"Circoli Arci rischiano di non aprire più. Troppo potere delle lobby su gestione pandemia"

Chiavi dei circoli consegnati al prefetto di Milano."È un gesto pubblico e simbolico che Arci ha deciso di compiere per esprimere la contrarietà alle scelte del Governo", scrive il presidente Maso Notarianni

Il circolo Ohibò chiuso la scorsa estate (foto Facebook)

Le chiavi dei circoli chiusi consegnate al prefetto di Milano, Renato Saccone e una tessera regalata a lui e al sindaco Beppe Sala. È il modo in cui Arci protesta contro la decisione del Governo di chiudere anche i centri culturali e ricreativi.

Le critiche al Governo

"Consegnare le chiavi dei Circoli  - dice il presidente di Arci Milano Maso Notarianni - è un gesto pubblico e simbolico che Arci ha deciso di compiere per esprimere la contrarietà alle scelte del Governo che non solo ha imposto la chiusura ai circoli Arci, ma non ha nemmeno previsto le indispensabili misure di ristoro né in occasione del primo lockdown né in occasione di questa chiusura forzata".

"Ma Arci non si arrende - continua in una nota Notarianni - e ancora una volta mette a disposizione delle amministrazioni locali e dei cittadini le sue strutture e i suoi volontari per contribuire al sostegno delle persone in difficoltà.  Nei prossimi giorni, infine, i Circoli apriranno a sorpresa e a turno (purtroppo anche in questo caso simbolicamente) per spiegare le ragioni di Arci alle cittadine e ai cittadini delle nostre città". 

Arci denuncia che la chiusura, prevista dall'ultimo Dpcm, è arrivata dopo mesi in cui i circoli si erano adeguati alle norme ministeriali facendo rispettare "rigorosamente tutte le misure di contenimento della pandemia". Ora però moltissime sedi, come l'Ohibò la scorsa estate, rischiano di chiudere per sempre. 

"Arci Milano, Lodi e Monza Brianza - fa notare la rete di circoli - ha costruito o contribuito a costruire nel periodo del primo lockdown decine, centinaia di iniziative sul territorio a cui sovente le amministrazioni locali si sono appoggiate per portare aiuti a chi più duramente era stato colpito dalla chiusura totale. Pacchi alimentari gratuiti e dispositivi di protezione sono stati distribuiti a migliaia di cittadini, e migliaia sono state le spese a domicilio consegnate a chi non poteva uscire di casa. Nonostante questo, le disposizioni finalizzate a contenere la pandemia non riconoscono il valore sociale dell’attività svolta dall’associazionismo ricreativo e culturale: un colpo durissimo per l’Arci, per le sue socie e soci, che sono più di 1 milione in Italia e quasi 100.000 a Milano, Lodi, Monza e Brianza, e per tantissimi circoli che rischiano di non riaprire mai più".

"Riteniamo profondamente sbagliato - conclude Arci - affrontare il contenimento della pandemia con criteri che appaiono spesso condizionati dalle lobby dei settori più potenti piuttosto che realmente utili a contenere il virus, con una politica che sembra concentrata più sullo scaricare sui soli cittadini la responsabilità del contenimento del virus piuttosto che sul approntare misure utili a questo scopo come ad esempio il potenziamento della sanità territoriale o del trasporto pubblico".

 

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