Coronavirus, il contagio dietro le sbarre: nelle carceri 174 positivi, 11 i detenuti ricoverati

I numeri forniti durante la commissione speciale in consiglio regionale. Tutti i dettagli

La protesta a San Vittore durante la prima ondata di covid

Il covid entra in cella. Nelle carceri della Lombardia, che fa i conti con la seconda ondata dell'epidemia di coronavirus, sono attualmente 174 i detenuti contagiati, di cui 11 ricoverati, e accolti in gran parte nei Covid hub di San Vittore e Bollate. Sono 142, invece, gli operatori in quarantena fiduciaria - compresi gli agenti di polizia penitenziaria - per positività o contatti con persone risultate positive. 

I dati sono stati resi noti mercoledì pomeriggio nella Commissione speciale sulla situazione carceraria del consiglio regionale della Lombardia, presieduta da Gianantonio Girelli, Pd, che ha fatto il punto sull’andamento della situazione sanitaria all’interno degli istituti penitenziari lombardi con il Provveditore per la Lombardia, Pietro Buffa. Lo stesso Buffa ha spiegato che rispetto all’ondata del marzo scorso, si è voluto cambiare strategia, vista la velocità di diffusione del virus. Si è passati quindi da un hub solo, quello di San Vittore, a 403 posti, distribuiti tra le varie carceri lombarde, per accogliere i detenuti malati. 

Buffa ha poi sottolineato che focolai importanti sono stati registrati negli istituti di Busto Arsizio e Lodi e ha sollevato il problema della difficoltà di reperire sanitari, medici e infermieri, in grado di eseguire e processare i tamponi. Concludendo il suo intervento, il Provveditore ha confermato l’impegno dell’amministrazione anche sul tema del tracciamento, definito un “passaggio fondamentale per capire come si muove il virus e come si veicola l’infezione”.

“Non si può che esprimere apprezzamento per il lavoro che si sta facendo nelle carceri lombarde – il commento del presidente Girelli –, in un momento ancora più critico rispetto a quello già impegnativo del marzo scorso. Significa che ci troviamo di fronte a una struttura penitenziaria pronta ad affrontare l’emergenza, che non dimentica ma anzi fa tesoro di quanto vissuto nei mesi scorsi”, quando - proprio a San Vittore - non erano mancati momenti di tensione con le proteste dei detenuti per la paura del contagio e per la sospensione dei colloqui con i familiari.
 

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