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Tutte le volte che la Regione Lombardia è sembrata davvero inadeguata

Opinioni - Gli scontri continui con Roma, dalla zona rossa di Alzano ai vaccini, le gaffe e i ringraziamenti alla sanità privata che "offre le stanze lussuose". Cosa non ha funzionato in questi lunghi mesi sotto la bandiera della Rosa camuna

"Forse non è colpa di nessuno". Il governatore Attilio Fontana fa cadere così, in un nulla di fatto, 48 ore di accuse, repliche, controrepliche e denti digrignati nel braccio di ferro con l'Istituto superiore della sanità per il calcolo dell'Rt sbagliato. Un problema sorto, secondo le ultime fumose ricostruzioni, per il conteggio, tra i positivi, di migliaia di guariti. Nei carteggi, è la Lombardia a capire che qualcosa non funziona nei propri dati e a chiedere all'Iss un ricalcolo. Non il contrario. E già alcuni sindaci metropolitani avevano segnalato pesanti anomalie nei numeri come l'aumento improvviso, da un giorno all'altro e senza differenze significative di tamponi, dei contagi. 

Quello andato in scena nel weekend appena passato è l'ennesimo teatrino che ha visto il Pirellone difendersi da accuse di incapacità gestionale. Milano che si barrica contro "le calunnie" - parole di Fontana - di Roma. La Lombardia sembra essere l'unica regione dove tutto va storto: eppure, se fosse una questione politica, molte altre amministrazioni regionali sono di centrodestra. Al netto di un evento epocale come la pandemia, che nessuno aveva mai affrontato, le pecche e le falle del sistema Lombardia mostrano una gestione almeno improvvida di molti aspetti legati all'argine del covid. La giustificazione ripetuta come un mantra - "Siamo stati i primi ad affrontare tutto questo in Occidente" - è scudo parziale, e non può, a quasi un anno dal primo caso codognese, essere discolpa di ogni incongruenza. 

Camici, mascherine e Astronave

L'elenco di scelte oggettivamente opinabili alimenta un faldone ormai estesissimo. Dopo Codogno, scoppia il caso di Alzano Lombardo e Nembro. Le due cittadine bergamasche sono colpite con violenza dal virus. Il governo e la regione, a differenza della decisione presa per Codogno e i comuni lodigiani limitrofi, non istituiscono la zona rossa. Che arriverà successivamente per tutta la regione. Si potevano salvare vite umane? Inizia un rimpallo di responsabilità stucchevole. Fontana afferma di non aver potuto creare la zona rossa. La risposta del governo è secca e tagliente. A parlare è Francesco Boccia, ministro per gli Affari regionali: "Anche la Regione poteva istituire la zona rossa. Lo prevede l’articolo 32 delle legge 23 dicembre 1978 n. 833, richiamato anche dall’articolo 3, comma 2, del d.l. n. 6/2020".

A inizio marzo 2020, salta una fornitura da 4 milioni di mascherine poichè il fornitore scelto dalla Regione Lombardia "non è stato in grado di adempiere agli obblighi assunti". Questa la versione ufficiale. Il sospetto, riportato da più parti, è che il Pirellone abbia sbagliato l'ordine, contattando aziende che non producono più quei presidi. La Lega si chiude a ricchio e parla di "sciacallaggio". A inizio aprile scoppia il caso della delibera XI/2906. Pazienti positivi al coronavirus "a bassa intensità" vengono mandati nelle case di riposo per liberare posti letto. Le associazioni di categoria sociosanitarie lo dicono chiaramente: "Accendono un cerino in un pagliaio". In molte Rsa muoiono decine di anziani poche settimane. A Mediglia è letteralmente una strage. La Regione non ammette l'errore e rilancia: "Anche il Lazio ha preso decisione simile". 

Capitolo ospedale pazienti covid in FieraMilanoCity, detto l'"Astronave", fortemente voluto dalla giunta Fontana. Costato quasi 20 milioni di euro di donazioni private, costruito in pochi mesi dando sfoggio di velocità ed efficienza, coordinato da Guido Bertolaso, è sempre, di fatto, rimasto una cattedrale nel deserto. Prima doveva ospitare 600 degenti, poi 400, poi 200: non ci sono mai stati più di una cinquantina di pazienti. Lo scoglio principale si è rivelato essere il personale: medici, infermieri e oss presi "a prestito" dagli altri nosocomi milanesi hanno mostrato quanto, in sanità pubblica, la coperta in regione sia corta. Non solo. Il covid-19 richiede un approccio multidisciplinare, specialisti diversi. L'Astronave ha un limitato raccordo con i vari reparti, molti sono assenti, e questo è un freno alle cure. Secondo diversi esperti, i soldi potevano essere spesi per potenziare i posti letti in terapia intensiva e sub-intensiva di ospedali che già funzionano bene. La Lombardia non ha mai rinnegato la scelta. 

La donazione spontanea

A maggio ancora un inciampo. Secondo le accuse, la società del cognato di Fontana si aggiudica, senza gara, la fornitura di oltre 500mila euro di camici e altro materiale medico dalla Regione Lombardia. Anche la moglie di Fontana ha una piccola partecipazione nella società. Il governatore è indagato per frode in pubbliche forniture. I camici comprati diventano una "donazione". Fontana si difende, dicendo di non essere stato al corrente, al momento della decisione della Centrale acquisti della Lombardia, dei "rapporti negoziali" e ignaro della questione che pone un evidente conflitto d'interessi. Altre nubi di dubbi si addensano sul suo operato. 

