Bollettino Coronavirus in Lombardia e a Milano: tamponi quasi 'spariti', dati ininfluenti

I dati ufficiali della Regione sulla pandemia: contagi, tamponi, morti e dimessi dagli ospedali

Repertorio. Di Martina Santimone

È arrivato giugno e tra pochi giorni le misure per contenere la pandemia del coronavirus saranno allentate. Ma a che punto siamo con contagi, guariti e vittime? Difficile dirlo con certezza perché nelle ultime 24 ore in Lombardia sono stati effettuati appena 3.572 tamponi (normalmente, negli ultimi giorni di tamponi ne facevano circa 15mila). Il dato che riguarda i nuovi contagi di lunedì 1 giugno non può quindi considerarsi molto significativo per questo motivo. I nuovi positivi sono stati +50 (1,4% rapporto con i tamponi giornalieri).

In linea generale, stando ai dati ufficiali della Regione Lombardia, attualmente ci sono 20.861 (-135 rispetto a domenica). Il totale complessivo dei positivi riscontrati in Lombardia dall'inizio della pandemia a lunedì è di 89.018. 

I ricoverati e i morti: i dati del bollettino lombardi del 1 giugno

Sono 166 le persone guarite (o dimesse) dagli ospedali per un totale complessivo di 52.026. Un leggero calo anche dei ricoverati in terapia intensiva: -3, ne restano 167. I pazienti  ricoverati non in terapia intensiva sono invece 3.085 (-46). I morti sono aumentati di 19 unità, le vittime complessive della pandemia in Lombardia sono adesso 16.131.

In provincia di Milano ci sono 23.094 persone contagiate, con un aumento di +18 di cui 9.796 (+8) a Milano città.

L'infografica della Regione Lombardia

Bollettino Lombardia 1 giugno-2

Così la situazione nelle province lombarde: grafico

Bollettino Lombardia 1 giugno province-2

L'andamento della pandemia

I dati sui nuovi casi di Covid-19 ci dicono che siamo di fronte "alla prima ondata pandemica che si sta spegnendo" e i nuovi positivi "che vediamo oggi sono tutti asintomatici che attivamente andiamo a cercare". Parola dell'epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all'Università di Pisa e dirigente coordinatore per le emergenze epidemiologiche della Regione Puglia, che sui 'numeri' della Lombardia, regione con circa la metà dei casi e dei decessi totali, spiega: "Siccome lì il numero di portatori nella popolazione è più alto delle altre regioni, bisogna capire se le aperture, col fatto che c'è questa più alta concentrazione di portatori, hanno attivato o meno una nuova circolazione del virus".

C'è ancora tanto da fare per capire la reale diffusione passata e presente del contagio: "Questo è l'elemento di valutazione che va fatto in Lombardia", aggiunge Lopalco, ribadendo l'importanza di "capire la data reale dell'infezione a cui si riferiscono i dati, perchè - spiega - se il tampone viene fatto con 10 giorni di ritardo rispetto alla segnalazione il dato si riferisce a infezione vecchia. Questo aspetto è molto importante e purtroppo il numero assoluto dei bollettini non ci dà questa informazione. Non è escluso infatti - conclude - che questa coda di casi dipenda dal fatto che si tratta di vecchie infezioni evidenziate ora".

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Si guarda con fiducia e qualche timore alla riapertura totale del 3 giugno. Il monitoraggio funziona e dimostra che l'infezione è sotto controllo. L'Italia può essere ottimista, perché se arriverà una seconda ondata sarà meno violenta della prima. È quello che sostiene Silvio Brusaferro, il presidente dell'Istituto superiore di sanità.

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