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Coronavirus, Galli (Sacco): «Contagi a Milano 5-6 volte quelli diagnosticati»

Per l'infettivologo non ci possiamo permettere di anticipare le riaperture. «Con il distanziamento abbiamo portato in casa i contagi»

Quanti sono i reali contagiati da Covid-19? Se lo chiedono tutti, quando è apparso chiaro che ci sono numerosi lombardi alle prese con i sintomi del Coronavirus senza che vengano loro effettuati i tamponi. Sarebbe impossibile farli a tutti, la "capacità" della Regione è quella di processarne, ormai, quasi 10 mila al giorno, ma fino a poche settimane fa il dato era la metà. Dipende dal numero dei laboratori ma anche dalla disponibilità (scarsa) dei liquidi reagenti.

Prova a fare una stima Massimo Galli, direttore del diipartimento malattie infettive dell'ospedale Sacco. Secondo l'esperto, che ha parlato a Sky Tg24, i milanesi che hanno contratto il Covid-19 sarebbero cinque o sei volte più numerosi di quelli accertati con i tamponi. E la proporzione salirebbe a ben dieci volte più numerosi guardando all'intera Lombardia. Galli ha perfettamente presente le tante persone che stanno a casa, hanno sintomi (tosse, fatica a respirare, febbre, dolori al petto e altro) ma non hanno ancora avuto una conferma diagnostica.

«Riaprire solo con una strategia»

E per il futuro? Secondo Galli «è il momento di organizzare, non di anticipare o allentare. Anticipare sarebbe un grosso errore». Ancora lockdown e distanziamento, dunque. «Sarà possibile riaprire quando avremo in mano le strategie per farlo in modo concreto e quando, e questo anche è molto importante, avremo i segnali reali e definitivi della flessione dell'epidemia». Per ora i dati dimostrano che «le cose stanno andando meglio, perché il grosso della prima ondata dell'epidemia sta esaurendosi e il distanziamento sociale, l'aver chiuso la gente in casa ha spostato l'epidemia nelle famiglie, limitandone il contesto. Ora la necessità è di superare l'epidemia anche nei contesti familiari in attesa di poter veramente riaprire».

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