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Il coronavirus "rovescia" Milano: "Le periferie lavorano di più, il centro soffre pesantemente"

L'analisi di Beppe Sala: "Il centro sta soffrendo pesantemente, come a Parigi e Londra"

Bene, meglio le periferie. Male, maledettamente male, il centro città. L'emergenza coronavirus, con il lockdown, lo smart working sempre più presente e un pizzico di paura, in pochi mesi ha completamente, e letteralmente, rovesciato Milano, dando nuova aria alle zone meno centrali della città e mettendo in crisi il salotto buono del capoluogo meneghino. 

A dirlo, senza troppi giri di parole, è il sindaco Sala, che ha inevitabilmente il polso della situazione. “Molti in quelle che chiamiamo periferie hanno lavorato anche di più con l’apertura che abbiamo dato sui tavolini all’aperto", ha spiegato mercoledì a margine dell'arrivo delle talpe della M4 a Solari, che ha segnato la fine degli scavi per la nuova metro blu. "In questo momento - la riflessione del primo cittadino - sta soffrendo pesantemente il centro, ma questo a Milano, Parigi, Londra. C’è più movimento, ma ancora tanta sofferenza”, ha concluso. 

Non è la prima volta che Sala parla della crisi economica collegata al covid. In più occasioni lui stesso si era soffermato sui "danni collaterali" del lavoro da remoto, invitando tutti - non senza scatenare polemiche - a tornare in ufficio per presidiare la scrivania. Due i motivi: evitare possibili licenziamenti e rimettere in moto l'indotto, facendo ripartire bar e ristoranti che senza le pause pranzo a bilancio sono andati inevitabilmente in difficoltà. 

L'urlo dei ristoratori: "Così moriamo lentamente"

Non solo coronavirus e lavoro, però. Perché Sala è sempre più dentro l'affaire candidatura: nelle prossime settimane, infatti, il sindaco dovrà sciogliere i nodi e annunciare se è pronto a ricandidarsi per le elezioni del 2021. "Capisco che la prospettiva delle elezioni faccia sorgere domande sulla mia candidatura, ma sono convinto che oggi il mio dovere è dare un indirizzo a un percorso di crescita sostenibile in termini di opportunità di lavoro, di formazione, di servizi, di rispetto per l’ambiente, di accoglienza e di equità sociale", aveva scritto qualche giorno fa il sindaco su Facebook, "mixando" proprio i temi dell'occupazione e della corsa alla poltrona a palazzo Marino. 

"Il mio mandato non è finito, ho davanti 9 mesi di impegno per la mia città. Nel frattempo rimango assolutamente concentrato, come ritengo la gestione della candidatura di Milano come sede del Tribunale Unificato dei Brevetti possa dimostrare. Per questo nel mese di ottobre chiamerò i milanesi a una riflessione collettiva sul nostro futuro - aveva annunciato -. Non si tratterrà di una discussione vana, di un’ennesima edizione di Stati Generali. Anzi, ribalteremo la prospettiva. Non un brainstorming in un cui si discute di tutto come se si partisse da zero. Piuttosto la presentazione del nostro progetto, partendo da quanto fatto e pronti ad accogliere censure, emendamenti, idee migliorative sul futuro. Noi abbiamo a lungo riflettuto su quale città vogliamo essere. Studieremo insieme come percorrere le strade della nuova normalità. Tutti sono invitati, a patto che siano animati dalla volontà di mettere a disposizione le proprie competenze e da un sincero amore per questa città. Milano, la nostra città", aveva concluso.

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