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Carceri a Milano, positivo al Covid il 7% dei detenuti. Allarme Caritas: «Servizi a rischio»

Le attività scolastiche e quelle di volontariato sono ferme o ridotte. E il sovraffollamento si fa sentire

Non va "tutto benissimo" sul fronte carcerario durante l'emergenza Covid. La ricognizione su quanto avviene a San Vittore, Bollate e Opera, elaborata dagli operatori Caritas impegnati all'interno dei penitenziari di Milano, parla di criticità non risolte e di una seconda ondata di pandemia che ha colpito più duramente la popolazione detenuta e i lavoratori. Le persone detenute positive nei tre penitenziari sono circa 260, ovvero ben il 7,7% del totale, una percentuale nettamente più elevata di positività al virus rispetto alla prima ondata primaverile.

Sulla cifra influisce il fatto che, a Bollate e San Vittore, sono stati trasferiti i detenuti contagiati dal Covid nelle altre carceri lombarde: i reparti sanitari dei due penitenziari milanesi sono infatti "Covid hub". Ma non è l'unica spiegazione, almeno secondo la Caritas: resta infatti il sovraffollamento, anche se la popolazione detenuta è diminuita dell'8% rispetto a gennaio 2020, cioè prima dell'emergenza. In cifre, 3.400 detenuti su 2.923 posti. E per isolare i positivi, i detenuti sono stati in parte trasferiti in altre celle, che risultano quindi più "piene" del solito.

Niente didattica a distanza

A San Vittore, poi, è significativamente diminuita la "sorveglianza dinamica", ovvero le celle aperte durante il giorno nei settori di medio-bassa sicurezza. E, denuncia la Caritas, sono ferme le attività scolastiche: la didatica a distanza, in carcere, non è entrata. Non solo, ma anche i volontari sono stati ridotti, facendo quindi venir meno attività e colloqui, nonché la distribuzione di vestiti e prodotti per l'igiene che, in teoria, dovrebbero essere garantiti dall'amministrazione penitenziaria, ma non sempre è così. A San Vittore, per molti detenuti, mancherebbero per esempio vestiti adatti all'inverno.

La Caritas lancia quindi l'allarme e chiede proovvedimenti immediati, come l'attivazione di «interventi di accoglienza abitativa promossi e finanziati dalla Cassa delle Ammende per i quali non si è ancora concluso l’iter amministrativo e che consentirebbero ai detenuti che ne hanno diritto di scontare la pena all’esterno del carcere». E poi la «continuità degli interventi scolastici, socioeducativi e assistenziali realizzati dagli operatori e dai volontari attivi negli istituti cittadini». Infine, che siano tolte le limitazioni che riducono l'agibilità degli spazi e delle occasioni di socialità.

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