Bollettino coronavirus: quasi 5mila nuovi casi in Lombardia, la metà sono a Milano

Negli ospedali della Regione ci sono in tutto 7084 persone affette da SarsCov2

Meno tamponi, meno positivi, ma anche meno ricoveri, anche se la situazione in Lombardia sul fronte coronavirus resta critica. Nella giornata di lunedì 9 novembre sono stati accertati altri 4.777 casi in tutta la Regione (a fronte di 21.121 tamponi); il rapporto fra tamponi effettuati e i nuovi positivi è del 22.62 %. Tra Milano e hinterland sono state trovate altre 2.225 persone positive al virus, di cui + 837 in città. I dati sono stati resi noti dalla Protezione Civile e Regione Lombardia con il consueto bollettino.

bollettino 9 novembre-2

Nelle ultime 24 ore si sono registrati altri 20 ricoveri di persone con gravi insufficienze respiratorie nei reparti di terapia intensiva; in totale i reparti di rianimazione stanno curando 670 casi. I posti letto occupati dai pazienti meno gravi sono aumentati di 189 unità per un totale di 6.414. Negli ospedali della Regione ci sono in tutto 7084 persone affette da SarsCov2.

Si allunga la scia di morte provocata dal virus. In una sola giornata ha ucciso altre 99 persone; il totale (ufficiale) è arrivato a quota 18.442.

Il professor Spada: "Lombardia vicina al picco, ma situazione molto grave"

La Lombardia potrebbe essere vicina al picco dei contagi. Il condizionale è d'obbligo perché la situazione epidemiologica cambia di giorno in giorno, ma il pensiero è stato messo nero su bianco da Paolo Spada, chirurgo vascolare dell'Humanitas Research Hospital autore della rubrica Numeri in pillole sulla pagina Facebook Pillole di ottimismo. L'ultimo bollettino segna "un altro passo verso il picco dei contagi, che appare davvero vicino in alcune regioni come Lombardia, Liguria, Trento, Marche, Toscana, Lazio, Umbria, Abruzzo, Molise e Sardegna — ha scritto lo scienziato —. La Valle d'Aosta, che per prima ha raggiunto i vertici di incidenza, pare già aver scavallato. Qualcuno è già molto vicino", ha assicurato l'esperto esortando a "forza e coraggio, che i numeri ci possono anche aiutare". Ovviamente non è una situazione granita: "Si deve attendere conferma qualche giorno che non vi siano inversioni — ha precisato Spada — ed è oltretutto presumibile che in questa seconda onda il picco sia meno acuto che a marzo (non sono ancora effettive le ultime misure di contenimento, meno rigide del primo lockdown), ma l'attesa non sarà lunga" considerando che nelle regioni citate "la progressione degli aumenti" delle infezioni da Sars-CoV-2 "sui 7 giorni si avvicina gradualmente alla linea dello zero, e la curva dei positivi in media mobile a 7 giorni dà altrettanto l'idea dell'approssimarsi della vetta".

Se il picco sembra essere vicino la situazione non è per niente tranquilla, anzi: "Naturalmente c'è poco da festeggiare una volta in cima — ha chiarito il medico — perché quello è il momento di maggior rischio per tutti e prelude comunque a un periodo di ulteriore crescita dei carichi ospedalieri, già ora parecchio pesanti. Però anche i tassi di incremento dei ricoveri non sono più quelli di ottobre e stanno lentamente assestandosi. I decessi hanno ancora tassi di incremento del 75%, ma anch'essi in riduzione: saranno gli ultimi a stabilizzarsi e quindi a scendere", come già accaduto nella prima ondata dell'emergenza coronavirus. Argomenti: 

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