Coronavirus

I presidi di Milano e la didattica a scuola, tra bisogni degli studenti e limiti dell'edilizia scolastica

Parlano i presidi del Parini e del Virgilio

Studenti del Virgilio occupano la scuola per protesta contro la Dad (Archivio)

Divide i presidi il rientro in classe al 100 per cento prospettato dal premier Mario Draghi a partire dal 26 aprile, per le scuole superiori, in zona gialla e arancione, mentre in zona rossa sarà garantita la didattica in presenza fino alla terza media al 100 per cento e per le superiori al 50 per cento.

Vale la pena di correre il rischio per Massimo Nunzio Barrella, preside del liceo classico Parini di Milano: «I contagi potrebbero aumentare ma vale la pena tentare. Deve essere un rischio ragionato, ci sono stati tanti mesi per organizzarsi e rifletterci», afferma all'Adnkronos. «Non tutte le scuole hanno la stessa situazione», aggiunge: «In alcune non è possibile arrivare al 100 per cento in sicurezza. Al Parini possiamo farlo perché abbiamo un numero di allievi e una capienza delle aule che ce lo consente». 

La vera incognita, per il dirigente del Parini, è rappresentata dal sistema dei trasporti: «Ma almeno l'ultimo mese va fatto in presenza. I ragazzi sono molto provati, così come le loro famiglie. Un tentativo va fatto, con tutti gli accorgimenti del caso», conclude Barrella.

Più preoccupato Roberto Garroni, preside del liceo Virgilio, scientifico e linguistico. «Le probabilità di contagio possono aumentare a dismusira», commenta all'Adnkronos: «Già quando siamo al 50 per cento in presenza, all'uscita da scuola si vedono assembramenti di ragazzi, immaginate quando saranno tutti presenti, la preoccupazione è di tutti noi presidi». La soluzione potrebbe essere l'alternanza: «Fare entrare le prime e le quinte tutti i giorni, le altre classi a giorni alterni», propone il dirigente del Virgilio: «Noi abbiamo 1.860 studenti divisi in due plessi e avremmo così raggiunto la percentuale del 71% in presenza. Sarebbe molto più gestibile».

Per Garroni, l'obiettivo dovrebbe essere quello di tornare con la didattica in presenza tutti i giorni a settembre, per l'inizio del prossimo anno scolastico. «L'edilizia scolastica», commenta ancora il preside del Virgilio, «è ferma da decenni. Il mio liceo ha una sede storica di epoca fascista ed è anche sotto la sovrintendenza delle Belle Arte, la succursale è degli anni '70, quindi la cubatura delle aule è quella che è. Quando siamo partiti al 50 per cento a settembre abbiamo scelto le aule più capienti. Ora, se ci chiedono di tornare tutti, io ho le aule piccole, è tutto lavoro che dobbiamo improvvisare ex novo pochi giorni prima della ripartenza. Con 1.860 studenti divisi in due plessi, come si fa?».

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