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Chiusura cinema e teatri, Beppe Sala durissimo col governo: «Non condivido»

Il sindaco di Milano in un post su Facebook contesta la linea del Dpcm sullo spettacolo. La lettera degli assessori alla cultura e quella delle personalità

«Ieri il Capo dello Stato ha richiamato a uno spirito di "leale e fattiva collaborazione fra le Istituzioni della Repubblica". E io così farò. Ma non posso dire di condividere le norme del Dpcm sullo spettacolo». Conciso ma incisivo, il sindaco di Milano Beppe Sala prende una netta posizione contraria alla sospensione di tutti gli spettacoli nelle sale cinematografiche, teatrali, da concerto e all'aperto, prevista dal Dpcm firmato domenica dal premier Giuseppe Conte, con decorrenza dal 26 ottobre al 24 novembre.

Gli italiani trascorreranno un mese senza cinema, senza teatro, senza concerti. E questo nonostante un rapporto dell'Agis (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo), reso noto il 12 ottobre, secondo il quale si è verificato un solo caso di positività al Covid tra gli spettatori dopo la riapertura (quindi dal 15 giugno a inizio ottobre), in seguito al monitoraggio di  2.782 spettacoli per un totale di 347.262 spettatori. 

La lettera delle personalità dello spettacolo e culturali

Il sindaco di Milano raccoglie dunque un comprensibile malumore da parte di tutti gli operatori dello spettacolo e anche dei "semplici cittadini" appassionati. Poco prima della firma del Dpcm, ma già nota dalle bozze l'intenzione di sospendere cinema, teatri e concerti, diverse personalità avevano scritto una lettera aperta a Conte per cercare di scongiurare questa decisione. La prima firma è di Angelo Argento, presidente di Cultura Italiae; la seconda è di Andrée Ruth Shammah, la "signora del teatro" a Milano, "anima" del Franco Parenti. Tra le altre firme si trovano Ilaria Borletti Buitoni, già sottosegretario ai beni culturali, e Marco Bentivogli, segretario generale della Fim-Cisl; e poi Alessandro Longobardi, direttore del Brancaccio di Roma, lo scrittore Luca Scarlini, la docente della Bocconi Jane Thompson, la storica dell'arte Rossella Menegazzo, gli attori Enrico Loverso e Vinicio Marchioni, il membro del Csm Paola Balducci e tanti altri.

Nella lettera si sottolineava che i teatri e i cinema sono «un esempio virtuoso di gestione degli spazi pubblici in epoca di pandemia», che si erano organizzati per riaprire «nel pieno rispetto dei protocolli per la tutela della salute», che il pubblico era stato «faticosamente riconquistato», nonostante una «comunicazione altalenante e ansiogena». Ma anche che era stata riavviata l'attività di produzione di spettacoli sospesi, riprogrammate le tournée e le uscite cinematografiche «assumendoci enormi rischi, investendo e scommettendo sul futuro, malgrado lo stato di incertezza dominante». E si concludeva affermando che la cultura ricopre importanza «soprattutto in momenti difficili come quello che ci troviamo ad affrontare. Sarebbe un grave danno per i cittadini privarli della possibilità di sognare e di farsi trasportare lontano oltre i confini della propria quotidianità».

La lettera degli assessori alla cultura

Dopo la firma del Dpcm sono invece intervenuti gli assessori alla cultura delle principali città italiane, tra cui il milanese Filippo Del Corno, sempre con una lettera aperta a Conte, nella quale si legge che «la misura colpisce il settore produttivo italiano che più di ogni altro ha saputo adottare misure efficaci e responsabili nel contrasto alla diffusione epidemica da Covid».

E si legge ancora: «La misura appena assunta nei confronti dello spettacolo produrrà effetti economici disastrosi per un settore già duramente provato, e soprattutto priverà i nostri concittadini di un importantissimo strumento di condivisione e riavvicinamento sociale, nel pieno rispetto del distanziamento fisico: nella storia delle democrazie la tenuta sociale delle comunità, soprattutto nei suoi momenti più critici e dolorosi, si è sempre fondata soprattutto sulla possibilità di condividere esperienze culturali». Gli assessori chiedono al governo di ripensarci e riaprire teatri, cinema, sale da concerto, al più presto, nonché attivare immediatamente ammortizzatori sociali efficaci per i lavoratori del settore.

