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Potrebbero riaprire ristoranti e teatri all'aperto, dice Roberto Burioni

Secondo una nuova ricerca il contagio all'aria aperta è molto più raro. Più cauto, invece, Fabrizio Pregliasco

"I dati indicano che il contagio all'esterno è molto raro. Perché, con l'arrivo della bella stagione, non riaprire subito bar, ristoranti e pure teatri all'esterno, non lesinando autorizzazioni?". È l'ipotesi lanciata su Twitter nella mattinata di martedì 13 aprile da Roberto Burioni, virologo dell'università Vita-Salute San Raffaele di Milano. "A me — ha aggiunto lo scienziato — non dispiacerebbe cenare fuori o assistere a un concerto con il cappotto!".

Per il momento, comunque, l'esecutivo guidato da Mario Draghi non si è ancora pronunciato su una eventuale riapertura. Qualcosa potrebbe cambiare dopo il 20 di aprile ma non è ancora chiaro come cambierà la curva dei contagi nelle prossime settimane (dopo l'apertura delle scuole) e, ancora più importante, come procederà la pressione sugli ospedali. Per il momento le strutture sanitarie lombarde si stanno svuotando lentamente ma costantemente e la situazione, comunque, resta grave (negli ospedali ci sono 6.574 pazienti covid: 811 in terapia intensiva, 5.763 nei reparti).

Pregliasco: "Bisogna andare con i piedi di piombo"

Più cauto Fabrizio Pregliasco, virologo e docente dell'Università Statale di Milano: ""Le riaperture sono un desiderio di tanti, per motivi psicologici ed economici, ma io dico 'andiamo guardinghi e con i piedi di piombo, consci che c'è un prezzo da pagare' e io mi auguro che questo prezzo si minimizzi grazie a un accompagnamento di queste liberalità", ha detto all'Adnkronos Salute.

L'esperto, comunque, non chiude del tutto alle riaperture: "Così come abbiamo già sdoganato la scuola come elemento prioritario, seppur non privo di rischi — ha sottolineato — valutiamo step by step queste aperture, sicuramente partendo da quelle con minor rischio. Di sicuro, iniziative all'aperto, senza affollamenti e con una grande attenzione ai protocolli di sicurezza si possono provare. Ma la mia paura - avverte - è quella che ci sia un 'liberi tutti' mentre dobbiamo fare in modo che queste aperture siano in qualche modo accompagnate da una grande attenzione. Perché appena c'è la zona gialla o peggio la zona bianca aumenta il rischio e il caso della Sardegna mi sembra esemplificativo in questo senso".

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