galateo di accortezze preciso". E anche sulle discoteche, il messaggio del governo è chiaro, conclude Pregliasco: "Come scienziati non posiamo dare la differenza reale tra una capienza al 35 o al 50%, e quindi anche qui la scelta è tutta politica e dice semplicemente 'Non facciamo l'assembramento che facevamo prima'".

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