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Coronavirus, Galli: "Non si è indebolito. E per l'autunno dobbiamo essere preparati"

"L'autunno è lontano e non so cosa capiterà, di certo però dobbiamo essere preparati a qualunque evenienza", afferma Galli, direttore del reparto Malattie infettive del Sacco

Il coronavirus non si è indebolito nel corso del tempo. "Temo che forse è stato detto troppo a favore di una certa rilassatezza sottolineando con frequenza che il virus si fosse indebolito. Poi però sono venuti fuori una serie di focolai che dimostrano che in realtà non si è indebolito per niente". Lo afferma Massimo Galli, direttore del reparto Malattie infettive del Sacco di Milano. "L'autunno è lontano e non so cosa capiterà, di certo però dobbiamo essere preparati a qualunque evenienza", afferma il professore.

A Padova "è stata isolata una sequenza del Coronavirus non legata al ceppo tedesco ma che somiglia vagamente a quella dei due coniugi cinesi curati al Centro Spallanzani di Roma", ha detto Galli alla Stampa. Come se lo spiega? "Con quella che chiamerei 'l'ipotesi della banalità' e cioè che sia anche possibile che in questi mesi sia stato presente più di un ceppo, ma questo che abbiamo isolato su Padova non è stato per nostra fortuna altrettanto contagioso e diffuso come quello arrivato dalla Germania. In questi casi l'unica cosa che possiamo fare è lavorare molto, studiare molto e non innamorarci delle ipotesi altrimenti rischiamo di prendere cantonate".

Focolai attivi sotto controllo ma occhio all'autunno

I focolai attivi in Italia sono sotto controllo, esiste il rischio che, in autunno, l’epidemia torni a una dimensione più estesa, secondo il parere di più di un esperto.  Ora in Italia ci sono meno casi e quei pochi casi sintomatici vengono identificati subito. Negli asintomatici le cariche virali sono molto basse, e questo è un altro elemento che dimostra che la quantità totale di virus in circolo sia diminuita. Il virus in sé non è mutato. "Il virus non si è indebolito, è sempre quello, ci sono tante mutazioni e possono essere o neutre o sfavorevoli all'uomo, ma è cambiata la malattia" ha spiegato il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell'istituto "Mario Negri".

La prima ondata epidemica in Italia sembra in esaurimento. Che cosa possa succedere in autunno è per adesso un punto di domanda. C'è chi, come il professor Alberto Zangrillo, usa toni molto più tranquillizzanti, da settimane, da quando disse che il "virus è clinicamente morto". 

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