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Foto Mannu/MT

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Coronavirus, ecco perché i numeri sui bollettini non bastano a capire la pandemia

Lo dice anche Galli del Sacco: «Carenza di dati». Se averne troppi rischia di generare caos informativo, averne troppo pochi rende confusi i cittadini

Carente divulgazione dei dati sull'epidemia Covid. La denuncia arriva da Massimo Galli, infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano, ospite alla trasmissione "L'aria che tira" su La7, mercoledì mattina. «C'è chi ci lavora in maniera più organica e che potrebbe dare ulteriori contributi se avesse un accesso migliore ai dati - rincara Galli -. Per quanto mi riguarda in Lombardia c'è una persona che me li manda aggregati, ma a parte lui nessuno mi manda report ufficiali, e lavoro in un ospedale».

Parole pesanti come macigni ma perfettamente corrispondenti alla realtà. La carenza di dati è stata evidenziata soprattutto quando, di recente, si è aperto il dibattito sull'eventuale nuovo lockdown, che poi è stato deciso differenziato a seconda delle Regioni. Il presidente della giunta lombarda, Attilio Fontana, si è lamentato che venissero usati dati vecchi di una settimana. Il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha chiesto di vedere i dati su cui si fondavano le decisioni. E diversi parlamentari, "capitanati" dal radicale Riccardo Magi, hanno ufficialmente chiesto più trasparenza proprio sui dati legati alla pandemia.

Video: ecco come avanza il contagio, la mappa fa impressione

Le scuole: Ats non manda più il bollettino

Prendiamo la questione delle scuole, riaperte il 14 settembre. Il dilemma era se queste si sarebbero trasformate in importanti focolai di Covid o no. Dopo circa due mesi si può dire di no, grazie alle misure di sicurezza assunte nell'organizzazione degli spazi e nella vita quotidiana all'interno delle strutture scolastiche, anche se è probabile che la seconda ondata di contagi sia stata favorita dai maggiori spostamenti delle persone, visto che la capienza consentita sui mezzi pubblici è stata portata all'80% di quella reale. 

La cosa non riguarda ovviamente soltanto gli studenti e gli insegnanti. Molti hanno tentato di scongiurare la chiusura delle scuole nel fronteggiare la seconda ondata di Covid, ma prima Regione Lombardia (per le superiori) e poi il Governo (anche per seconde e terze medie) hanno deciso diversamente, imponendo la didattica a distanza ai ragazzi più grandi. Nel frattempo, ormai, molte classi erano finite in isolamento fiduciario per via della positività riscontrata in almeno un alunno.

Un tema della democrazia partecipata è quello delle informazioni alla cittadinanza. A due mesi dall'inizio dell'anno scolastico, che cosa sappiamo della situazione nelle scuole milanesi e lombarde? Il 18 settembre Ats Città Metroplitana terminava di inviare il bollettino quotidiano: a quella data, risultavano isolate cinque classi nelle scuole del territorio, con sette alunni positivi al Covid. Il 22 settembre, inaugurando il bolletino settimanale del martedì, la stessa Ats comunicava che gli alunni isolati erano diventati 420, più 15 operatori, mentre i positivi dall'inizio dell'attività scolastica erano 33, di cui 27 alunni. Il 29 settembre (dati fino al 26), gli isolati erano passati a 771 in totale, con 43 contagiati. Saltando al 20 ottobre, il bollettino settimanale di Ats contava 4.380 isolati e 249 positivi. Nel frattempo, ovviamente, numerosi positivi erano guariti. Inoltre, almeno una volta, erano "passate" dall'isolamento 10.009 persone, tra alunni e operatori, dall'avvio dell'anno scolastico.

Poi il vuoto. Dal 26 ottobre Regione Lombardia ha imposto la didattica a distanza per le scuole superiori e, dal 5 novembre, il Governo l'ha estesa anche alle prime e seconde classi. E Ats ha smesso di inviare i bollettini, anche settimanali. Così, in pratica, sulla situazione del Covid nelle scuole cala il "buio" e nessuno ne sa più nulla.

