Coronavirus Garibaldi / Piazza Sigmund Freud

La piazza (vuota) dei no green pass, tra "Gesù che cammina tra i lebbrosi" e "non sono medico ma..."

Il racconto della protesta, non riuscita, a Porta Garibaldi. L'obiettivo era bloccare i treni, ma la "chiamata alle armi" ha raccolto pochi consensi

Uno dei manifestanti a Garibaldi, l'unico con un cartello

Il primo ad arrivare, pochi minuti prima delle 15, è un uomo sulla trentina. Testa rasata, barba incolta, auricolari nelle orecchie, un tatuaggio a caratteri gotici sul braccio destro, un pantaloncino nero e una maglia dello stesso colore con al centro la scritta, dal tono poco vagamente fascista, "Marcia su Roma". In mano ha un cartone "colorato" con un pennarello nero. Su un lato campeggia la scritta "sulla mia salute decido io", con una serie infinita di "o", mentre l'altro è riservato ai giornalisti che - ipse dixit - "paghiamo noi". Il primo a prendersi la scena di quella che doveva essere la giornata della grande protesta dei "no green pass" - intenzionati a bloccare la stazione di Porta Garibaldi - è proprio lui. Tra un insulto ai giornalisti, urlato però a favore di telecamera e taccuini, e qualche timida protesta con la Digos, subito intervenuta a identificarlo, parte la dissertazione scientifica, senza risparmiare accenni alla teologia e alla Costituzione.  

"Lo sai che l'Italia è una corporation? Lo sai che siamo tutti schiavi", chiede ai giornalisti, anche detti "dei pisciati in mano". "Dovete andare a studiare", rincara la dose, dopo aver dato del "figlio di p..." al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e aver svelato che "Conte vi ha dato 50 milioni di euro per farvi dire quello che vogliono". Ma quali sarebbero le verità scottanti? In buona sostanza che il vaccino anti covid fa male. Tanto che lui è "venuto qui per proteggere mio figlio, la mia famiglia, gli anziani e tutte le persone indifese" perché "innanzitutto questo non è un vaccino" e "voi dovete andare a studiare". Tanto convinto delle sue idee che lui vuole "morire come Gesù in mezzo ai lebbrosi", mentre "i veri appestati sono i vaccinati".

Video | Tra i (pochi) no green pass fuori dalla stazione a Milano

Mentre il manifestante solitario espone le sue tesi, tre o quattro persone dietro di lui applaudono convintamente pur senza esporsi. Cosa che invece fa una signora sulla cinquantina, capelli neri raccolti e, chiaramente, nemmeno l'ombra della mascherina. Signora che, tra l'altro, quasi giustifica le ultime violenze e minacce della galassia no green pass perché "siamo molto arrabbiati". Ma c'è da capirla perché lei - citazione - è "in guerra tutti i giorni con persone che hanno un'altra mentalità" e qui - sempre citazione - "con le buone non si ottiene nulla", ma - altra citazione - "non sono una persona violenta". Però, dato che per l'obbligo del green pass le è saltata una "bella vacanza in Cilento", adesso è il momento di trovare "le alternative o farò la guerra", giusto il tempo che "mi devo organizzare". 

Intanto, mentre il parcheggio fuori da Garibaldi resta desolatamente vuoto e l'idea di occupare la stazione contro l'obbligo della certificazione verde per i treni a lunga percorrenza sembra sempre più un miraggio, alcuni manifestanti - alla fine saranno una trentina, non di più - si riuniscono in piccoli capannelli, qui e lì. Parlano tra di loro, danno forza alle loro teorie dicendosì di "sì" a vicenda, mentre poliziotti, carabinieri e agenti della Digos continuano a tenere sotto controllo tutti, verificando documenti e biglietto di chiunque voglia accedere ai binari. 

Nel vociare spicca la voce di un signore disoccupato da qualche mese, che ammette subito di non essere "un medico, ma...". E dopo quel "ma" c'è un mondo. Perché nonostante abbia perso il padre della cognata a causa del covid e nonostante lui stesso sia stato contagiato - circostanza che per altro gli darebbe il green pass senza vaccino -, dice che "siamo come sotto il fascismo". L'uomo rifiuta l'etichetta di "no vax" e preferisce quella di "free vax", anche se - sempre da "non medico, ma..." -  spiega che "io ho dei dubbi sull'origine di questo vaccino". Però, non negando l'esistenza del covid, fornisce il suo personale rimedio: "Ho un'etica mia, sono uno che non si affolla - assicura -. Sto a tre metri dalle persone". 

C'è poco distanziamento, invece, tra alcuni ragazzi più giovani, fermi a due passi dall'ingresso della stazione. La più attiva è una ragazza, anche lei poi identificata dalla Dgios: avrà circa una ventina di anni, top, jeans, un serpente tatuato sul braccio destro, un filo spinato su quello sinistro e delle treccine blu. Le certezze sono granitiche: il covid non colpisce tutte le fasce d'età - e pazienza se i più giovani possono contagiare i più fragili -, i vaccini non sono sicuri e, insomma, qualcuno sta nascondendo qualcosa. E della scienza c'è poco da fidarsi perché "negli anni Trenta gli scienziati dicevano che gli omosessuali erano malati".

Verso le quattro, quando ormai l'orario dell'appuntamento per la "chiamata alle armi" del mondo no green pass è passato da un'ora e mezza, lei e qualche amico cercano di entrare in stazione, ma vengono prontamente "respinti". Dopo qualche minimo momento di tensione, parte qualche coro contro il certificato verde e per la libertà. Una seconda azione - con la ragazza che supera in maniera "simbolica" i tornelli della metro - va a segno e la giovane viene portata in Questura, tra le urla e le proteste degli amici. Finisce praticamente tutto lì, mentre l'occupazione dei binari non parte mai, anche perché alla manifestazione dei no green pass c'erano più giornalisti e forze dell'ordine che no green pass. Il motivo? Sul gruppo Telegram che aveva lanciato l'adunata si parla di servizi segreti e poteri forti. Ma il signore "free vax" ha un'altra verità in tasca: "È mercoledì. E il mercoledì a Milano si lavora". 

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