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Bollettino coronavirus: +4.128 contagi, di cui 1.526 a Milano. +99 i morti, +18 in terapia intensiva

I numeri ufficiali di lunedì 16 novembre. Nelle ultime 24 ore il virus ha ucciso altre 99 persone

In Lombardia sono stati accertati altri 4.128 casi (a fronte di 18037 tamponi); il rapporto fra tamponi effettuati e i nuovi positivi è quindi del 22.89 %. Questo il quadro dell'epidemia covid in Regione lunedì 16 novembre. Tra Milano e hinterland sono state trovate altre 1.526 persone positive al covid, di cui +522 sotto la Madonnina. I dati sono stati resi noti dalla Protezione Civile con il consueto bollettino.

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Le persone ricoverate in terapia intensiva per grave insufficienza respiratoria sono 18 in più rispetto a domenica e in totale i reparti di rianimazione stanno curando 855 casi. Il dato, tuttavia, è un 'saldo' tra i nuovi ingressi, le persone che vengono dimesse e quelle che, purtroppo, non ce la fanno

I posti letto occupati dai pazienti meno gravi sono aumentati di 120 unità per un totale di 7.901 . Negli ospedali della Regione ci sono in tutto 8.756 persone affette da SarsCov2. In una sola giornata, purtroppo, il virus ha ucciso altre 99 persone; il totale (ufficiale) è arrivato a quota 19.466.

La dottoressa che "scoprì" il paziente 1 in Fiera

Restituire l'aiuto preziosissimo e vitale ricevuto a marzo e aprile, quando il Lodigiano è stato il primo territorio colpito dal Covid, è il motivo che ha spinto Annalisa Malara, il medico anestesista che 'scoprì' il 'paziente 1' Mattia Maestri, a spostarsi all'Ospedale della Fiera.

"In quel momento non saremmo riusciti con le nostre forze a curare tutte quelle persone che arrivavano a ondate in Pronto Soccorso - ha raccontato Malara a Davide Bertani che ha raccolto la sua testimonianza per Lombardia Notizie. "Sono felice di essere qui. E' un modo bellissimo di condividere la nostra esperienza clinica con i colleghi e rendere così l'aiuto che abbiamo ricevuto nella prima fase", prosegue.

"Abbiamo avuto la possibilità, su base volontaria - aggiunge la dottoressa - di venire a dare una mano in Fiera a Milano per restituire l'aiuto preziosissimo e vitale che abbiamo ricevuto a marzo e aprile. Ho trovato colleghi ben disposti e sono felicissima di essere qui".  Ricordando la sera de ricovero di Mattia, aggiungo: "Mi piace ricordare quella sera come un esempio di lavoro fatto con la testa e con il cuore. Abbiamo cercato, con la mia equipe, di offrire le migliori chance diagnostico-terapeutiche possibili, per questo motivo non mi sono sentita di escludere a priori la possibilità che si trattasse di Coronavirus, andando oltre le conoscenze dell'epoca e i protocolli in vigore e chiedendo comunque questo tampone che, in quel momento non era visto come necessario perché non era un paziente considerato a rischio. Cercando però di trattarlo al meglio, avendo come obiettivo primario la centralità del malato, non ho potuto esimermi dall'effettuare anche questa indagine che poi si è rivelata purtroppo positiva e ha dato inizio a quella che ormai conosciamo come una delle più grandi crisi sanitarie degli ultimi 100 anni".

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