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Foto Fb / Fondazione Don Gnocchi

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Licenziati dopo esposto contro Istituto Palazzolo: giudice del lavoro ordina il reintegro

Dichiarata la nullità del licenziamento per i lavoratori che avevano denunciato il "divieto di mascherina" per "non spaventare gli ospiti" della struttura

Positivo al Coronavirus, a marzo 2020 presentò un esposto insieme ad altri diciassette lavoratori dell'Istituto Palazzolo di Milano accusando la struttura sanitaria di avere tenuto nascosti i casi degli operatori contagiati e di avere di fatto impedito ad essi l'utilizzo delle mascherine "per non spaventare gli ospiti della struttura". A causa dell'esposto, il gruppo di lavoratori venne licenziato o trasferito altrove. Lui, Hamala Diop, in particolare fu licenziato dalla cooperativa Ampast.

Ora il giudice del lavoro di Milano, Camilla Stefanizzi, ha stabilito la nullità del licenziamento e, di conseguenza, il suo reintegro, condannando anche la cooperativa a versare gli arretrati dello stipendio e le spese del processo. Il ricorso ha fatto perno sulla normativa di protezione del whistleblowing, cioè la tutela per chi segnala illeciti e abusi. Il magistrato ha convenuto sull'applicabilità di tale normativa al caso specifico.

Per gli avvocati che hanno seguito il processo, è un momento importante: la sentenza dimostra che si può avere il coraggio di denunciare alla magistratura fatti che mettono in pericolo la salute dei lavoratori e dei cittadini senza temere alcuna ritorsione. 

All'epoca della denuncia, la Fondazione Don Gnocchi (che gestisce l'istituto) aveva replicato, tramite i legali, che in tutti i centri dellla Fondazione, fin dal 24 febbraio 2020, gli operatori avevano iniziato a usare le mascherine, e che dunque non corrispondesse al vero l'accusa sull'impedimento nell'uso delle protezioni. Gli avvocati della Fondazione avevano poi aggiunto che non erano stati tenuti nascosti i casi dei lavoratori contagiati, ma questi dati erano stati semplicemente trattati nel rispetto delle direttive sanitarie e della legge sulla privacy.

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