"Noi mantenevamo le misure di sicurezza": la rabbia dei ristoratori contro il coprifuoco

I ristoratori non ci stanno: "Come se di giorno il virus non trovasse terreno più fertile"

Il danno e la beffa, con il problema che non si risolverà. Esplode, di nuovo, la rabbia dei ristoratori lombardi decisamente contrari al coprifuoco che scatterà dalle 23 di giovedì sera costringendo loro a chiudere i locali e i cittadini a stare in casa fino alle 5 del mattino successivo. 

A farsi portavoce del loro malcontento è stato Lorenzo Ferrari, amministratore delegato di "RistoratoreTop", agenzia che rappresenta, con la sua community, oltre diecimila ristoratori. È “un provvedimento che danneggia migliaia di attività ristorative, senza però risolvere il problema dell’aumento dei contagi”, la sua riflessione. 

"Così chiudiamo, basta restrizioni"

“Come categoria non comprendiamo l’utilità di una misura restrittiva che costringe ristoranti e pizzerie a chiudere la cucina molto prima delle 23 e bar e pub a rinunciare alla fascia oraria più importante per la somministrazione di cibo e bevande, come se di giorno, con lavoratori, studenti, esercenti in circolazione, e con i mezzi pubblici tendenzialmente pieni, il virus non trovasse terreno più fertile. Sembra che si voglia chiudere il recinto quando i buoi sono già scappati", ha sottolineato Ferrari. Lui stesso ha poi posto un accento su un altro aspetto, evidenziando come gli stessi ristoratori fossero impegnati nel far rispettare le norme: "Di notte circolano meno persone e all’interno dei locali la maggioranza dei ristoratori ha finora dimostrato, vestendo anche i panni da gendarme, di essere in grado di mantenere e far mantenere le misure basilari di sicurezza e non abbiamo evidenze scientifiche del fatto che i contagi aumentino maggiormente in orario notturno piuttosto che diurno. Con questo coprifuoco si finisce solamente per impattare poco sulla diffusione del contagio e molto, negativamente, sull’economia di un settore già in crisi da settimane per via della paura dei clienti e delle conseguenti disdette di prenotazioni a catena", ha rimarcato. 
 
“Ci saremmo stupiti di meno di fronte ad una chiusura totale delle attività ristorative – ha concluso Ferrari – sulla falsa riga del lockdown della prima ondata di contagi, con i conseguenti supporti economici. Così invece abbiamo la sensazione che le amministrazioni, centrali e locali, non si vogliano assumere la diretta responsabilità di farci chiudere” 

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