I nuovi ricoverati: si conosce solo il "saldo", non il numero reale

Altro capitolo, le persone ricoverate in ospedale. I dati del bollettino giornaliero di Regione Lombardia non dicono in modo esplicito il numero dei nuovi ricoveri ogni giorno. La tabella infatti riporta la voce «ricoverati», un numero complessivo e un "+" con la variazione giornaliera che, però, non corrisponde al numero di chi è stato ricoverato quel giorno. Si tratta di un semplice "saldo" tra il numero complessivo del giorno precedente e il numero complessivo di quel giorno. E il saldo comprende anche i dimessi.

Ad esempio: il 9 novembre erano ricoverati, non in terapia intensiva, 6.414 persone. Il 10 novembre erano 6.682. Nel bollettino del 10 novembre viene indicato «+268», la differenza. Ma non si tratta del totale dei nuovi ricoveri. Il bollettino infattii indica anche, genericamente, «+6.780» come nuovi guariti o dimessi: +268 diventa allora il semplice saldo tra le persone ricoverate il giorno prima e quelle ricoverate il giorno dopo. A influire non sono soltanto i nuovi ricoveri ma anche i dimessi: pertanto, se il saldo è +268, e ci sono stati dei dimessi, siamo certi che i nuovi ricoveri reali siano più di 268, ma non sappiamo quanti.

Una carenza informativa che rischia di confondere il cittadino quando questi assiste a servizi televisivi e pezzi giornalistici (fedeli) che riportano di ospedali in grave emergenza, tanto da convertire perfino la cappella in reparto, e pazienti in codice verde visitati non più al pronto soccorso ma in parcheggi di periferia.

Positivi per ogni Comune: dato sconosciuto

Un'ultima considerazione: il numero di positivi (e nuovi positivi) in Lombardia viene diffuso attraverso una aggregazione provinciale. Unica eccezione, la città di Milano. Altre Regoni (abbiamo verificato Piemonte, Campania e Basilicata) mettono invece a disposizione, con pochi click, la mappa Comune per Comune con i dati dei positivi al Covid. A questa carenza informativa sopperisce un grande numero di sindaci lombardi, che attraverso i propri social network comunicano ai cittadini il numero dei positivi e, a volte, dei decessi. Ma all'inizio di novembre il primo cittadino di Buccinasco, Rino Pruiti, ha scritto di aver saputo di un anziano morto per Covid nel suo territorio perché lo conosceva, mentre da Ats non gli era arrivata alcuna comunicazione. Segno, forse, che è diventato difficile "stare dietro" all'ondata di Covid, su ogni fronte.

Sul sito dell'Ats Città Metropolitana, di contro, viene pubblicato un video con l'evoluzione cumulata dei contagi, con i Comuni colorati più in chiaro o più in scuro a seconda dell'evoluzione dell'epidemia. Il video è scaricabile dalla sezione "Valutazione dell'epidemia Covid" sul sito di Ats. Si tratta di un'animazione "di impatto" che non comunica dati concreti ma fa vedere, per esempio, che in un certo Comune i contagi sono superiori a quelli di un altro. A patto di "riconoscere" i confini di ogni muncipio.

Carenza di dati genera confusione tra i cittadini

Spesso si dice che nel mondo attuale vi sia "bulimia" informativa. Ed è vero: troppe informazioni spesso equivalgono a disinformazione, confondono. Una mole inesauribile di dati grezzi invade le scrivanie, reali o virtuali, e non crea conoscenza ma caos. Ma la carenza di informazioni genera un eguale (e contrario) caos, non permettendo ai cittadini di farsi una reale e fondata idea sull'evoluzione effettiva della pandemia. E sugli strumenti in atto per affrontarla. 

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