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Tamponi a scuola (foto Ansa)

Tamponi a scuola (foto Ansa)

Una ricerca della Statale afferma che un bambino era malato di coronavirus "a novembre 2019"

Rianalizzato un tampone molecolare all'epoca effettuato per la diagnosi del morbillo

Un bambino milanese di quattro anni sarebbe risultato positivo al Coronavirus a posteriori: il suo tampone molecolare, effettuato il 5 dicembre 2019 per indagare la presenza di morbillo, è stato conservato come da prassi (per monitorare la diffusione del morbillo) a -80 gradi e ora rianalizzato insieme ad altri 38 dai ricercatori della Statale di Milano. Risultato: positivo all'Rna del Covid-19. All'epoca la diagnosi era stata di morbillo, dopo che il piccolo aveva avuto problemi di tosse e raffreddore fin dal 21 novembre e, il 30, era stato portato in pronto soccorso per vomito e forti problemi respiratori. 

Il morbillo era stato sospettato per la comparsa, l'1 dicembre, delle tipiche bollicine sulla pelle. Secondo i ricercatori della Statale, l'Rna del virus trovato nel tampone del bambino corrisponde al cento per cento con quello di Wuhan, la città della Cina considerata il centro dell'epidemia mondiale. La ricerca è stata condotta dalle responsabili di laboratorio, Elisabetta Tanzi e Antonella Amendola, ed è stata firmata anche dal preside di Medicina Gian Vincenzo Zuccotti: è stata pubblicata su Emerging Infectious Diseases dei Cdc (Centri di controllo e prevenzione) americani. 

E' da escludere l'ipotesi "scettica" di una eventuale contaminazione interna nel laboratorio, che - chiuso da marzo 2020 - non ha mai fatto analisi che coinvolgessero il Coronavirus, come spiegano i ricercatori, e la famiglia del bambino non aveva effettuato viaggi, per cui il bambino doveva essersi necessariamente contagiato in Lombardia, a Milano.

I precedenti: acque reflue e campioni ematici (ma molti dubbi)

Una prova ulteriore (la terza) della presenza del virus nei nostri territori fin dal 2019? Lo diranno gli esperti. La prima risultanza in tal senso proveniva dall'Istituto Superiore di Sanità, che a giugno aveva rianalizzato (cercando proprio il Coronavirus) i prelievi di acque reflue che vengono effettuati regolarmente, e conservati, trovando il virus in un prelievo a Milano del 18 dicembre 2019. In quella occasione il virus venne trovato anche nelle acque torinesi e bolognesi.

A novembre è stata la volta dell'Istituto dei Tumori, che aveva rianalizzato campioni di sangue prelevati per screening sul tumore ai polmoni. In questo caso, su 959 persone a cui era stato fatto il prelievo ematico, i ricercatori dell'Istituto hanno trovato 111 campioni con gli anticorpi del Coronavirus, anche qui "a posteriori", di cui 59 in Lombardia e cui 30 nella Città metropolitana di Milano. Alcuni di questi campioni di sangue con gli anticorpi risalivano a prelievi di ottobre 2019, e questo significava che l'incontro col virus sarebbe avvenuto a settembre. Tuttavia, più di un virologo ha comunque messo in dubbio la certezza delle risultanze di questo studio: nessuna evidenza di aumenti di mortalità nei mesi successivi in Italia (che sarebbe dovuta esserci, con il virus libero di circolare senza alcuna protezione obbligata, dalle mascherine ai gel alcolici), e soprattutto, la pubblicazione su una testata scientifica dal basso "impact factor".

Intanto, sul bambino di quattro anni, Roberto Burioni ha raccomandato «molta cautela», spieegando che, «leggendo il lavoro con attenzione, si scopre che la sequenza virale determinata è identica a quella di molti virus che stanno circolando. Questo non permette di escludere che si tratti di una contaminazione, più facile se si usa un test Pcr "fatto in casa" come quello descritto dai colleghi. La ricerca è molto interessante, ma per affermare che il virus era qui dall'anno scorso ci vogliono dati più solidi».

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