Coronavirus, i lavoratori per cui la scuola non è chiusa: 'Basta, così la nostra salute è a rischio'

Scuole chiuse, ma non per tutti. La denuncia della Cgil: "Ancora 30mila persone al lavoro"

Aule deserte, banchi vuoti, corridoi silenziosi. Lavagne pulite e cattedre spoglie. Eppure c'è qualcuno che a scuola, suo malgrado, è ancora costretto ad andarci. È il personale Ata, amministrativo, tecnico, ausiliario: "Una platea di circa 30mila persone in Lombardia, molte delle quali continuano a recarsi sul posto di lavoro". Perché gli istituti saranno anche chiusi, a causa dell'emergenza Coronvirus, "ma non per tutti". 

A denunciarlo, con una nota stampa, è Tobia Sertori, segretario di Flc Cgil Lombardia. "Lo ribadiamo da tempo e i vari Dpcm, le ordinanze e le note del ministero dell’Istruzione hanno precisato che nelle scuole si può e si deve garantire il diritto allo studio degli studenti e i servizi a supporto con la riorganizzazione del lavoro senza la presenza fisica a scuola - ha sottolineato il sindacalista -. È compito dei dirigenti scolastici limitare il più possibile la presenza fisica del personale sul posto di lavoro, assicurando esclusivamente le attività indifferibili ed erogabili solo in presenza, ad esempio la cura degli animali nelle aziende agrarie, consentire agli alunni di recuperare i libri a scuola previo appuntamento telefonico". 

Scuole "sospese", cosa prevede la legge

In effetti, per il personale Ata le scuole non sono chiuse. La differenza, non da poco, sta tutta tra la divisione tra le definizioni di "scuole chiuse" e "sospensione delle attività didattiche". Spiega il sito del Miur: "La chiusura delle scuole comporta il divieto di accesso ai locali per tutto il personale e per gli alunni", mentre "la sospensione delle attività didattiche comporta l’interruzione delle sole lezioni", che in questi giorni vengono effettuate telematicamente. 

"Pertanto - si legge ancora sul sito ufficiale del ministero - le scuole rimarranno aperte e i servizi erogati dagli uffici di segreteria continueranno ad essere prestati". Anche se - questo l'invito del Miur - "il dirigente scolastico, constatata l’avvenuta pulizia degli ambienti scolastici, limiterà il servizio alle sole ulteriori prestazioni necessarie non correlate alla presenza di allievi. Saranno previste turnazioni che terranno conto delle condizioni di salute del personale, della cura dei figli, delle condizioni di pendolarismo per i residenti fuori del comune sede di servizio".

Al momento, però, come recita il decreto legge pubblicato in Gazzetta ufficiale, le scuole non sono chiuse ma è stata decisa la "sospensione dei servizi educativi dell'infanzia e delle scuole di ogni ordine e  grado,  nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, compresa quella universitaria, salvo le attività formative svolte a distanza". 

"A rischio la salute"

Ecco perché molti bidelli e segretari sono ancora costretti a recarsi nelle scuole, ormai vuote dal weekend del 23 febbraio. "Troppe persone ancora oggi sono chiamate a scuola senza nessuna attività urgente e indifferibile mettendo a rischio la salute dei lavoratori e dei loro famigliari. Decreti e ordinanze devono essere rispettati - ha ribadito Sertori - e nel caso non sia possibile attivare forme di lavoro agile, il personale deve essere esentato dal lavoro".

"La situazione, nella nostra Regione, è drammatica e tutte le azioni devono essere volte a evitare spostamenti di persone se non urgenti e indifferibili", ha spiegato ancora una volta.

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"Le organizzazioni sindacali della scuola unitariamente - ha concluso Sertori - procederanno a diffida e segnalazione al Prefetto nei casi di istituti scolastici che non si attengano a quanto previsto a garanzia della salute dei lavoratori e dei cittadini tutti".

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