Emergenza Coronavirus, il primario del Sacco: "La battaglia di Milano è fondamentale"

Lo ha detto l'infettivologo Massimo Galli, primario dell'ospedale Sacco di Milano

Continua la lotta contro il coronavirus a Milano. In una settimana a Milano i casi sono passati da 632 a 1.829 e in sole 24 ore sono aumentati di 279 unità. La città sta pagando il conto del "folle weekend" di domenica 8 marzo in cui la metropoli sembrava aver dimenticato l'epidemia.

"È evidente che la battaglia di Milano è fondamentale per riuscire a uscire per tempo, bene e presto, da questa terribile emergenza" coronavirus. "Dobbiamo assolutamente da questo punto di vista riuscire a contenere l'infezione in una città come Milano. Ovviamente dobbiamo farlo in tutta Italia, ma è chiaro a tutti che avere una situazione di controllo su Milano sia uno dei fronti fondamentali contro il virus". A rilanciare il monito a SkyTg24 è l'infettivologo Massimo Galli, primario dell'ospedale Sacco di Milano.

"Milano e l'hinterland fanno più di 3 milioni e mezzo di abitanti e ovviamente la concentrazione di popolazione è un fattore importante della possibile diffusione di un virus", ha ricordato.

"Siamo stati colpiti alle spalle"

"Se c'è una cosa per cui sono infuriato con me stesso" in questa emergenza Covid-19, "è di essere stato troppo ottimista quando, intorno al 20 di febbraio, il fatto che avessimo chiuso i viaggi con la Cina e controllato i voli prima degli altri ci aveva messo nella convinzione che il peggio fosse passato per l'Italia. Questo è stato un errore, ma non una sottovalutazione perché non si poteva avere il modo di scoprire l'esistenza di un'infezione che ci ha colpito alle spalle venendo in Italia da un altro Paese europeo", ha sottolineato il primario del Sacco. "Quello che abbiamo visto fino ad adesso, guardando le nostre sequenze" genetiche di coronavirus isolati "e anche quelle di altri centri, parla della fonte di Monico di Baviera".

"Quando tutti, me compreso - ricorda l'esperto - cominciavamo a pensare di esserne fuori e dicevamo che in fondo il virus non ha circolato in Italia, il virus stava circolando alla grande da 3 o 4 settimane nella famosa iniziale zona rossa. Questo ha permesso al virus di andare abbastanza dappertutto, anche di tornare all'estero dopo essere venuto in Italia, e ci ha messi nella condizione di avere una base di contagi tali da dover fronteggiare oggi questa terribile situazione".

"In Lombardia ci sono molti positivi inconsapevoli"

"C'è molta più gente in Lombardia che ha l'infezione" da coronavirus "rispetto a quelli che fino ad adesso sono stati registrati e diagnosticati direttamente con il tampone", e "parte di queste persone o dei loro congiunti è in giro a lavorare senza saperlo neppure". Ne è convinto il primario dell'ospedale Sacco di Milano. Ma se si sta a casa in una situazione in cui le licenze di uscita con cui si possono raggiungere situazioni in cui c'è parecchia gente, come gli ambiti lavorativi, sono molto numerose e non giustificate, andremo avanti a cerchi concentrici a continuare ad avere più infezioni".

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"Non stanno fallendo i meccanismi di distanziamento sociale che arrivano dal decreto del Governo, non è così - tiene poi a chiarire l'esperto - Tutto quello che stiamo vedendo lo stiamo vedendo a partire da contagi che sono avvenuti prima dei meccanismi di distanziamento sociale. Non possiamo pensare che i casi stiano aumentando pur stando in casa, ma serve stare in casa a maggior ragione perché ci sono molti casi. E se fossimo tutti in giro o troppo in giro, come forse ancora siamo, il virus ha buon gioco per diffondersi ulteriormente. Stare in casa è fondamentale".

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