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Sciopero della fame per l'esplosione del Covid nelle carceri: aderisce anche Milano Progressista

Pirovano, Zambelli e Mazzali aderiscono alla mobilitazione di Rita Bernardini e del Partito Radicale

Quasi 900 detenuti positivi al Covid nelle carceri italiane, ma anche quasi mille tra gli operatori (poliziotti in primis). Gli avvocati penalisi di Milano hanno deciso di aderire allo sciopero della fame promosso da Rita Bernardini (ex parlamentare, esponente del Partito Radicale e di Nessuno Tocchi Caino), per chiedere a Governo e Parlamento di ridurre drasticamente il numero di detenuti intervenendo nel segno dell'adesione alla Costituzione e alla Convenzione Europea dei diritti dell'Uomo. "Il virus non solo è entrato in carcere, ma si sta pure diffondendo in modo spaventoso", affermano.

E nella giornata di giovedì 3 dicembre hanno aderito allo sciopero della fame anche tre esponenti di Milano Progressista: la consigliera comunale Anita Pirovano (presidente della sottocommissione carceri di Palazzo Marino), il presidente del Municipio 8 Simone Zambelli e il delegato alle periferie del Comune di Milano Mirko Mazzali. "Aderiamo come cittadini, come progressisti, come amministratori, più che mai convinti che battersi per la dignità delle persone ristrette nella libertà sia una causa tanto necessaria quanto - colpevolmente - trascurata anche a sinistra", afferma la Pirovano.

"Quella nelle carceri - prosegue la consigliera - è un’emergenza nell’emergenza e, questa volta più che mai, la politica non può derubricarla nel solito schema delle compatibilità e degli opportunismi. La pandemia non ci ha reso migliori. Siamo distanti, ostaggio delle disuguaglianze, sempre più pronti a giudicare le vite degli altri ma, almeno, restiamo umani".

"Lo scopo è di accendere i riflettori sullo stato vergognoso in cui versano le carceri italiane, dove il dilagare del contagio da Covid-19 è fuori controllo, e per chiedere al ministro Bonafede interventi immediati", aggiungono Zambelli e Mazzali citando anche Enzo Tortora ("Io sono qui e lo sono anche per parlare per conto di quelli che parlare non possono. E sono molti, sono troppi"). 

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