Fase 3: dal 18 maggio potrebbero riaprire bar, ristoranti e parrucchieri

Nelle prossime ore le linee guida per le regioni, in modo che possano aprire i negozi in sicurezza e si evitino nuove ondate

Fase 2 che diventa, attivamente, Fase 3. Tra giovedì e venerdì, sulla base dei dati del monitoraggio, arriveranno le linee guida per consentire alle Regioni di riaprire dal 18 maggio 2020 commercio al dettaglio, bar e ristoranti, estetisti e parrucchieri. Lo si apprende dall'incontro tra governo e Regioni delle scorse ore.

Le linee guida e i protocolli di sicurezza saranno indicati per ogni attività, viene spiegato, perché possano riaprire nella massima sicurezza. "Inizia la fase della responsabilità per le Regioni", ha sottolineato il ministro delle Autonomie Francesco Boccia. Le Regioni potranno riaprire in autonomia le attività a partire dal 18 maggio ma il governo avrà la possibilità di intervenire nel caso in cui, in base all'andamento dei dati sulla curva del contagio e dei criteri definiti dalla circolare del ministero della Salute, fosse necessario bloccare una nuova diffusione del virus. Gli interventi saranno tempestivi, viene spiegato, in stretto contatto tra governo e regioni.

Intanto, da lunedì in Alto Adige sono aperti parrucchieri, bar e ristoranti, come previsto dalla legge provinciale approvata la scorsa settimana. I saloni stanno ricevendo i primi clienti con orario prolungato, in alcuni casi dalle 7 alle 21, per smaltire le lunghe liste d'attesa. Secondo le direttive provinciali, i parrucchieri indossano mascherine Ffp2, per i clienti basta una mascherina qualsiasi. Dopo un periodo di attività con asporto, riprendono il servizio ai tavoli anche ristoranti e bar, con una distanza minima di due metri fra un tavolo e l'altro. Anche qui obbligo di mascherina. La legge provinciale ha dato via libera anche ai musei, ma il lunedì è tradizionale giorno di chiusura.

Studio plasma iperimmune

Sembra che funzioni la terapia a base di plasma iperimmune contro il coronavirus sviluppata in Lombardia. I dati, resi noti dai medici e scienziati del Policlinico San Matteo di Pavia con l’Asst di Mantova nel pomeriggio di lunedì 11 maggio durante una conferenza in Regione, dicono che grazie a questi trattamenti sperimentali la mortalità è scesa da una media del 15% al 6%.

"Se prima si verificava un decesso ogni sei pazienti grazie a questo studio pilota siamo passati a un decesso ogni 16 casi", ha spiegato Fausto Baldanti, direttore dell’Unità virologia del San Matteo di Pavia, durante un incontro con i giornalisti. Lo studio pilota è iniziato il 17 marzo e si è concluso venerdì 8 marzo. In totale sono stati trattati 46, tutti pazienti non in età avanzata con rx toracica positiva e che presentavano diversi gradi di insufficienza respiratoria; sette di loro erano intubati ma tutti necessitavano di ossigeno. Gli obiettivi degli scienziati erano tre: riduzione della mortalità a breve termine; miglioramento dei parametri respiratori e miglioramento dei parametri legati all'infezione. I risultati? Sono stati notati miglioramenti al termine della prima settimana su tutti e tre i versanti, ma i più significativi sono stati raggiunti proprio sul fronte del calo della mortalità. "Non possiamo prevedere quando la cura diventerà prassi, però giovedì avremo tutti i dati organizzati per presentare la sperimentazione alle riviste scientifiche", ha precisato Baldanti rispondendo alle domande dei giornalisti. 

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