Coronavirus, l'allarme di Gallera: "Non troviamo i medici, ai bandi non si presentano"

L'assessore al welfare senza troppi giri di parole: "Facciamo i bandi, ma non si presentano"

"Oggi non troviamo medici, noi i bandi li facciamo da giugno sui medici, sugli infermieri e sulle Usca, ma non si presentano”. A suonare l'allarme, mentre l'epidemia di coronavirus torna a colpire fortissimo Milano e la Lombardia, è l’assessore al welfare, Giulio Gallera, che mercoledì è intervenuto al convegno “Servizio sanitario regionale: una riforma da riformare?” organizzato da Anaao-Assomed e dedicato alla riforma del sistema sanitario lombardo a cinque anni dalla Legge regionale 23 del 2015. 

“Quelli che si presentano – ha continuato il titolare del welfare – sono quelli che ‘rubiamo dal sociosanitario’, che decidono di venire ad avere un’assunzione a tempo indeterminato nel pubblico piuttosto che lavorare in maniera più precaria nel sociosanitario, questo è il dato di fatto vero. Nel 2017 le richieste di fabbisogno di Regione Lombardia erano di 1.600 borse nelle scuole di specializzazione e ne sono state autorizzate dal governo 960”, ha proseguito Gallera. 

Lui stessa ha poi cambiato focus, rispondendo in maniera indiretta a quanti hanno rinfacciato a lui e la sua giunta un fallimento della medicina territoriale. “Il tema della medicina del territorio è un problema enorme, ma lo è livello nazionale. Il covid ci ha fatto capire che la sanità è un investimento, che non si può pensare di garantire una qualità della salute tagliando ma bisogna farlo investendo e io difendo un regionalismo che è sempre stato più avanti perché ha sempre dato delle risposte. Abbiamo bisogno di cambiare completamente passo a livello nazionale, investimenti veri sulla sanità, mettere al centro i problemi veri”, la teoria dell'assessore lombardo. 

“Il tema del territorio è nazionale, che non si dica che nella prima fase della pandemia covid è emersa incapacità di gestione del territorio della Regione Lombardia e dei suoi dipartimenti di prevenzione. Dire che non c’era un’organizzazione tempestiva, efficace, concreta sul tema del contact tracing e della capacità di mobilitarsi non è vero dal punto di vista dei numeri. Tantomeno è vero il fatto che la medicina generale della Lombardia non sia stata in grado di gestire la pandemia a febbraio. Questo - ha concluso - perché la pandemia si è sviluppata a febbraio e marzo nelle province di Cremona, Lodi, Bergamo e Piacenza e i livelli di ospedalizzazione di Bergamo e di Piacenza sono identici”.

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