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L'Iss: "In Lombardia centinaia di casi prima di febbraio, epidemia già partita"

Al Nord e in Lombardia l’epidemia “è partita molto prima, di sicuro a gennaio e forse anche prima”. Il dato è emerso alla conferenza stampa all’Istituto superiore di sanità sull’andamento epidemiologico di Covid-19 nelle scorse ore

Al Nord e in Lombardia l’epidemia “è partita molto prima, di sicuro a gennaio e forse anche prima”. Il dato è emerso alla conferenza stampa all’Istituto superiore di sanità sull’andamento epidemiologico di Covid-19 nelle scorse ore.

In Lombardia “ci sono centinaia di casi che hanno avuto sintomi prima di febbraio”, ha detto Stefano Merler dell’Istituto Kesler alla conferenza stampa all’Iss. “Credo – ha detto – ci siano state introduzioni multiple del virus, e ciò spiega come mai al 20 febbraio ci siamo trovati già con centinaia di casi”. La situazione epidemiologica, secondo quanto spiegato dal presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro, è nettamente migliorata ma c’è una circolazione del virus che continua e di cui tener conto e ci vuole cautela nelle misure di riapertura: “Il numero dei casi si sta riducendo dappertutto, ma è ancora necessaria prudenza rispetto alle misure di riapertura perché la situazione è diversificata nel Paese”.

“La curva mostra che i sintomatici si riducono – ha detto Busaferro – ma ci sono ancora casi, anche questi però in riduzione. Aumenta l’utilizzo dei tamponi. Crescono gli asintomatici o coloro che hanno patologie lievi e si riducono i pazienti critici. Inoltre le età più avanzate, con più patologie, sono a maggior rischio mortalità”. La maggiore concentrazione dei casi “si ha nelle Rsa, a livello familiare e al lavoro”. Inoltre, ad aprile, ha detto, “sono aumentati i casi tra le donne”. Ci sono aree “a bassa, media e alta circolazione del virus” e “ci sono focolai anche in aree a bassa circolazione”.

Tuttavia “il miglioramento è netto, ma serve cautela. L’indice di contagio in Italia è tra 0,2 e 0,7 ma ci vuole poco a tornare sopra la soglia”. Il prossimo obiettivo “è tenere l’indice di contagio R con zero sotto il valore 1: se dovesse invece risalire sopra l’1 ci sarebbe una ricrescita della curva, con nuovi grandi numeri per le terapie intensive e decessi”, ha aggiunto Brusaferro. Strumenti fondamentali sono quindi, ha rilevato, “l’individuazione ed il monitoraggio tempestivo dei casi. Arrivare ad un indice di contagio pari a zero non è per ora verosimile, è uno scenario nel tempo. E’ invece verosimile mantenere tale indice sotto l’1, cosa che ci consentirà di avere meno casi con la possibilità di garantire la risposta ospedaliera”.

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