Milano, il covid è arrivato a fine gennaio: lo studio della Statale e Intesa Sanpaolo

Lo hanno messo nero su bianco i ricercatori del laboratorio del Sacco che hanno lavorato gomito a gomito con il team digitale dell'istituto di credito

Il coronavirus sarebbe arrivato in Italia tra la fine di gennaio e i primi di febbraio 2020, almeno un mese prima della descrizione dei primi casi di Covid-19 nel nostro Paese. Lo sostengono i ricercatori del laboratorio di Malattie Infettive della Statale all’Ospedale Sacco che, grazie a una collaborazione con Intesa Sanpaolo Innovation Center, hanno pubblicato un paper scientifico sulla rivista medica internazionale Viruses dal titolo "Molecular tracing of Sars-cov-2 in Italy in the first three months of the epidemic".

Lo studio, iniziato lo scorso marzo e svolto su 59 nuovi genomi virali ottenuti in diverse regioni italiane, ha permesso di osservare che la quasi totalità dei virus presenti nello "Stivale" appartengono al lignaggio B.1, poi divenuto quello più diffuso al mondo. Lo studio ha inoltre permesso di stimare i parametri relativi alla trasmissibilità del virus che sono cresciuti a cominciare da febbraio, raggiungendo il picco intorno alla metà di marzo, quando il numero di casi secondari derivanti da un singolo soggetto infetto è risultato pari a 2.3 (un numero espresso attraverso il parametro R).

Il laboratorio di intelligenza artificiale di Intesa Sanpaolo Innovation Center ha supportato (e supporta) le attività di ricerca del Laboratorio di Malattie Infettive della Statale all’Ospedale Sacco attraverso competenze e capitale umano in ambito informatico, statistico e di data science e fornendo una maggiore potenza di calcolo, con la creazione di un ambiente di ricerca (server, database, accessi, licenze e strumenti informatici) grazie al quale sono stati sviluppati codici di programmazione per l’automazione di una parte rilevante delle ricerche, come le fasi di selezione e pulizia delle sequenze genomiche.

“I significativi risultati ottenuti confermano l’importanza dell’approccio multidisciplinare unito al rigore scientifico e il ruolo fondamentale della cooperazione tra pubblico e privatonella ricerca” – ha affermato il Professor Massimo Galli, Ordinario di Malattie infettive alla Statale di Milano e Direttore della Divisione Clinicizzata Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco. “Ci auguriamo che la collaborazione con Intesa Sanpaolo Innovation Center, con le sue competenze informatiche, statistiche, matematiche e di gestione dei dati, possa proseguire in una prospettiva di più lungo respiro, con la creazione di un ambiente di ricerca aperto per l’archiviazione e la condivisione delle sequenze genomiche e dei relativi dati anagrafici e clinici, che sarebbe di grande utilità per il network italiano comprendente il Laboratorio di Malattie Infettive e, in prospettiva, per la comunità scientifica internazionale”.

"Come Innovation Center, abbiamo scelto di supportare le attività di ricerca sulla Covid-19 svolte dal gruppo dei ricercatori della Statale di Milano all’Ospedale Sacco di Milano, diretto dal Professor Massimo Galli, mettendo a disposizione fin da subito competenze e strumenti — ha spiegato Maurizio Montagnese, Presidente di Intesa Sanpaolo Innovation Center —. La nostra costante collaborazione con università e centri di ricerca di eccellenza ha favorito lo sviluppo, al nostro interno, di nuove professionalità come i data scientist e gli analyst del Laboratorio di Intelligenza Artificiale, in grado di far dialogare la ricerca fondamentale con le sfide del business non solo in ambito finanziario. Dal loro lavoro in sinergia con i ricercatori dell’Università è nato un ambiente informatico protetto, denominato Smart IT, che stiamo continuando a potenziare con l’impegno e la competenza di altre strutture della Banca, per consolidare e far evolvere quanto iniziato e metterlo a disposizione di altre strutture e istituzioni per la lotta al Coronavirus".

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