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La foto pubblicata dal Beltrade

La foto pubblicata dal Beltrade

"Pensate di avere più diritti? Per noi è come un pugno in faccia, non siete padroni del mondo"

Lo sfogo social del cinema Beltrade: sale chiuse, ma in strada folla e assembramenti

Sale vuote e piazze piene. Poltrone ormai quasi abbandonate e strade affollate. Immagini - vere, reali - che fanno male a chi da un anno non può più lavorare a causa dell'emergenza covid. Tra loro il cinema Beltrade, il locale di via Nino Oxilia che nei giorni scorsi ha deciso di affidare a Facebook le proprie sensazioni, con un post a metà tra la condanna e l'invito - a tutti - al rispetto delle regole.  

"Siamo stanche al cinema Beltrade, vorremmo tornare a lavorare e da ieri sappiamo che potremmo tornare a farlo forse dal 27 marzo seguendo dei protocolli abbastanza simili a quelli seguiti dal 15 giugno al 24 ottobre. Abbastanza ma non uguali, perché pare che la capienza sarà ridotta al 25% e tracciamento delle persone, e mascherina non comunitaria e distanziamento e temperatura all'ingresso e così via", hanno scritto sul proprio profilo, insieme a una foto della "loro" piazza affollata. 

"Ora sappiamo che il quartiere in cui siamo è uno dei quartieri emergenti in città e che è bello stare a chiacchierare con gli amici, ma quello che succedeva a settembre vicino a noi e quello che succede anche in questi giorni è per noi come un pugno in faccia. Siamo contente che siate felici e contente che vi piaccia il ping pong e anche il cemento colorato, ma davvero pensate di avere più diritti di noi? Mai avremmo pensato di scrivere un post così, siamo tutte stanche ma non è giusto che ci siano persone che stanno rischiando di perdere tutto quanto hanno costruito, che non possono lavorare e altre che solo perché stanno meglio si comportano come se fossero i padroni del mondo - hanno proseguito -. È davvero questo il quartiere che volete? Milano viaggia a Nolo, speriamo non si schianti", 

"Quando le contraddizioni investono masse di persone è sempre un guaio, ma dopo un po' possono diventare insopportabili e rendere per di più ancora più evidenti strategie politiche sbagliate a monte, altre contraddizioni preesistenti al covid - lo sfogo delle titolari del Beltrade -. Come quella di voler fare di Milano una città che si dà arie attraverso mezzucci, strategie col fiato corto e privilegi per pochi, senza vera attenzione ai ragazzi, alla cultura e allo spazio pubblico, una Milano che ora si ritrova come unica valvola di sfogo, in questa situazione di me***, la birretta e la piazzetta".

"Che di certo non può essere la valvola di sfogo di chi non può fare il suo lavoro a causa di quelle nuove contraddizioni nate col covid e che nella birretta in piazzetta ci vede uno dei tanti luoghi di messa in crisi di una seppure nebbiosa prospettiva. Quindi, come mi sfogo io? Come ci sfoghiamo noi? me lo sto chiedendo da un po'", la conclusione dell'amara riflessione del Beltrade. 

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