Covid-19, l'atleta guarito dopo il ricovero al Sacco: «Vi racconto com'è andata»

Le gare sospese, il lavoro che prosegue, la positività al Coronavirus e il ricovero. L'odissea a lieto fine di un 29enne milanese

Edoardo Melloni

Dai Campionati Assoluti Italiani di atletica leggera indoor al ricovero all’Ospedale Sacco di Milano, nel giro di pochi giorni. La vita di Edoardo Melloni, atleta del CUS Pro Patria Milano di 29 anni, è profondamente cambiata nel giro di cinque settimane, dopo la positività rilevata al Covid-19.

«In queste settimane - ha raccontato Edoardo, ora in via di guarigione - è successo di tutto. È davvero una cosa pazzesca pensare come la vita può cambiare da un giorno all’altro». L’atleta del CUS Pro Patria Milano, classe 1990, aveva appena concluso la sua stagione indoor quando il virus ha cambiato la sua quotidianità: «Per questa stagione avevo deciso di dedicare più tempo agli allenamenti, motivo per il quale ho deciso di trascorrere un periodo in Kenya per allenarmi in altura e prepararmi ai Campionati Italiani di Cross, poi cancellati proprio nel weekend che ha preceduto il mio ricovero, quando già non stavo benissimo. Il secondo obiettivo stagionale erano i Campionati Assoluti di Ancona, a cui sono riuscito a partecipare».

Edoardo, dopo una settimana di ricovero al Sacco, ora sta bene, prosegue la sua quarantena in casa e il peggio è alle spalle. Il 29enne è ingegnere chimico e lavora alla produzione del liquido per le risonanze magnetiche. Un'attività impossibile da fare in smart working. «Mi sono sempre recato al lavoro con l’auto aziendale, prestando la massima attenzione, fino al 9 marzo quando con il cliente, vista la situazione, abbiamo deciso di rallentare. Vivendo in una zona di Milano dove è difficile parcheggiare, ho deciso di riportare la macchina aziendale, tornando poi a casa in metropolitana. Tre giorni dopo ho iniziato ad avvertire i primi sintomi».

La tosse peggiora: positivo al Covid-19

Nessuna grossa paura iniziale, dato che in tutta Italia, a quel giorno, erano stati registrati poco più di 20 mila casi: «Erano sintomi leggeri, pensavo a una normale influenza. Un po’ di tosse e la febbre intorno ai 37,5°». Ma le condizioni di Edoardo sono rapidamente peggiorate. «La tosse - racconta - è diventata sempre più forte, al punto che di notte mi svegliavo per prolungati attacchi che duravano anche per diversi minuti. Ero costretto a star seduto e non sdraiato, quasi arrivavo alle lacrime dal dolore. Con l’aumento anche della febbre, il mio medico di base mi ha prescritto lo sciroppo, ma la tosse non andava via. La situazione è andata avanti fino a domenica 15 marzo, quando la tosse è diventata talmente forte al punto che mi sono anche trovato a sputare del sangue. Alla luce di questo mi hanno portato al pronto soccorso del Sacco. Mi hanno sottoposto a Raggi X e tampone: il primo ha evidenziato una polmonite in corso, il secondo ha dato esito positivo al Covid-19».

Buona la condizione generale di salute nonostante la diagnosi, con una saturazione del sangue pari a 95. «Visti i referti - spiega il 29enne - l’infettivologo ha deciso di ricoverarmi per non peggiorare la mia polmonite. Lì è cominciata la mia degenza e dalla prima notte mi hanno somministrato una terapia sperimentale. Si è trattato di un ricovero per monitorare e prevenire».

«Parlavo con i medici al telefono da dietro i vetri»

Edoardo è rimasto al Sacco per una settimana, insieme ad altri casi non gravi di Coronavirus. «Non ho visto scene tragiche durante la degenza. Il personale sanitario limita al massimo gli accessi alle camere dei pazienti per due motivi. Il primo è per una questione di costi: le tute che vengono utilizzate sono monouso e hanno un costo molto alto. L’altro è legato al tempo: entrare nella camera di un malato di Covid vuol dire seguire un protocollo di vestizione che può durare anche più di 5 minuti.

Ma poi i dispositivi di protezione per gli accessi hanno iniziato a scarseggiare. Una situazione di emergenza che porta i medici a entrare una volta al giorno, gli infermieri tre o quattro volte nell’arco delle 24 ore. Con contatti telefonici tra medici e pazienti. E la possibilità di premere un pulsante per richiedere un supporto immediato, in caso di bisogno. : «Ci telefonavano sul cellulare da vetro a vetro per evitare di entrare. In caso di necessità di supporto immediato era sufficiente premere il pulsante».

Compagno di ricovero, un uomo di circa 50 anni. «Abbiamo avuto modo di chiacchierare - racconta Edoardo - ma eravamo come all’interno di una bolla: non riuscivamo a vedere tutto quello che accadeva intorno a noi. Poi l’ultimo giorno, come sempre, è passato il cappellano. È venuto per farci un saluto perché aveva saputo che saremmo usciti da lì a poco. Non si è trattenuto molto perché era stato chiamato in terapia intensiva, per due persone che stavano per morire. Questo fatto d’improvviso ci ha riportati alla realtà, ci ha fatti uscire dalla bolla: al piano sopra o sotto il nostro c’erano persone intubate che stavano davvero lottando per la vita. Stava andando a dare la Comunione a qualcuno che non ce l’avrebbe fatta. Questa cosa mi ha davvero molto provato: siamo passati dalla felicità di tornare a casa, alla pesantezza di realizzare che qualcuno non ce la stava facendo. In quei momenti ti chiedi cosa sta succedendo ad altri, mentre a te sta andando tutto bene perché stai per uscire».

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Il messaggio: «Evitare a tutti i costi il contagio, l'età non conta»

L'esperienza ha lasciato il segno nel mezzofondista e crossista del CUS Pro Patria Milano. Un segno che ora si trasforma in un messaggio per tutti: «Ci ho riflettuto - confessa Edoardo - e da un lato mi ritenevo molto sfortunato, perché da quello che si leggeva, il Coronavirus era una malattia che colpiva molto più gli anziani. Poi però ho letto anche le notizie di ventenni e trentenni in terapia intensiva, di ragazzi di 34 anni morti senza alcuna patologia pregressa. E allora penso di esser stato anche molto fortunato perché non sono stato mai veramente male. Ma se sarai fortunato o sfortunato, non puoi saperlo prima. Puoi contrarre il Covid-19 ed essere asintomatico, oppure sviluppare una polmonite in forma grave ed essere intubato. Bisogna evitare a tutti costi di essere contagiati e l’età non conta: potrebbe passare come passa un raffreddore, ma potrebbe anche non essere così. E a priori non ci è dato saperlo».    

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Milano, folle abbandona la mamma sull'A7, poi picchia un tranviere e si mette a guidare il tram

  • Follia alla Darsena: due ragazzi gettano in acqua un venditore di rose e poi scappano

  • Accoltellato sull'autobus a Milano, 23enne gravissimo in ospedale

  • Lo spettacolo della cometa Neowise, visibile a occhio nudo sopra Milano

  • Bollettino coronavirus Milano e Lombardia: 192 guariti, 15 nuovi positivi a Milano città

  • H&M chiude a Milano, lavoratori trasferiti ad Ancona (e non solo): "Non ci fanno rientrare"

Torna su
MilanoToday è in caricamento