Oltre alle questioni di rilevanza penale, la Lombardia attiva una promozione del sè discutibile. In aprile vengono acquistate pagine di giornali dove si elogia la gestione dell'emergenza. "28.224 vite salvate", si legge nel messaggio, e si fa riferimento alla buona commistione tra sanità pubblica e privata in regione. La pubblicità viene integrata con grafici che mostrano l'efficacia dei posti letti. Ma i numeri hanno sempre letture molteplici. I dati crudi, al momento dello spot, mostrano che oltre la metà dei morti in Italia sono lombardi; e soprattutto sono il 9,5% a livello mondiale. Il tasso di letalità degli over 65 è altissimo e travalica di gran lunga, solo in Lombardia, quelli di altri Paesi europei. Il senno consiglierebbe un basso profilo. Non è così per gli uffici della Rosa Camuna. 

Caos tamponi e test. In un coacervo di inesattezze, illogicità, attese infinite a centralini che squillano a vuoto, malati che vengono lasciati settimane senza diagnosi, discrepanze di comunicazione tra dottori di Medicina generale e Asst, la Regione prima minimizza l'utilità dei test sierologici, poi, quando si rivelano positivi, chiede ai cittadini di pagarsi da soli i tamponi. A Malpensa vengono attivati i punti che effettuano i tamponi solo il 20 agosto, dopo Ferragosto e solo dopo il rientro di migliaia di vacanzieri. Per i turisti, la Lombardia pubblica un tweet dove si dice che "è necessario effettuare il tampone solo se (i turisti, ndr) si fermano almeno per 4 giorni in Lombardia". Ci sono migliaia di testimonianze di positivi rimasti per settimane senza il risultato del tampone.

Tutte le regioni si affrettano, con grande anticipo, ad assicurarsi un congruo numero di vaccini antinfluenzali. Nel primo inverno covid, il vaccino antinfluenzale è decisivo: riduce drasticamente le polmoniti non covid e alleggerisce il lavoro dei presidi sanitari. La Lombardia comincia le somministrazioni in grave ritardo: va a vuoto una gara per la fornitura. Massimo Galli, primario di Malattie infettive al Sacco, nonostante sia età a rischio, over 65, non lo riceve a novembre inoltrato e lo dichiara pubblicamente: "E' uno scandalo". 

Capitolo Gallera

L'ex assessore al Welfare Giulio Gallera merita un lungo paragrafo a parte. Avvocato d'estrazione berlusconiana, è un politico d'esperienza da sempre con i giusti appoggi nella Lombardia formigoniana. Cresce a Palazzo Marino e arriva al Pirellone in quota Forza Italia. Ha fama di essere professionista serio e preparato. Viene travolto dallo tsunami del covid in prima linea: gestisce la Sanità, l'assessorato più delicato. All'inizio il suo iper attivismo piace. Presente ovunque, lavora 16 ore al giorno e non si nega mai ai media. Titillato dalla voce di una sua candidatura a sindaco contro Sala, non lascia cadere la voce. E' costretto a smentire subissato dalle critiche di protagonismo. Inizia il suo calvario di gaffe. Alcune volte infortuni dettati dalla buona fede, altre volte ingiustificabili. In una diretta Fb, mostra, dopo mesi, di non aver capito cosa sia e come possa funzionare l'Rt (qui la spiegazione): "Ci vogliono due persone infette per contagiarne una". Si giustifica piccato con gli "pseudogiornalisti" sottolineando di aver "semplificato" il concetto. Ancora sui social, Gallera posta le foto durante una sessione di running, dove è evidente che supera i confini comunali milanesi ed è in gruppo con altre persone. Entrambe le cose sono vietate dai Dpcm con le misure per il contenimento dei contagi. Ringrazia poi la sanità privata lombarda ("Gli ospedali privati vanno ringraziati perché hanno aperto le loro terapie intensive e le loro stanze lussuose ai pazienti ordinari"), attirandosi maree di improperi. A fronte di migliaia di aziende agonizzanti a causa del covid, i bilanci delle cliniche private non paiono avere nessuna cura dimagrante. Anzi. Infine, rivendica quasi con orgoglio la lentezza della Lombardia nell'organizzarsi alla sommistrazione dei vaccini anti-covid, segnalando come sia "agghiacciante che alcune Regioni abbiano fatto la corsa al vaccino per dimostrare di essere più brave di chissà chi". Inutile dire che ogni giorno perso si traduce in centinaia di morti. Questo è troppo anche per la maggioranza. Lo stesso leader del Carroccio Matteo Salvini chiede la sua testa. Abbandona così il Pirellone, ufficialmente "per il troppo stress". Una spiegazione a cui non crede nessuno. 

Al Welfare arriva la 71enne Letizia Moratti. Da anni impegnata in ambito sociale - la sua famiglia è la principale sostenitrice del centro di recupero per tossicodipendenti San Patrignano - è stata la prima sindaco donna a Milano. L'esordio è col botto: vaccini anti-covid prima alle regioni con il Pil più alto. Dunque la Lombardia. Nel tradizionale dietrofront di smentite e precisazioni (il sunto è: Lombardia motore d'Italia, quindi vaccinare prima la Lombardia è un bene per l'Italia), esce fuori un audio dove la stessa Moratti, nel documento al commissario Domenico Arcuri, inserisce il Pil come criterio per le priorità nella distribuzione del siero. Va da sè che essere ricchi, a rigor di costituzione, non dovrebbe essere una via prioritaria per la sanità pubblica. Finisce qui? Per ora sì. Per ora.

  

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