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Coronavirus, dal plasma dei carabinieri guariti una speranza di cura per i pazienti gravi

Al San Matteo di Pavia continuano le cure sperimentali con il plasma dei pazienti guariti

Dalla paura per la malattia alla speranza di una cura per gli altri. Al San Matteo di Pavia prosegue la sperimentazione sull'utilizzo del plasma per trattare i casi più gravi di Coronavirus

L'idea era partita a inizio aprile da Cesare Perotti, che guida una équipe nell'ospedale pavese, a cui si era poi aggiunto Massimo Franchini, primario del centro trasfusioni del Poma. Il metodo consiste in trasfusioni di plasma del sangue, che contiene gli anticorpi formatisi nei pazienti già guariti dal Covid-19. Il plasma viene prelevato da chi ha sconfitto la malattia e si effettua la trasfusione nei pazienti ancora ammalati. Secondo i medici che se ne stanno occupando, l'iniezione va effettuata quando il paziente è già sottoposto a ventilazione assistita ma non è intubato.

Adesso tra le donne e gli uomini che stanno "donando" il loro plasma, ha raccontato il presidente di regione Lombardia, Attilio Fontana, ci sono anche dieci carabinieri che hanno vinto la loro battaglia contro il Covid. 

"Questa settimana dieci carabinieri, dopo essere completamente guariti dal maledetto virus contratto in servizio, hanno donato il loro plasma al Policlinico San Matteo di Pavia - ha spiegato il governatore sabato sera -. Dal test sierologico al quale si sono sottoposti sono stati individuati i preziosi anticorpi che saranno utilizzati per aiutare la risposta immunitaria dei pazienti in condizioni gravi. Grazie davvero di cuore", ha concluso Fontana.

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