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Covid, la cassa integrazione che non c'è in Lombardia: "Un artigiano deve vivere di aria?"

Appello di Cgil, Cisl e Uil lombarde al governo: "Siamo a ottobre, situazione intollerabile"

Cinque mesi di attesa, soldi mai arrivati, il lavoro che stenta a ripartire e una sola compagna di viaggio: la disperazione. Sì perché la situazione degli oltre 160mila artigiani lombardi è disperata. A farsi portavoce delle loro paure sono stati Cgil, Cisl e Uil della Lombardia, che hanno deciso di scrivere una lettera - dai toni forti - al governo e al ministero del lavoro. 

"Dopo aver pagato i mesi di sospensione dal lavoro, causa covid, dei lavoratori artigiani, da febbraio ad aprile, con intollerabile ritardo a causa dei differiti e dilazionati trasferimenti pubblici, dopo una manifestazione regionale innanzi alla prefettura di Milano, che pare aver avuto qualche riscontro a giudicare dal fatto che di lì a qualche giorno è stato pagato il mese di aprile - e il 12% di maggio, comunque a luglio -, ora leggiamo che la Corte dei Conti pare abbia liberato le risorse per la cassa integrazione dei lavoratori artigiani: per quali periodi? Il mese di maggio, giugno, forse?".

"Siamo praticamente ad ottobre: la situazione è intollerabile, fra pochi giorni 5 mesi di arretrati, che potrebbero essere 4, oppure 3, se risultassero fondate le indiscrezioni di stampa, comunque, anche nel migliore dei casi, una situazione francamente inaccettabile - attaccano i sindacati -. Cosa possono fare un lavoratore artigiano, una lavoratrice artigiana? Indebitarsi per vivere o vivere d’aria? Inscenare proteste disperate come disperata è la loro condizione materiale?".

"È indecoroso ed indegno che non si trasferiscano immediatamente tutte le risorse che sono state individuate per garantire la copertura degli ammortizzatori sociali, sono inaccettabili i ritardi nelle procedure burocratiche richieste allo scopo, che coinvolgono dalla corte dei conti tutti i ministeri e le altre istituzioni preposte - il j'accuse delle sigle -. Il fondo solidarietà bilaterale dell’Artigianato è da tempo nelle condizioni di bonificare, ad ogni singolo lavoratore, tutte le competenze maturate sino a luglio ma le sue casse sono vuote, dai primi mesi della pandemia, quando ha provveduto a liquidare con tempestività tutto quel che aveva, oltre 250 milioni di euro, per far fronte alla fase iniziale dell’emergenza: da allora il vuoto delle casse e le difficoltà prima e l’impossibilità ora a far fronte agli impegni di pagamento nei confronti dei lavoratori sospesi, nonostante i decreti governativi abbiano individuato le risorse economiche necessarie, la situazione è intollerabile". 

"Le lavoratrici ed i lavoratori artigiani chiedono con forza, per nostro tramite, di essere considerati, di uscire dall’invisibilità di una condizione di marginalità sociale determinata non tanto dai numeri, 160.778 addetti in attesa dei pagamenti, ma dalla insensibilità verso le condizioni materiali delle loro esistenze personali e familiari. Ora basta, bisogna dare tutto e subito, di più a chi ha avuto di meno - l'urlo di Cgil, Cisl e Uil -. Rifinanziare immediatamente gli ammortizzatori sociali dell'artigianato, non a parole ma nei fatti". 

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