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Il Coronavirus e le dogane con la Svizzera: controlli serrati, ma al momento non si chiudono le frontiere

I lavoratori frontalieri devono documentare il permesso di lavoro. Respinto chi esce dalla Lombardia per futili motivi. La "Vigezzina" elimina le corse internazionali

Prima la "zona arancione" in Lombardia e in altre province del Nord Italia, subito dopo l'estensione a tutta la penisola. L'Italia fronteggia l'emergenza Coronavirus con provvedimenti drastici (e dal Pirellone si chiede la chiusura dei negozi, delle attività produttive e dei trasporti). Ma che cosa fanno i nostri vicini più prossimi? Com'è la situazione in Svizzera, meta quotidiana per molti lombardi e piemontesi che lavorano oltrefrontiera?

L'ufficio federale della sanità pubblica ha reso noto che i test positivi confermati al Coronavirus sono 476, a cui si aggiunge una quindicina di positivi ancora da confermare. Nell'ultima giornata sono stati ben 117 in più. E nel Canton Ticino, che interessa più direttamente la Lombardia, sono 91 ed erano 68, con una vittima: una donna di 80 anni ospite in una casa per anziani con altre patologie in corso. Tre le vittime totali in Svizzera, mentre il Ticino è il cantone più colpito dal Coronavirus.

Lunedì 9 marzo 2020, nel primo giorno lavorativo di "blocco" in Lombardia e in Vco (l'altra, tra le province non lombarde, confinante con la Svizzera), sia le guardie doganali elvetiche sia le fiamme gialle italiane hanno effettuato pochi controlli ai valichi. La risposta ufficiale di Berna, riportata dai media svizzeri, è che «'obiettivo principale è quello di individuare particolarità o movimenti straordinari nel traffico frontaliere» con controlli aleatori.

Da martedì controlli serrati in dogana

Ma già da martedì 10 la situazione è stata diversa. La polizia cantonale e quelle comunali hanno deciso di impegnarsi in controlli rigorosissimi. A Chiasso, ad esempio, le auto in uscita dalla Lombardia sono state, fin dalle prime ore della giornata, sottoposte al doppio controllo: le forze dell'ordine italiane verificavano i documenti comprovanti la destinazione, quelle svizzere i permessi di lavoro. Diverse vetture sono state "respinte" e si sono viste costrette a rientrare in Italia, tra queste anche non poche con targa tedesca. 

E anche i servizi di trasporto prendono le contromisure. La celebre "Vigezzina", ovvero la ferrovia locale Domodossola-Locarno, ha disposto l'interruzione del traffico internazionale e la riduzione delle corse interne all'Italia e alla Svizzera, garantendo il trasbordo per due corse Italia-Svizzera e una corsa Svizzera-Italia al giorno, esclusivamente per ragioni di lavoro.

Chiusura frontiere: non in Svizzera (per il momento?)

Nel dibattito politico svizzero si discute però anche della chiusura delle frontiere con l'Italia finché nel nostro Paese non resteranno in vigore le misure drastiche, quindi al momento fino al 3 aprile. Al momento lo ha proposto il partito populista di destra Svp-Udc, che con il 25% dei consensi è stato il partito più votato in Svizzera alle elezioni federali del 2019. La proposta è stata però avanzata nel Parlamento del Cantone Vallese, ma gli uffici hanno stabilito che non poteva nemmeno essere discussa perché di competenza federale. L'annuncio della chiusura delle frontiere, a partire dal Brennero, è invece arrivato dal Governo austriaco.

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