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Cinema e teatri sono luoghi sicuri

Il dato dell'Agis fotografa un settore che si è organizzato per riaprire in sicurezza, investendo in nuovi impianti di areazione. Al cinema e a teatro sono rigide, e rigidamente rispettate, le norme dei protocolli: misurazione della temperatura all'ingresso, divieto di sostare nel foyer, obbligo di mascherine durante tutto lo spettacolo, distanziamento in sala, riduzione della capienza fino ad appena 200 persone nei luoghi al chiuso, inizialmente non derogabili.

Proprio per la regola sulla capienza, molte sale (soprattutto quelle private, quelle senza sovvenzioni statali) non hanno mai riaperto dal 23-24 febbraio, perché non avrebbero potuto sostenere economicamente i costi fissi e delle rappresentazioni. Oltre 500 mila lavoratori in Italia sono in sofferenza, e molti di loro avevano contratti a chiamata. Ma non va nemmeno dimenticata la perdita culturale per i cittadini, perché cinema e teatro non è soltanto lavoro, ma soprattutto arricchimento interiore e intellettuale.

«Il Pd prima chiude i teatri, poi si dichiara contrario»

Anche dal mondo politico si levano tantissime voci contrarie alla chiusura dei cinema, dei teatri e delle sale da concerto. Abbiamo visto di Sala e Del Corno, ma perfino il ministro Dario Franceschini, titolare dei Beni Culturali, ha dichiarato che «lavoreremo perché la chiusura sia più breve possibile». Affermazioni che fanno saltare sulla sedia il regista teatrale Alberto Oliva. «Sconcerta leggere opinioni fortemente contrarie alla chiusura dei teatri sulle bacheche Facebook di illustri esponenti del Pd e anche di Sala», afferma a MilanoToday.

«Il ministro Franceschini - prosegue - di che partito è? Chi l'ha voluta nel governo questa sciagurata chiusura dei teatri se non il Pd? Abbiamo un grave problema di responsabilità politica, non procrastinabile. Ci si fa opposizione da soli, evidenziando una situazione di anarchia decisionale, con un rincorrersi continuo di provvedimenti sballati, contraddittori, vessatori sempre delle stesse categorie».

Oliva conclude che «è molto pericoloso consentire alle persone di fare una cenetta fra amici in casa invece che trovarsi al cinema o a teatro, luoghi sicuri e sanificati con ingresso contingentato. È ora di finirla e di avere rispetto per la Bellezza. Il mondo della Cultura merita rispetto».

«Sensazione di abbandono»

«Condivido le affermazioni del sindaco Sala e di tantissimi colleghi e colleghe», dichiara a MilanoToday Maria Eugenia D'Aquino, presidente di Pacta dei Teatri. «Dobbiamo prendere decisioni cruciali nel giro di poche ore, dalle quali dipendono la vita di un’impresa, di tanti lavoratori e lavoratrici, e noto che ci sono punti confusi, poco chiari, che danno adito a diverse interpretazioni. Le nostre associazioni di categoria hanno ‘vegliato’ fino all’ultimo per cercare di poter giungere a un accordo che salvasse in primis la salute e la sicurezza dei cittadini, ma non mettesse a repentaglio una filiera essenziale per la vita del Paese. Non è servito».

La D'Aquino parla di «sensazione tremenda, di sconfitta, di abbandono», ricorda che lo spettacolo è stato il primo a chiudere il 23 febbraio. «Con sforzi disumani, alcuni di noi, noi compresi, abbiamo riaperto al termine del lockdown, accollandoci spese esorbitanti per i protocolli di sanificazione e sicurezza, con due terzi del personale in cassa integrazione, e siamo riusciti a garantire la massima sicurezza, come testimoniano i dati riportati dall’Agis».

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